Matteo Renzi: «Ci provi Zingaretti, se salta tutto la responsabilità sarà sua»

Matteo Renzi: «Ci provi Zingaretti, se salta tutto la responsabilità sarà sua»

di Mario Ajello

Se davvero si dovesse votare a ottobre, al 99 per cento il nuovo partito renziano ci sarà nelle urne, separato dal Pd. Perché il Pd non è più in alcun modo funzionale a quel che resta il principale obiettivo dell'ex premier: tornare a Palazzo Chigi. Ma se si fa il governo di transizione, voluto da Matteo e su cui ormai i dem sono tutti d'accordo, l'Azione Civile di Renzi o come si chiamerà svanisce? Nient'affatto, assicura chi sta lavorando al progetto che avrà nella Leopolda di ottobre la sua anticipazione o il vero e proprio lancio. Il simbolo ancora non c'è (a Renzi piacerebbe l'asinello dei democratici americani ma già i prodiani lo usarono) e i creativi dell'agenzia di comunicazione Proforma, a cui per primo si rivolse Vendola in Puglia e poi hanno collaborato anche con il Pd, stanno cominciando a immaginare con bozzetti e idee sparse. Al netto di quale sarà l'esito della crisi di governo, chi per Renzi sta curando il nuovo partito maneggia i sondaggi e assicura: «I peggiori ci danno al 10, i migliori al 14».

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PROTAGONISTA
Esagerazioni? Chissà. Se si fa un governo che dura uno o due anni - ecco il piano d'azione di Renzi - il partito si prepara lungo questo lasso di tempo. Se si va a votare subito, il partito si fa subito. Dunque, sarebbe solo questione di tempo. Dubbi non ce ne sono più. E di questo sono convinti anche gli uomini di Zingaretti. Alcuni sferzanti: «Il problema è solo che Renzi la pensa così: il posto di capotavola è dove siedo io. E' come D'Alema, e finirà come D'Alema». Altri sono meno spietati, ma non sembrano stracciarsi le vesti di fronte alla scissione. Mentre Zingaretti, in queste ore in cui si sta tentando di trovare numeri, schemi e contenuti del governone contro Salvini, avrebbe fatto recapitare questo messaggio a Renzi: «Matteo, non far partire adesso il tuo partito, facciamo prima un governo di legislatura e vediamo come va...».

Qualche amico di Matteo è scettico: «Lui sventola il nuovo partito solo per spaventare e condizionare Zingaretti». Ma i più, nel Giglio Magico e in quei 150 comitati civici coordinati da Ettore Rosato, ossatura del futuro partito e pieni di gente non iscritta al Pd, sono ormai certi dell'operazione e così ieri in Senato assicurava uno dei super-renziani: «Prima facciamo i gruppi autonomi in Parlamento, e il 70 per cento dei dem sono con noi, e a Zingaretti resteranno solo Mirabelli e la De Micheli, e poi si passa alla bomba vera». Il problema a Palazzo Madama è che c'è la regola per cui non si possono fare gruppi parlamentari che non corrispondano a partiti già presentati alle elezioni. Ma alla Camera questo ostacolo non c'è e avere il gruppo consente poi di non dover raccogliere le firme per presentare le liste elettorali. E se la situazione precipita, si può subito diventare operativi in campagna elettorale. La linea attribuita in queste ore dai suoi all'«altro Matteo», quello fiorentino, è questa: «Se facciamo il governo con i 5 stelle, farò come Salvini. In un anno, o quello che sarà, me li mangio vivi come ha fatto il leader leghista e poi la sfida sarà tra me e lui». Uno scenario tutto da vedere, naturalmente, e forse Renzi la fa troppo facile. Comunque, si sta facendo la conta dei numeri parlamentari e la soglia minima, considerata molto a portata di mano, è questa: non meno di 50 deputati e non meno di 24 senatori (su 51 dem). Tra questi ultimi, per esempio, vengono conteggiati Magorno, Faraone, i vari Marcucci e Bonifazi, ma non Richetti.

AMMINISTRATORI LOCALI
Il progetto di Renzi non prevede solo il partito. L'ex premier osserva con molto interesse, alcuni dicono che ne è l'ispiratore ma non è proprio così, alla rete dei sindaci per lo più renziani - da Nardella al pesarese Ricci e a una valanga di altri amministratori locali - che si stanno organizzando sui territori e potrebbero, nell'ottica di Matteo, contribuire a smosciare il fenomeno Sala. Il quale già si muove da sindaco d'Italia - dicono i renziani che non lo amano: «E' solo un manager e non capisce un tubo di politica» - viene visto come uno che vuole prendersi il Pd e rubare a Matteo la parte del grande innovatore.
Il cantiere renziano è insomma in piena attività. E per la buona riuscita il leader raccomanda ai suoi di «non cadere nelle provocazioni del gruppo vicino a Zingaretti». La stessa prudenza che, in vista della formazione del governo istituzionale, Renzi suggerisce di usare nei confronti di Grillo e di Di Maio. Segue frecciata, parlando ancora con i suoi: «Lascio volentieri che sia Zingaretti a provare l'accordo con i 5 stelle. Se la cosa salterà, la responsabilità sarà del segretario del Pd». E non ci sarà più finta tregua che tenga.
 
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Martedì 13 Agosto 2019, 08:36






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