Emilia, per il Pd voto delle imprese a rischio: qui il 40% della produzione Ue di packaging

Monday 4 November 2019
Emilia, per il Pd voto delle imprese a rischio: qui il 40% della produzione Ue di packaging

«Chiunque, in vista delle prossime elezioni regionali, voglia venire a dare una mano è benvenuto, ma deve essere chiaro che si parla di Emilia-Romagna e non del Paese», è stata la premessa di Bonaccini a Mezz'ora in più. Il governatore nelle ultime ore ha dovuto faticare, e non poco, per non arrivare allo scontro con il suo partito, il Pd, rispetto alla tassa sulla plastica. Cogliendo tra le altre cose l'assist di Renzi, alla fine ha ottenuto, su impegno del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che la tassa sarà rimodulata in sede di conversione. Ma mai come questa volta si trova ad avere a che fare con un difficile equilibrio.

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La retromarcia è stata innescata, ma il timore nel quartiere generale di Bonaccini è che questa vicenda possa in qualche modo portare le piccole e medie imprese sulla sponda della Lega. D'altronde sono tantissime la aziende leader nel settore del packaging Basti pensare che il 40% della produzione europea di imballaggi per l'ortofrutta si concentra tra Ferrara e Rimini. Un settore che conta 16mila addetti e quasi mille imprese. Ecco spiegato dunque il lavorio di queste ore dietro la norma del governo. Un assist che la Lega è pronta a cogliere. E poi c'è la situazione politica, non di meno ingarbugliata.

«Guardate, siamo alternativi. Anzi, vi facciamo un favore». A chi nel Pd gli spiegava che la presenza solitaria del M5S potrebbe far vincere in Emilia Romagna la Lega di Matteo Salvini con ricadute imprevedibili sull'esecutivo, Luigi Di Maio ha dato risposte di questo tipo: «Il nostro elettorato se non ci fossimo o se ci presentassimo in appoggio di Bonaccini, voterebbe Carroccio perché in quella regione nasciamo proprio alternativi al Pd che da sempre rappresenta lo status quo».

Sarà anche così, ma al Nazareno sono consapevoli del rischio. D'altronde il primo a suonare un campanello d'allarme nei giorni scorsi - come raccontato da Il Messaggero - è stato proprio il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, già sindaco di Reggio Emilia, dunque profondo conoscitore del territorio. L'idea che una sconfitta il prossimo gennaio possa scuotere il governo è nell'aria. Anche se viene esorcizzata, c'è, eccome. Il premier Conte, dopo l'esperienza umbra, è ritornato, come dicono dal Pd, in «modalità sommergibile». Ovvero, partecipa il meno possibile alle diatribe dei partiti sulla finanziaria, figuriamoci se metterà la faccia su questa sfida. Al contrario, ovvio, di Salvini che il prossimo week-end è pronto a calarsi di nuovo in Emilia Romagna, dopo il debutto nei giorni scorsi a Parma.

Sarà un antipasto dell'evento previsto per il 14 novembre al Paladozza di Bologna, la prima vera prova di forza per il centrodestra e per la candidata governatrice Lucia Borgonzoni. Il giorno dopo però Nicola Zingaretti sarà anche lui sotto le Due Torri per Tutta un'altra storia, una sorta di anti-Leopolda - affidata alla regia di Gianni Cuperlo - con la quale cui il Pd cercherà di aprirsi alla società e soprattutto al futuro. Per gli amanti dei ricorsi storici e suggestivi siamo proprio nella città che 30 anni fa esatti fece da testimone alla svolta di Achille Occhetto e del Pci. E dunque questa tre giorni si prospetta frizzante come certi lambruschi locali.

Dal fronte Italia Viva, infine, anche Matteo Renzi è pronto a dare una mano, se Stefano Bonaccini dovesse chiamarlo. Ecco, l'obiettivo del governatore uscente è proprio questo: cercare di tenere tutto in una dimensione più particulare, parlare di sanità e viabilità, imprese e servizi. Per evitare così l'impossibile: la spettacolarizzazione del voto, i retroscena su Palazzo Chigi, le telecamere, gli inviati, i politologi. Gli occhi sono puntati sul M5S, in questo caso ago della bilancia. La linea tracciata da Di Maio è chiara: avanti e da soli. Difficilmente ci saranno liste civiche in appoggio, meglio una vera battaglia che rischia di essere di testimonianza, ma molto pericolosa.

«Anche in questo caso Luigi ci sarà: farà campagna elettorale per il Movimento», rassicurano i collaboratori più vicini al ministro degli Esteri. Intenzionato a seguire la procedura standard, quindi passando da Rousseau. Al momento non si parla di candidati, anche se l'attenzione è rivolta sui consiglieri regionali uscenti. Gli stessi che in privato nutrono però qualche dubbio: andando da soli e non in coalizione, difficilmente riusciranno a essere rieletti tutti e quattro, quanti sono ora. Una dinamica che tocca Bonaccini, ma non quanto la vicenda plastica: l'emendamento per rimodularla dovrà partire subito dal Senato per togliere così un'arma al centrodestra in una campagna elettorale che si preannuncia rovente.

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