Riforma Cartabia, ecco perché il M5S si allea con le procure

Giovedì 22 Luglio 2021 di Marco Conti
Giustizia, Mario Draghi pronto a porre la questione di fiducia

Slitta l’avvio della discussione alla Camera della riforma della giustizia di Marta Cartabia. Dopo il via libera unanime in Consiglio dei ministri sono ripresi a spirare nel M5S i venti giustizialisti che la salita di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi non è ancora riuscito a placare. A soffiare sul fuoco anche una pletora di magistrati che, invece di limitarsi ad applicare la legge, fa politica ed è pronta a bacchettare il legislatore. 

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La Cartabia non sembra però intenzionata a mollare l’impianto della riforma. Qualche aggiustamento sarà possibile, ma nessun stravolgimento di una riforma che dovrebbe porre una qualche durata al processo dopo che la riforma Bonafede ha cancellato la prescrizione.

L’obiettivo resta sempre quello di approvare il testo prima della pausa estiva almeno a Montecitorio, ma il partito delle Procure confida nel M5S o almeno in quella parte di esso che non dovrebbe temere le urne anticipate.

La riforma del processo penale, e poi di quello civile e del Csm, compongono uno dei “pacchetti” che il nostro Paese ha presentato a Bruxelles per ricevere i miliardi del Next Generation Ue. Mancare l’appuntamento con le riforme, che metterebbero il nostro Paese il linea con la media europea, rischia quindi di mettere in crisi anche il Pnrr. 

Sette anni e tre mesi in Italia - in media - per avere una sentenza definitiva nel processo civile contro i tre della Francia. Un milione e seicentomila i fascicoli pendenti, poco meno nel processo penale (un milione e duecentomila).

Gli obiettivi - Obiettivo della Cartabia, illustrato di recente in Parlamento, è quello di abbattere del 40% i tempi del civile e del 25% quelli del penale.

Mission Impossible, o quasi, vista la resistenza di una parte della magistratura che vuol conservare intatto il diritto di avviare un procedimento e di chiuderlo anche dopo dieci o quindici anni. 

Il presidente del Consiglio Mario Draghi non intende però rimetterci la faccia con Bruxelles e si appresta a chiedere il voto di fiducia in modo da tagliare il tentativo di melina messo in atto dal M5S che gode anche di buone sponde nel Pd. Lo scontro in aula è quindi prossimo e il M5S dovrà ancora una volta decidere se confermare di essere un partito “manettaro”, come qualche giorno fa lo stesso Conte ha contestato, oppure di avviarsi verso quel riformismo insieme ai dem che però, ogni tanto perdono la strada.

Ultima notazione: i processi per mafia e per terrorismo, come ha detto il ministro della Giustizia, «non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità».

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Ultimo aggiornamento: 17:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA