Salone Libro, Altaforte escluso accusa: è attacco a Salvini

Salone Libro, Altaforte escluso accusa: è attacco a Salvini
Quando Halina Birenbuam, una delle ultime superstiti di Auschwitz, ha preso la parola per ringraziare della «decisione coraggiosa», lo stand di Altaforte era già stato smantellato dai padiglioni del Salone del Libro. «Siamo alla censura in base alle idee, al rogo dei libri», attacca il vicepremier Matteo Salvini. «Forse avrebbe preferito stare con il fascista editore della sua intervista e avrebbe lasciato fuori la vittima di Auschwitz», ribatte il governatore Sergio Chiamparino, mentre dal Quirinale arriva il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a «non dimenticare ciò che è avvenuto negli anni della Seconda Guerra Mondiale come tragica conseguenza del disprezzo dei diritti di ogni persona».

Con un richiamo a Primo Levi, nel centenario della sua nascita, e «ai valori che ha vissuto e trasmesso». Non si placano dunque le polemiche nel giorno dell'inaugurazione del Salone del Libro. E tra flash mob e cartelloni inneggianti all'antifascismo, spuntano anche le minacce. Quelle che denuncia la casa editrice Historica-Giubilei Regnani «con palese richiamo ai fatti di Piazzale Loreto». Per Francesco Polacchi, indagato dalla procura di Torino per apologia del fascismo, «è un attacco al ministro dell'Interno».

«Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa», sostiene l'editore ed esponente di Casapound, che nei giorni scorsi si è dichiarato «fascista» e ha definito l'antifascismo «il vero male di questo Paese». La revoca del contratto con il Salone del Libro, che a poche ore dall'inaugurazione ha spazzato via lo stand di Altaforte, «è inaccettabile», sostiene ancora ribadendo l'intenzione di andare «per vie legali». «L'accusa di apologia del fascismo? Una bolla di sapone», lo difende il leader di Casapound, Simone Di Stefano.

 

«Nessuno vuole sovvertire l'ordine democratico - sostiene - né Polacchi né Casapound». «L'esclusione dal Lingotto temo che finiranno per rendere martire un editore apologeta del fascismo, che martire non è, ma anzi un volgare picchiatore per conto di CasaPound», sottolinea Roberto Saviano, che sabato sarà alla buchmesse. «Cosa penso di chi ha deciso di non venire? Rispetto la loro decisione...». Sceglie le vie legali anche la giornalista Chiara Giannini, autrice del libro-intervista di Salvini, che Altoforte presenterà sabato a Torino. «Ho inviato una diffida al Salone, ho dato mandato ai miei avvocati per intentare una causa civile, chiedendo opportuno risarcimento per danno di immagine - dice -. Stanno accostando la mia immagine al fascismo. Io sono quanto di più lontano esista del fascismo, quindi tutti coloro che accosteranno il mio libro al fascismo saranno querelati». Comune di Torino e Regione Piemonte, che hanno chiesto e ottenuto dal Salone del Libro - di cui sono soci - la revoca del contratto con Altoforte, tirano dritto.

​«La nostra è stata una scelta a protezione e tutela del Salone del Libro, di Torino e del nostro Paese. Faremo valere le nostre ragioni e staremo a fianco degli organizzatori» di quello che il ministro Bonisoli definisce, inaugurandolo, il Salone «della rinascita». «Quest'anno è il centenario della nascita di Primo Levi - ricorda -. Siamo a Torino Primo Levi è stato uno dei principali testimoni dell'Olocausto. Abbiamo qui importantissime testimonianze su questo. È una ragione in più per preservare l'immagine culturale e la reputazione del Salone». Perché, come sostiene Halina Birenbuam con la saggezza dei suoi novant'anni, l'esclusione di Altaforte dal Salone è «un'altra prova che il male non vincerà mai».
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Giovedì 9 Maggio 2019, 11:31






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