Di Maio: «Lega vuole sfiduciare Conte». Campagna elettorale al rush finale tra i veleni

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Di Maio: Lega vuole sfiduciare Conte  Campagna al rush finale tra i veleni
«Via il reato per abuso d'ufficio». «Meno stronzate». L'ultima lite in ordine cronologico tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio si gioca sul terreno di uno dei reati più odiati dagli amministratori locali. Il leader della Lega lancia l'idea della sua abolizione innescando la nettissima replica del capo politico del M5S. E, qualche ora dopo Salvini corregge il tiro proponendo la modifica della norma. Così com'è, sottolinea, la «blocca l'Italia». Se, e quando la norma cambierà, lo si vedrà dopo le Europee. 

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E intanto la Lega rilancia sulla flat tax. Ma, ad essere in gioco dopo il 26 maggio, sarà soprattutto la prosecuzione del governo giallo-verde. Anche perché, nonostante le rassicurazioni del vicepremier leghista, oggi Di Maio si lascia andare ad una frase che non necessita d'interpretazioni: «La Lega sta chiedendo il voto per dire: vogliamo più forza per buttare giù questo governo e non escludo che voglia sfiduciare Conte
». In piazza a Roma, il ministro dello Sviluppo Economico probabilmente ripeterà questo concetto. Con lui ci saranno Davide Casaleggio e tutta la compagine governativa pentastellata, con l'amichevole partecipazione di Alessandro Di Battista, che dopo settimane di assordante silenzio è tornato, discretamente, a farsi sentire.

Obiettivo finale del M5S è continuare a »pesare« nel governo. E con questo obiettivo, punta sugli indecisi, che potrebbero fare la differenza in una conta con la Lega. La sfida del M5S, si sa, sarà ai confini dell'impossibile perché la Lega, sebbene a livelli inferiori rispetto a qualche tempo, viaggia decisa verso il primato.
«Se saremo il primo partito in Italia e in Europa» la flat tax «sarà la priorità», assicura Salvini prima di recarsi a Palermo per la commemorazione di Giovanni Falcone. E prima di ribadire il suo stop al reato di abuso d'ufficio. «È forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore, non facciamo leggi ad partitum?», attacca il vicepremier M5S chiedendo all'alleato «più lavoro e meno stronzate».

Da Palermo, Salvini rivede la sua posizione parlando di revisione e non di cancellazione del reato, assicurando che il premier è sulla sua linea e contrattaccando:
«Di Maio fa muro, lo dica a Conte». «Salvini ha fatto retromarcia, bene», replica a sua volta il leader M5S con il Movimento che, all'unisono, chiede al leader leghista di pesare le sue esternazioni. In questi termini si esaurisce lo scontro tra alleati del penultimo giorno di campagna. Uno scontro che nasconde il vero braccio di ferro tra M5S e Lega, quello sul mantenimento dello status quo nel governo. «Domenica si vota per cambiare l'Europa, per il governo non cambia nulla», assicura Salvini ma Di Maio non ci crede: «Lui e Giorgetti giocano al poliziotto buono e poliziotto cattivo».

Intanto, nel centrodestra FI e Fdi giocano due partite diverse. Silvio Berlusconi punta ad un risultato che lo renda irrinunciabile per la coalizione del centrodestra. Giorgia Meloni punta ad un'Opa su FI e ad una maggioranza alternativa con la Lega. Il Pd, infine, punta a imporsi come secondo partito. Di certo, la settimana prossima sarà all'insegna della tempesta. Con Salvini che punta a un Cdm al più presto per l'ok al decreto sicurezza e Di Maio che, senza più lo scudo del Colle, va alla ricerca dei punti deboli della strategia salviniana.
«Dobbiamo accelerare sui rimpatri, Gentiloni ha fatto meglio», attacca il vicepremier M5S.

 
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Giovedì 23 Maggio 2019, 20:51






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