No Green pass, nuove proteste: governo preoccupato, Copasir convoca Lamorgese

Lunedì 11 Ottobre 2021
No Green pass, nuove proteste: governo preoccupato, Copasir convoca Lamorgese

Le piazze No Green pass si moltiplicano. Non più solo Roma ma nuovi cortei si sono svolti, anche oggi. Decine di piazze italiane si sono riempite di migliaia di persone contro il certificato verde: e in strada c'erano sindacati di base, portuali, ferrovieri, tassisti, gente comune. Una saldatura tra visioni contrapposte della politica che si ritrovano unite contro lo strumento scelto dal governo per contenere il virus e che, in vista del 15 ottobre e dell'entrata in vigore dell'obbligo del certificato per lavorare, è l'ennesimo segnale di preoccupazione per chi deve gestire la sicurezza.

«È un momento delicato» dicono fonti di governo ribadendo però che la strada è segnata e non si torna indietro. In queste ore al Viminale e negli apparati di sicurezza si stanno analizzando gli errori che hanno portato all'esito di sabato pomeriggio, a partire dalla sottovalutazione delle presenze in piazza e al netto delle teorie complottiste alimentate dai video che già riempiono la rete, sostenute dai più disparati ambienti - da Fratelli d'Italia ai Cobas fino a Matteo Salvini - secondo i quali si è lasciato volutamente agire i violenti.

Ma soprattutto si sta ragionando su un punto fermo: non deve assolutamente più ripetersi quello che è accaduto a Roma. Per questo il Copasir, il Comitato di controllo sui servizi segreti, ha fissato l'audizione del direttore dell'Aisi Mario Parente e ha chiesto un'informativa urgente al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, sugli scontri ma anche sugli scenari che 007 e forze di polizia prospettano per i prossimi giorni. E il ministro è in costante contatto con il capo della Polizia Lamberto Giannini, in vista del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di mercoledì che servirà per mettere a punto la nuova strategia. Che, in parte, è già delineata: l'attività di prevenzione sarà più incisiva, per valutare con il dovuto anticipo le presenze in piazza e rimodulare l'invio dei contingenti di forze dell'ordine, e ci sarà un invito alle autorità locali di pubblica sicurezza a valutare con molta attenzione che tipo di piazza concedere, perché in alcune realtà diventa difficile se non impossibile mantenere in equilibrio il diritto di manifestare pacificamente la propria opinione con quello di garantire la sicurezza e bloccare i facinorosi.

Arriverà anche una stretta sulla gestione della piazza: non più solo contenimento ma fermezza assoluta nei confronti di chi tenta di fare in corteo non autorizzato. Al di là delle misure che verranno prese, resta comunque la preoccupazione. Come dimostrano le immagini che arrivano dalle piazze di mezza Italia: a Torino (la foto con lo striscione che brucia un'immagine del premier Draghi è scattata in piazza Albarello) hanno sfilato in corteo centri sociali, lavoratori in agitazione e i contrari al green pass mentre tra i 2.500 di Genova i no pass erano a braccetto con i Cub. A Trieste ad opporsi alle scelte del governo erano in 10mila: Usb, anarchici, ferrovieri, tassisti, portuali. «Se il certificato sarà obbligatorio bloccheremo il porto» dice il coordinatore dei lavoratori del porto Stefano Puzzer dando un dato significativo: su 950 lavoratori il 40% non ha il pass. Stesse scene a Firenze, Cagliari, Roma, Milano.

«Questo fenomeno desta preoccupazione e lascia intravedere un futuro imprevedibile» è l'analisi del capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili che sottolinea proprio questa «trasversalità» delle piazze. Un elemento che gli 007, analizzando la strategia dei movimenti di estrema destra e i loro tentativi di guadagnare consensi sfruttando i temi del disagio economico dovuto all'emergenza sanitaria e insistendo sulla presunta dittatura sanitarià del governo, avevano segnalato nell'ultima relazione al Parlamento. Sottolineando un altro problema che sabato è apparso evidente: l'utilizzo di chat e social per organizzare proteste e disordini, sempre più difficile da controllare.

«La propaganda circolante su chat e piattaforme di messaggistica ha concorso ad alimentare il fenomeno dell'estremismo violento - scriveva l'intelligence - e a favorire percorsi di radicalizzazione tra comunità di utenti sempre più estese». Contenitori che «sono in continua evoluzione» e nei quali «soggetti anche privi di specifico background ideologico posso indottrinarsi e attingere ad un coacervo di teorie e pseudo ideologie spesso interconnesse che propugnano il ricorso alla violenza indiscriminata». Parole che Giannini aveva rilanciato qualche settimana fa andando a ripescare un termine che ha caratterizzato gli anni più bui della Repubblica: sul web «corrono disinformazione e complottismo. È lì che si punta a minare certezze con l'idea addirittura di caos organizzato, una sorta di strategia della tensione, per sovvertire l'ordine». È lì che si lancia una «diffusa chiamata all'illegalità, alla piazza, non per manifestare democraticamente ma per bloccare stazioni, circondare il parlamento e fare azioni varie». Ed è quello che si vuole evitare accada da venerdì.

 

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 07:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA