Tensione M5S-Lega, ripicche tra i vicepremier. E ora Conte batte i pugni

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Migranti, strappo Lega-M5s

di Marco Conti

Le incursioni di Salvini e la vendetta M5S sul decreto sicurezza, spingono Giuseppe Conte a trovare quel coraggio che sinora aveva tenuto nascosto. Lo esprime in serata dicendosi soddisfatto perchè «è stato approvato altro pezzo del contratto di governo», ma ancor più tira fuori le unghie dopo che Salvini, nell'aula della Camera, aveva cercato di intestarsi il «no» del governo al Global Compact.
Il presidente del Consiglio come Rino Gattuso. L'avversario è lo stesso e la risposta secca del presidente del Consiglio, «io non ho cambiato idea e resto favorevole al Global compact», finisce col trattare Salvini come il capogruppo della Lega che in aula esprime la posizione «no» del suo partito ma non quella del governo. Conte - un po' come l'allenatore del Milan che qualche giorno fa invitò Salvini a restare nel suo occupandosi di politica e non di calcio - ieri ha fatto lo stesso invitando di fatto Salvini a parlare non a nome del ministro degli Esteri e tantomeno per conto di tutta la coalizione.

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LA MEDIAZIONE
Nel giorno del definitivo varo del decreto sicurezza, molto indigesto al M5S, il terzo partner della maggioranza batte un colpo pesante con Conte che, nei panni di Ringhio, non esita a riportare in equilibrio la posizione raggiunta l'altro ieri durante un vertice che si era concluso proprio con l'idea di rimettere la decisione all'aula. «Se questo argomento deve spaccare il governo, lasciamo che sia il Parlamento a decidere», aveva concluso il premier che in questo modo pensava di aver trovato un equilibrio tra la posizione M5S, rappresentata dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, e quella di Salvini. Un equilibrio uguale e contrario a quello trovato sul decreto sicurezza, ma che Salvini prova a piegare trovandosi davanti Conte che plaude al varo del ddl sicurezza, ma ristabilisce gli equilibri ribadendo sul Global Compact l'accordo trovato la sera prima.
D'altra parte la dichiarazione in aula del vicepremier leghista oltre a mandare su tutte le furie la Farnesina, ha irritato il premier che aveva accettato la mediazione, pur avendo espresso sull'argomento parere favorevole durante l'assemblea Onu. Lo sconcerto grillino per l'accelerazione impressa dalla Lega, non era solo nelle parole del presidente della prima commissione della Camera Giuseppe Brescia, ma anche in quelle del presidente della Camera Roberto Fico che ieri - interrogato sull'argomento - è sembrato pronto alla conta, puntando forse anche sulla sponda Pd: «Facciamo che il Parlamento si esprima il più velocemente possibile». Posizione, quella di Fico e del M5S, che stride con il tentativo di Salvini di tramutare la scelta del rinvio in un no come ha ammesso ieri parlando con i suoi deputati: «Tanto questa mozione non andrà mai al voto». Incassare il voto sulla sicurezza, mettendo in un angolo l'alleato sul tema dei migranti, contribuisce al posizionamento della Lega in vista delle europee, entra in competizione con FdI, ma spacca la maggioranza. Anche se ieri Di Maio ha dato ordine ai suoi di non replicare al vicepremier leghista, contraccolpi si sono visti in serata quando al decreto sicurezza sono mancati molti voti M5S e quello dello stesso Di Maio.

La novità di ieri è però la presa di posizione di Conte che in serata plaude al voto della Camera, dopo aver ribadito le sue convinzioni sul Global Compact, rimandato la decisione al Parlamento e tutelato la posizione del M5S non permettendo a Salvini di cancellare le differenze interne all'esecutivo. Un braccio di ferro destinato a pesare anche in vista dell'accordo con Bruxelles sulla manovra. Sabato scorso Conte ha stretto un'intesa con il presidente della Commissione Juncker che nei mesi scorsi ha dovuto prendere atto delle difficoltà incontrate dal ministro Tria a tradurre in Patria gli impegni presi in Europa. Reagire alla sovra-esposizione leghista e alle ripicche grilline - proprio ora che sarà a Buenos Aires in mezzo ai grandi del G20 - permette a Conte di ribadire il suo ruolo di garante del contratto di governo e della tenuta dell'esecutivo che presto dovrà decidere se e come trovare un'intesa che permetta di raggiungere quell'«equilibrio di bilancio» evocato ieri dal presidente della Repubblica Mattarella e che auspica Bruxelles. Conte, accusato di irrilevanza dall'opposizione ma forte nel gradimento dell'opinione pubblica e della sponda del Quirinale, ieri ha di fatto sfidato la Lega a contarsi in Parlamento andando in soccorso del M5S che ha in aula numeri doppi della Lega ma un leader, Di Maio, visibilmente acciaccato dalle note vicende familiari. Tocca ora al M5S ricambiare aiutando Conte a restare interlocutore credibile di Bruxelles e al governo di sopravvivere.
 
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Giovedì 29 Novembre 2018, 07:44






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