Di Maio: «Rinuncio a fare il vice». Zingaretti: «Passi avanti»

Di Maio rinuncia, ultime spine

di Barbara Jerkov

Giuseppe Conte si rivolge direttamente ai militanti M5S e al Pd: alla vigilia del voto sulla piattaforma Rousseau a cui sono appese le sorti del nuovo governo, il premier incaricato lancia un appello dal suo studio a Palazzo Chigi e rivendica la volontà di un esecutivo «forte» di cui sarà «il primo responsabile: basta perplessità, non teniamo le idee nel cassetto. È una grande opportunità». Una manciata di minuti dopo, in un altro video è Luigi Di Maio a spazzare via l'ipoteca a che da giorni tiene impiccata la trattativa con i dem, dichiarando chiusa la partita dei vicepremier senza però schierarsi apertamente sul voto della consultazione online del Movimento. «Abbiamo saputo che il Pd ha fatto un passo indietro rinunciando al suo vicepremier, quindi il problema non esiste più. Se ci avessero ripensato prima, tutto questo dibattito non ci sarebbe stato», sottolinea però caustico il leader grillino. Parla per terzo Nicola Zingaretti e pur senza far venire meno l'usuale cautela dice di registrare «passi avanti» e si definisce «fiducioso e ottimista».

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Il leader politico dei pentastellati deve confrontarsi da giorni con due visioni interne al Movimento, una pronta all'intesa con il Nazareno e un'altra assai più scettica. Riunisce i suoi di buon mattino e poi in serata scandisce quelli che reputa i successi finora incassati, dall'indicazione di Conte a premier a quella dello stop ai vicepremier, scaricando sui futuri alleati i rallentamenti nella trattativa. Se tutto filerà liscio e dalla rete arriverà l'atteso via libera a un nuovo governo, il presidente del Consiglio incaricato potrebbe sciogliere la riserva già stasera o più probabilmente domani domattina presentando la lista dei ministri al Capo dello Stato. Il giuramento quindi potrebbe consumarsi nella stessa giornata mentre il dibattito alle Camere per la fiducia dovrebbe tenersi fra la fine di questa settimana e i primi giorni di quella successiva. E c'è già chi fa i conti dei numeri a favore dell'ipotetica maggioranza: come sempre, a preoccupare è il pallottoliere del Senato dove occorrono sulla carta 161 voti favorevoli. «Mi hanno contattato nove senatori del M5s dicendomi che loro e altri senatori e deputati M5s non vogliono votare la fiducia a questo governo», è la provocazione del vicesegretario della Lega Andrea Crippa. Scenario smentito dal Movimento e perfino dal capogruppo leghista a Palazzo Madama Massimiliano Romeo. Anche perché proprio contro il gioco delle «poltrone» si scaglia ancora una volta Matteo Salvini: «E' uno spettacolo disgustoso da vecchio regime. Sono orgoglioso che la Lega non faccia parte di questo teatrino», dice il Capitano. E non a caso Pier Ferdinando Casini invita a non fare il gioco del capo leghista: «Se l'esecutivo è solo frutto di poltrone, di potere, noi faremo vincere a tavolino Matteo Salvini», avverte sull'Huffington Post, «intanto, devono essere ben chiari i paletti su cui nasce questa maggioranza. Perché se si prefigura il governo più a sinistra della storia della Repubblica italiana non ci saranno sponde né dei centristi né dei moderati».

LE CASELLE
Riempire le caselle del nuovo esecutivo rosso-giallo è comunque un lavoro, come sempre, che richiede tempo e sforzi incessanti per trovare le giuste alchimie fra le forze politiche, tra mosse tattiche, provocazioni, annunci. Come il Di Battista alle Politiche europee, di cui parla a metà mattinata Di Maio ai 5Stelle. Conte, con i capigruppo 5S e Pd (e poi in serata quelli di LeU), lavora al programma. Le parole d'ordine sono quelle già evocate nei giorni scorsi e tracciano lo scheletro della prossima manovra economica: stop all'Iva, salario minimo orario, taglio del cuneo fiscale e sostegno alle famiglie. Tutto rinegoziando l'austerity imposta dall'Europa in questi anni. Per chiudere però sarà comunque necessario un altro incontro.
 
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Martedì 3 Settembre 2019, 07:24






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