Metodo Salvini, tra “buonsenso” e Le Pen

PER APPROFONDIRE: diamanti, le pen, salvini

di Giovanni Diamanti

Lo spostamento verso destra della Lega di Salvini è evidente. Sono ormai lontani i tempi in cui la Lega Nord si proponeva come una sorta di “sindacato del Nord”, così come le tradizioni localiste hanno lasciato il posto a un posizionamento in linea con le destre populiste europee. Proprio in quest’ottica va letta l’alleanza con Marine Le Pen, così come i recenti tentativi di riunire i vari sovranisti del continente.

Eppure, in questo contesto, non deve sorprendere la reazione piccata di Salvini alle dichiarazioni di Di Maio, che si è detto preoccupato dalle intese leghiste con la destra radicale e con “i negazionisti”.

Il posizionamento del Carroccio è marcatamente spostato a destra, ma il successo del leader leghista è dovuto soprattutto alla sua capacità di “andare oltre”. L’elettorato, infatti, non è ideologizzato come la classe politica, e ragiona non solo sulla base del tradizionale asse “destra-sinistra”, ma anche e soprattutto in termini di leadership e issues. Salvini, infatti, non piace semplicemente “perché di destra”, bensì perché le sue priorità sono in sintonia con le priorità degli italiani, e perché si è costruito una immagine di persona normale, lontana dagli stereotipi della vecchia politica.

Una sensazione confermata anche dai dati: secondo un sondaggio Quorum-YouTrend pubblicato nel libro “Fenomeno Salvini” (Castelvecchi, 2019), il 41% degli elettori che apprezzano Salvini lega il proprio giudizio positivo alla gestione dell’immigrazione, mentre per il 36% “mette al primo posto gli interessi degli italiani, non dell’Europa e degli immigrati”. Ma la preoccupazione verso il fenomeno migratorio, cavallo di battaglia della Lega, è diventata nel tempo un sentimento diffuso, non limitato ai tradizionali elettori della destra. Salvini lo sa, e su questo ha fondato le proprie strategie comunicative.

Da qui nasce la narrazione del “buonsenso”, architrave della comunicazione leghista. Il “buonsenso”, tanto citato dal leader, diventa quindi la chiave per cavalcare le battaglie ricorrenti della destra populista spogliandole dei loro tratti ideologici, rendendole quindi convincenti anche per elettori moderati. Le posizioni di Salvini, dall’immigrazione ai temi etici, quindi, non vengono mai raccontate in funzione ideologica, non rispondono ufficialmente a esigenze di destra: nella narrazione di Salvini sono “semplice buonsenso”.

In questo modo il Vicepremier sfrutta in modo abile il senso comune di un Paese che, su molti temi, si è spostato fortemente a destra, senza aggravare queste posizioni di una chiave ideologica che in vasti segmenti dell’elettorato fa ancora paura. Con la chiave del “buonsenso”, poi, Salvini lancia un messaggio forte a un bacino elettorale sempre più vasto, quello dei delusi dalla vecchia politica: se le categorie di “destra e sinistra” possono per molti di loro apparire come legate a logiche del passato da rifuggire, questa narrazione del leader leghista è invece nuova e apparentemente non ideologica.

Una Lega confinata invece sul terreno ideologico della destra, come da decenni è il Front National di Marine Le Pen, sarebbe un partito meno capace di intercettare il malcontento degli elettori, e difficilmente riuscirebbe ad andare oltre i consensi tradizionali dei partiti italiani di destra. Gli ultimi sondaggi, invece, le assegnano quasi un terzo dei voti (il 32,1% secondo l’ultima Supermedia YouTrend per Agi), segno che la “narrazione del buonsenso” ha spinto Salvini oltre i confini del voto ideologico, portandolo a raggiungere i consensi di tanti moderati.
 
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Martedì 9 Aprile 2019, 00:10






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