Frana a Ischia, via al piano anti-catastrofi: «Era bloccato da sei anni»

Lunedì 28 Novembre 2022 di Alberto Gentili
Frana a Ischia, via al piano anti-catastrofi: «Era bloccato da sei anni»

ROMA Nelle ore in cui a Casamicciola si scava ancora nel fango, il governo ha deciso i primi interventi per lenire ferite e danni causati dalla frana. Il Consiglio dei ministri straordinario riunito ieri mattina da Giorgia Meloni ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di un anno.

Ha stanziato due milioni di euro per i primi interventi urgenti per il soccorso, l'assistenza alla popolazione e il ripristino dei servizi pubblici e delle infrastrutture. Ha nominato Simonetta Calcaterra commissaria della Protezione civile per la gestione dell'emergenza e decretato lo stop agli adempimenti fiscali e contributivi. In più l'esecutivo si è impegnato a varare, entro la fine dell'anno, il Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico per il quale sono pronti 2,4 miliardi del Pnrr. E ha messo in cantiere un piano di prevenzione per le isole minori.

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«Il governo ha dato risposta immediata per Ischia», ha scritto Meloni sui social, «alla popolazione colpita rinnovo la mia vicinanza e solidarietà ed esprimo profonda gratitudine nei confronti di tutte le forze impegnate nei soccorsi, in particolare ai vigili del fuoco, che da ieri lavorano nel fango». La premier non andrà però subito a Ischia: «Ora la priorità è lasciar lavorare i soccorritori e i volontari impegnati nelle ricerche dei dispersi per fronteggiare i danni e per la ripresa della viabilità, senza disturbare o intralciare il loro lavoro», Ma appena le condizioni lo consentiranno, Meloni andrà a Ischia per «esprimere solidarietà». «Fare il sopralluogo adesso, prima di avere chiaro il quadro sarebbe solo una passerella», ha detto Nello Musumeci, ministro alla Protezione civile.

 


Ma torniamo alle misure. Oltre alla dichiarazione dello stato d'emergenza e allo stanziamento dei primi fondi, il governo «annuncia» che «entro l'anno sarà approvato il Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico». I ministri competenti «effettueranno una attenta ricognizione delle risorse finanziarie già esistenti per fronteggiare l'emergenza idrogeologica nazionale al fine di utilizzarle per intero, e del personale da dedicare a supporto dei Comuni, a cominciare dai più piccoli». Nel cassetto, si diceva, ci sono già 2,4 miliardi del Pnrr che si aggiungono agli 11,5 miliardi stanziati nel 2018. Ma non spesi, o spesi solo in parte.
«E' una storia incredibile», ha dichiarato Musumeci lasciando palazzo Chigi, «il piano per l'adattamento al cambiamento climatico è fermo da sei anni. E' stato avviato nel 2016, ma ancora l'apposita commissione non ha dato l'approvazione definitiva».


Ora però il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto, si è impegnato ad approvarlo entro il 31 dicembre. Ce la farà? Ecco la risposta del mistero dell'Ambiente e della sicurezza energetica (Mase): «Il Piano è uno strumento pianificatorio di indirizzo per la individuazione degli interventi regionali che, in quanto tale, è stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica. Il recepimento del parere di VAS nel Piano, che nella versione presentata nel 2018 era solo delineato nei contenuti, richiede significative integrazioni tecniche che le strutture competenti del Mase con il supporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, acquisiti anche i contributi delle Regioni, chiuderanno entro fine anno». Traduzione: ancora molte cose da fare («significative integrazioni»), ma Pichetto è ottimista.


COS'È IL PIANO


Il Piano, come ricorda Gianluca Galletti (ministro dell'Ambiente nei governi Renzi e Gentiloni) è di fatto una fotografia della situazione esistente e contiene le azioni individuate per ridurre le emissioni di C02 e per adattare il territorio ai cambiamenti climatici: dal contrasto al dissesto idrogeologico alla riforestazione. Insomma, è uno strumento di pianificazione per affrontare le emergenze climatiche, commissionato nel 2016 dalla Direzione generale clima ed energia del ministero dall'Ambiente e coordinato dalla Fondazione Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, sottoposto a revisione ma poi rimasto in stand-by. «E' un lavoro che abbiamo lasciato pronto alla fine di quella legislatura, nel 2018», ricostruisce Galletti, «non so se servono aggiornamenti rispetto a quanto previsto allora o se sono stati fatti nel frattempo».
Si vedrà. Nel frattempo il Consiglio dei ministri ha incaricato Musumeci di creare un gruppo di lavoro che coinvolgerà «i rappresentanti dei dicasteri interessati alla pianificazione e gestione dei fondi destinati a mitigare il rischio frane, alluvioni, legate al dissesto idrogeologico». «La volontà c'è», ha detto il ministro, «ci mettiamo subito al lavoro per risposte concrete, per utilizzare presto quelle risorse, che sono tante, di cui dispongono gli Enti locali, sapendo della carenza degli uffici tecnici e delle altre difficoltà». La parola d'ordine, infatti, è «correre ai ripari». Musumeci ha anche annunciato la decisione del governo «di adottare un piano di prevenzione per le isole minori, per evitare che in caso di emergenza i mezzi essenziali debbano arrivare da fuori, piuttosto che essere già lì pronti».
Da notare che lo stanziamento di 2 milioni che verrà prelevato dal Fondo per le emergenze nazionali, è provvisorio. Altre risorse verranno stanziate dal governo dopo «l'esito degli approfondimenti circa l'effettivo impatto degli eventi» su Casamicciola e l'intera isola di Ischia.

 

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