Maroni morto, dall'incontro con Bossi ai ruoli nei governi Berlusconi: chi era l'ex segretario della Lega

Leghista della prima ora e protagonista della fase secessionista, nel 2013 da Segertario nazionale scelse di candidarsi alla presidenza della Regione Lombardia.

Martedì 22 Novembre 2022 di Fausto Caruso
Maroni morto, dall'incontro con Bossi ai ruoli nei governi Berlusconi: chi era l'ex segretario della Lega

«La Lega fin dall'inizio è stata criticata, ci hanno definito xenofobi perché, in alcuni casi, abbiamo mandato dei messaggi espliciti e a volte forti. Ma questo ci ha portato consenso e, non nego, che in qualche modo ci abbiamo marciato sopra. Dire che siamo razzisti è però un pregiudizio del quale non riusciremo a liberarci tanto facilmente». In questa frase c’è tutta l’essenza di Roberto Maroni, morto improvvisamente questa mattina all’età di 67 anni dopo una lunga battaglia contro il tumore. Leghista di ferro, ma pronto a contestare decisioni che non condivideva, figura spesso al centro delle polemiche, più volte deputato e ministro, è stato protagonista della fase più delicata che ha preceduto la trasformazione del partito da Lega Nord alla formazione a carattere nazionale che oggi è sotto la guida di Matteo Salvini. Nella vita privata aveva sposato Emilia Macchi, per poi divorziare. Dal matrimonio ha avuto tre figli.

Gli inizi

Nato a Varese il 15 marzo 1955, in realtà, la militanza politica del giovane Maroni comincia negli anni Settanta nel partito di estrema sinistra Democrazia Proletaria. L’evento che cambia tutto è l’incontro con Umberto Bossi nel 1979, insieme al quale supporta l’Union Valdoitane di Bruno Salvadori, un movimento autonomista che ottiene il sostegno dell’allora Lega Veneta. L’autonomismo diventerà una delle cifre distintive dell’operato politico di Maroni, che nel 1982 è tra i fondatori della Lega Lombarda e nel 1989, insieme a Bossi, tra i padri costituenti della Lega Nord, di cui sarà coordinatore della Segreteria fino al 2012. Nel frattempo si laurea in Giurisprudenza e comincia la sua attività da avvocato.

La politica: Tangentopoli e i governi Berlusconi

Il primo mandato da Deputato arriva nel 1992, nelle elezioni che vedono il primo boom leghista dopo lo scoppio di Tangentopoli. Maroni ricopre da subito il ruolo di capogruppo leghista a Montecitorio. Due anni dopo, con il primo governo Berlusconi diventa il primo esponente non proveniente dalle fila della Democrazia Cristiana a ricoprire l’incarico di Ministro dell’Interno, ruolo che mantiene per otto mesi fino al famoso “ribaltone” con cui Bossi mise fine all’esecutivo. Proprio durante questo periodo arriva la prima grande polemica della sua carriera, quella sul decreto Biondi, la legge che prevedeva l’abolizione della custodia cautelare per i crimini di corruzione. Il dl fu visto da molti come un modo escogitato dai politici per proteggere gli indagati di Tangentopoli. Maroni ne fu prima cofirmatario per poi divenirne il primo critico: «Faccio autocritica perché il governo ha dato l'impressione di voler proteggere alcuni amici».

Subito dopo la fine della prima esperienza di governo, Maroni è accanto a Bossi nella fase più apertamente secessionista della Lega che chiedeva l’indipendenza della cosiddetta Padania e fu anche denunciato per resistenza a pubblico ufficiale dopo aver tentato di opporsi fisicamente alla perquisizione della sede di Via Bellerio nel corso delle indagini sulla “Guardia Nazionale Padana”. Il periodo secessionista si conclude col ritorno al governo nel 2001 come parte del secondo e terzo esecutivo Berlusconi, durante i quali Maroni è ministro del Lavoro. Proprio in questo ruolo varò un ampio scalone pensionistico che innalzò l’età minima per andare in pensione da 57 a 60 anni. Nel 2008 torna invece al vertice del Viminale, da cui può implementare le politiche care alla base leghista di contarsto all'immigrazione clandestina. Firma a stretto giro due “Decreti sicurezza”: il primo, tra le altre cose, prevedeva la confisca degli appartamenti affittati a stranieri in condizioni di clandestinità e l’aumento delle pene per guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Il secondo, emanato nel 2009, si concentrava sull’inasprimento delle pene per i reati di stalking e violenza sessuale, oltre a decretare l’introduzione della contestatissima tessera del tifoso, uno strumento per identificare gli Ultras e limitare gli episodi di tifo violento.

 

Segretario della Lega e presidente della Lombardia

Dopo la caduta del quarto governo Berlusconi, Maroni torna a concentrasi sulle dinamiche interne al proprio partito: all’epoca i disaccordi con Bossi si erano fatti più frequenti, soprattutto perché il senatur era accusato di essere troppo conciliante con il Cavaliere, tanto che Maroni aveva fondato la propria corrente dei Barbari Sognanti. Nonostante questo, quando il fondatore della Lega si dimise in seguito alle accuse di corruzione dello scandalo Belsito, Maroni fece parte, insieme a Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, del triumvirato che gestì il periodo di transizione alla fine del quale venne eletto nuovo segretario. La segreteria Maroni significò un riposizionamento del partito sulle posizioni originarie, con tutte le attenzioni concentrate sul rapporto con le forze produttive del Nord. Una linea culminata con la scelta del segretario di candidarsi in prima persona per le elezioni regionali in Lombardia del 2013, che lo videro eletto ad ampia maggioranza. Subito dopo le elezioni lascia la segreteria a cui gli subentra Matteo Salvini. Nel 2018 non si ricandida per il Pirellone e lancia la candidatura di Attilio Fontana come suo successore.

Dopo il 2018 avvia una collaborazione con diversi quotidiani nazionali, annuncia la candidatura a sindaco di Varese per il 2021, ma è costretto a ritirarla per i gravi problemi di salute. Nello stesso anno collabora con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese per il contrasto al caporalato fino a poco prima della morte. «Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto Maroni» è l’asciutto tweet di cordoglio con cui ha voluto ricordalo oggi Matteo Salvini.

Ultimo aggiornamento: 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA