Sardine, Santori: «Candidati? Mai dire mai»

Domenica 15 Dicembre 2019 di Simone Canettieri
Sardine, Santori: «Candidati? Mai dire mai»

«Piazza piena, obiettivo raggiunto». Mattia Santori scende dal palco, o meglio il rimorchio di un tir, guarda la distesa di teste che si allungano su piazza San Giovanni fino a non trovare una fine, si aggiusta i ricci con la mano e dà il cinque agli altri capi-sardine. Sono le 17 di un caldo sabato di dicembre, la prova di Roma è stata superata.
La questura parlerà in serata di «35mila persone»; gli organizzatori del triplo, «100mila». Più la seconda della prima. Sulle note della Libertà di Gaber il colpo d'occhio fa il suo effetto.

Mattia Santori, chi è il leader delle Sardine

A un mese dal debutto in piazza Maggiore a Bologna, il viaggio delle sardine chiude il primo ciclo. «Non è escluso che qualcuno di noi decida di impegnarsi in politica, ma è adesso è presto. Io candidarmi? Mai dire mai». Santori, il giovane frontman venuto dalle città delle Due Torri, si muove agile tra i mille microfoni che lo inseguono. C'è un grande «e quindi?» che assilla questa piazza. Intanto, dal palco il giovane leader ha appena pronunciato una serie di proposte (numerate) per scacciare le critiche di chi dice che questa piazza è simpatica e pacifica, ma, stringi stringi, alla fine non propone nulla. E quindi? «Vanno aboliti i decreti sicurezza». E poi? «Basta violenza verbale, i ministri non usino i social, ma i loro canali ufficiali per comunicare, basta campagna elettorale permanente». Nemmeno a dirlo l'obiettivo è Matteo Salvini. Sicché «Roma non si lega», come facile slogan sardinista.
 

IL VERSO ALLA MELONI
La liturgia di questo flashmob, che ormai tale non è più perché è durato più di due ore, viene comunque rispettata. Si canta Bella ciao a ripetizione, ma c'è il momento «Fratelli d'Italia». Nel senso di Mameli e non di Giorgia Meloni, abbastanza nel mirino della folla («Sono Nibran, sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi», urla una ragazza con il velo, rifacendosi appunto al tormentone di Giorgia).
Non manca, l'inno ufficiale: Com'è profondo il mare di Dalla, che si accompagna con De Gregori (La storia siamo noi). Scendendo fino ai Beatles, con una rapida incursione tra i Rolling Stones. «Siamo i partigiani del 2020», è il grido di battaglia. Anche se l'Anpi c'è, e la presidente Carla Nespolo dice che questi ragazzi «sono il presente di lotta e speranza contro il fascismo». I ragazzi certo.
 

 

Tuttavia la piazza è piena di «sardine d'argento». La definizione è di Paolo Flores D'Arcais, padre dei girotondi che furono, che si aggira con il fare del nonno nobile. D'altronde qui c'è un'anima matura politicamente. Che ne ha viste, e perse, tante di battaglie. Ci sono i pensionati della Cgil che vendono spillette a 2 euro, il servizio d'ordine è targato Fiom (i katanga), qua è là gioiosi e sorridenti ecco i Papa-boys, ma anche la comunità di Sant'Egidio è presente. Non mancano le sardine nere (i migranti che vogliono lo ius soli) e quelle europeiste. Dal palco parlano l'europarlamentare del Pd Pietro Bartolo, già medico a Lampedusa, e Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch per riscattare Carola. Insomma, tutti simboli contundenti contro Salvini.

Ci sono sprazzi di Pd, ma anche molta sinistra-sinistra (ecco Nichi Vendola a spasso con il pupo), si affacciano i radicali (c'è il deputato Riccardo Magi) e tanti ragazzi che «mai con il Pd, piano con le offese». E qualche delegazione dei centri sociali «oggi travestiti» da sardine? Ci sono anche loro. Una coppia sui sessanta si guarda negli occhi prendendosi sotto braccio: «Ah, quanta gente: da quanto tempo questa piazza non era così bella». A riportare tutti sulla terra ci sono le pasquinate: «La Lega a Roma è come la carbonara con la panna». Ma attenzione piazza San Giovanni fa gola a tanti. Il più rapido, in apertura e chiusura, è Nicola Zingaretti, segretario del Pd: «Oggi renderete anche Roma più bella», twitta dopo pranzo.

Per poi concludere: «Cambiamo insieme l'Italia, belle le proposte che avete lanciato». Matteo Renzi, leader di Italia Viva dice il contrario: «Complimenti - dice l'ex premier ai manifestanti - ora bisogna passare dalla protesta alla proposta». Il M5S non è pervenuto. A titolo personale c'è il deputato Paolo Lattanzio. La sindaca Virginia Raggi, attesa fino all'ultimo minuto, manda un messaggio: «E' una festa di popolo, Roma non si Lega». E poi inizia a litigare con Salvini (reo di averla di nuovo attaccata): «Sai solo insultare: giù le mani dalla Capitale». Ma è solo un'appendice di un sabato pieno di gente e di «e quindi?». O meglio: «E ora?».

Ultimo aggiornamento: 10:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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