Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Salvini ministro dell'Interno? Meloni lo gela: si sceglie in base ai risultati elettorali

Il leghista (oggi a Lampedusa) attacca sui migranti. Giorgia: se ne parla dopo il voto

Giovedì 4 Agosto 2022 di Emilio Pucci
Salvini ministro dell'Interno? Meloni lo gela: i ministri in base ai risultati elettorali

Matteo Salvini oggi sbarca a Lampedusa e insiste sul suo pallino: «Di nuovo al Viminale? Punto al fatto che gli italiani il 25 settembre scelgano il centrodestra e la Lega nel centrodestra. Poi quello che farò io lo decidono i cittadini». Giorgia Meloni, parlando in tivù, lo gela di nuovo: «La squadra dei ministri da che mondo è mondo si fa sulla base del risultato elettorale, significa rispettare i cittadini. Questo non vuol dire che non possiamo indicare uno o due ministri, qualche personalità, ma non la squadra». E Salvini ministro dell'Interno? «Salvini è stato ministro, è persona capace in quel ruolo ma non sono cose da definire prima». Matteo la prende bene: «Bene che Giorgia fa filtrare dai suoi sia d'accordo sull'anticipare qualche nome di ministro».

Conte, la tentazione “rossa”: M5S e il polo con Sinistra Italiana ed Europa Verde. «Aperti al dialogo»

L'AFFONDO

Lui comunque, ragiona come aspirante responsabile del Viminale e sceglie l'ordierno blitz a Lampedusa per tornare alla carica sui migranti: «Nell'hotspot ci sono 1.504 persone nonostante ne possa ospitare solo 357. Una vergogna targata Pd: non vediamo l'ora di voltare pagina». E insiste: «52.987 richieste di asilo nel 2021, più della metà negate (ben 29.790, il 56%). Il tutto nonostante la sinistra abbia reintrodotto le protezioni speciali e umanitaria per offrire scorciatoie a chi sbarca in Italia. Sempre nel 2021, solo 8.107 persone hanno ricevuto lo status di rifugiati: il 15% del totale delle domande esaminate». E ancora: «L'Italia non può accogliere decine di migliaia di immigrati che portano solo problemi, arrivano dall'altra parte del mondo. Non è il campo profughi d'Europa». Mentre la Lamorgese «sta trasferendo 850 dei clandestini ammassati a Lampedusa per nasconderli dai giornalisti che seguiranno la mia visita». Dal Viminale arriva la replica: «I trasferimenti vanno avanti da inizio luglio. E i fondi per la pulizia dell'area erano stati già stanziati».

Il tema immigrazione sarà al centro del programma del centrodestra ma sui ruoli di governo anche Tajani (Fi) ieri ha frenato: quella di Salvini di anticipare la lista dei ministri «non è un'idea peregrina, ma bisogna essere tutti d'accordo ed essererispettosi delle prerogative del Capo dello Stato». Il Capitano leghista pensa ad alcuni suoi fedelissimi per i dicasteri chiave, dal ministero delle Infrastrutture a quello della Giustizia («Se potessi scegliere io, Bongiorno oggi pomeriggio») e dell'Agricoltura. Ma FdI continua a stoppare fughe in avanti: «I ministeri il refrain non sono bandierine». Sia Berlusconi che Meloni stanno ragionando di dicasteri ma le carte restano coperte, con il presidente di Fdi che da tempo ha fatto capire di puntare ad un esecutivo di patrioti.

I TAVOLI DI LAVORO

Nel centrodestra per ora si discute di programmi e di collegi. Sul secondo argomento ancora non risolto il nodo su chi debba farsi carico dell'Udc e la spartizione a livello territoriale. Ieri nuovo tavolo: i partiti hanno cominciato a piazzare le bandierine nelle varie regioni ma le fila si tireranno nei prossimi giorni. La novità è che all'incontro questa volta erano presenti pure Marin e Quagliariello di Italia al centro, formazione del governatore Toti alla quale potrebbero spettare alcuni seggi sicuri. Passi avanti anche sui punti da presentare agli elettori: saranno 15, tra politica estera (collocazione euro-atlantica, con appoggio all'Ucraina), riforme (con i nodi presidenzialismo e autonomie), fisco e reddito di cittadinanza. Sulle tasse, tutti d'accordo a ridurle ma su come arrivarci ci sono ancora idee diverse. Per esempio sulla flat tax la Lega punta al 15%, FI al 23% e sul reddito di cittadinanza il partito di via Bellerio frena sulla necessità di rivoluzionarlo. «Serve modificarlo, non cancellarlo», la linea di Salvini. Ci sarà spazio pure per il taglio del costo del lavoro, per incentivi alle aziende che assumono e per la pace fiscale. Ma la linea di Fdi è chiara: «Si va avanti speditamente ma non ci saranno promesse che non si possono mantenere», ha spiegato il fedelissimo della Meloni, Fitto. «Siamo entrati nella definizione dei contenuti delle diverse aree tematiche», ha rimarcato l'azzurro Cattaneo.

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 08:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA