Ius soli tra guerra di parole e propaganda: quando entra nell'agenda di governo

Martedì 10 Agosto 2021 di Mario Ajello
Ius soli tra guerra di parole e propaganda: quando entra nell'agenda di governo

Lo ius soli non è nell’agenda del governo. Non esiste tra le priorità di Draghi. E neppure, al netto di qualche dichiarazione propagandistica, in quelle del Pd perché Enrico Letta («pur didendo: «Facciamo a settembre») sa benissimo quanto il tema sia divisivo e quanti problemi darebbe alla stabilità dell’esecutivo. Ma allora perché il ministro Lamorgese, sullo ius soli sportivo, ha detto «troviamo una sintesi tra le forze politiche», facendo arrabbiare Salvini? Proprio per dare uno stop preventivo, a quella che sarà per la Lega la battaglia campale del prossimo mese e mezzo da qui al voto comunale del 3 e 4 ottobre. In vista del quale Salvini batterà sul punto dello ius soli e degli immigrati come fece ai tempi del suo massimo fulgore. Con il rischio di far traballare il governo Draghi, ma tanto non potranno esserci conseguenze del traballamento perché nel semestre bianco è impossibile che cadrà l’esecutivo e non si potranno comunque svolgere elezioni politiche. 

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La Lega ha il problema di recuperare consensi, e il tema ius soli dai calcoli del Carroccio risulta quello più potenzialmente fruttuoso per il recupero. «Al di là delle vittorie alle Olimpiadi, che restano un fatto sportivo, gli italiani non sentono l’esigenza di dare cittadinanza a chi non è italiano. Anche perché si può essere italiani a 18 anni quando si sceglie di volerlo essere. E allora dov’è il problema?». Nei piani alti della Lega si parla così. 
Insomma lo ius soli sarà  nei prossimi mesi un tema caldo ma solo a livello di lotta tra propagande.

E il leader della Lega è già lanciatissimo verso quella per le amministrative di autunno, dove tra l’altro arriverà sull’onda del processo che il 15 settembre si apre a Palermo per il caso Open Arms. Quanto al Pd, come tema identitario lo ius soli vale tantissimo, e nelle feste dell’Unità sarà una delle bandiere del partito e dei comizi e dei dibattiti. Ma più, appunto, come esercizio di battaglia politica chr come impegno pratico a fare una legge targata governo Draghi. Perché su questa legge il governo salterebbe. E la mediazione sarebbe impossibile, molto più che sul ddl Zan che pure sta dando tanti problemi. 

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E ancora: lo ius soli, inteso come mai ius soli, serve a Salvini a compattare la Lega. Sempre più divisa a proposito dell’atteggiamento verso il governo, che per esempio nulla ha concesso sul Green pass al Carroccio, per non dire della linea sui vaccini, e convinta che il tema migranti e cittadinanza sia il vecchio cavallo di battaglia capace di mobilitare la passione della base del partito e portare consensi. Non a caso Salvini ha unito l’argomento ius soli a quello degli sbarchi perché l’ubi consistam della nuova Lega ma soprattutto di quella vecchia questo è. Come dimostrano gli applausi che il leader riscuote nelle feste di partito appena parla di queste cose. Insomma: «Invece di vaneggiare di Ius Soli (l’Italia è il Paese Ue che a legge vigente concede più cittadinanze), il ministro dell’Interno dovrebbe controllare chi entra illegalmente, viste le decine di migliaia di sbarchi organizzati dagli scafisti, senza che il Viminale muova un dito». 


Altro aspetto. Da fuori è facile per la Meloni attaccare il  governo sulla politica verso gli immigrati, e allora togliere il monopolio di quest’arma propagandistica alla rivale e alleata è da parte della Lega prioritario. Ma questo attiene alle polemiche politiche e alle lotte tra partiti anche  dello stesso fronte. Quanto a una vera e propria legge sullo ius soli, se ne parlerà tanto e per tanto tempo ancora - fino al voto politico del 2023 - ma non se ne farà nulla. E lo sanno tutti. 

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Ultimo aggiornamento: 14:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA