​Riforma della giustizia. Prescrizione e appello, rivoluzione Cartabia: «In gioco il Recovery»

Martedì 11 Maggio 2021 di Marco Conti
Prescrizione e appello, rivoluzione Cartabia: «In gioco il Recovery»

«Sulla durata dei processi il governo si gioca tutto il Recovery», «non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana». Per questo «chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare una occasione così decisiva per tutti». La riunione è a distanza ma la ministra Marta Cartabia non usa giri di parole e spiega ai componenti la Commissione Giustizia di Montecitorio che buona parte dei destini dei fondi del Recovery si giocano tutti sulla giustizia. Al punto che «se mancheremo gli obiettivi che la Commissione Ue ci richiede sulla durata dei processi», «l’Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese».

Giustizia, Giustizia, Cartabia: "Governo si gioca Recovery su durata processi"

La Guardasigilli definisce l’impresa di riforma del sistema della giustizia «titanica» perchè in cinque anni andranno ridotti del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli dei giudizi penali. E titanico sarà anche il compito di mettere insieme una maggioranza molto divisa soprattutto sul tema. A pesare è l’annuncio di Matteo Salvini di voler raccogliere le firme con i Radicali su otto referendum sulla giustizia, ma soprattutto le resistenze del M5S che ieri ha assistito di fatto alla demolizione del testo presentato a suo tempo dal ministro Bonafede. Ed infatti, poche ore dopo la fine dell’incontro sono i componenti grillini della Commissione a prendere carta e penna sostenendo che l’incontro con la Cartabia è stato «interlocutorio» e che «ci sono criticità» nelle proposte messe a punto dalla Commissione ministeriale. 

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E che il problema rischia di non essere Salvini - che infatti derubrica a «stimolo» il suo impegno referendario - ma il M5S lo si comprende dall’insieme delle proposte elaborate dalla Commissione e che l’ufficio legislativo del ministero della Giustizia dovrebbe tramutare nei prossimi giorni in emendamenti. Due le proposte di riforma della prescrizione e tutte e due che ridanno certezza alla durata dei processi cancellata dalle norme del primo governo Conte. Obiettivo velocizzare i tempi dei processi e quindi il pm non potrà fare appello, ma ricorrere direttamente in Cassazione. Le indagini preliminari potranno durare al massimo un anno per le contravvenzioni e ci potrà essere una sola proroga per alcuni delitti, per il quali sarà comunque aumentato il tempo base per il pm. Si incentiva il ricorso ai riti alternativi: chi patteggia pene fino a quattro anni potrà farlo con la certezza di evitare il carcere. Toccherà al Parlamento indicare ogni anno ai pm i reati da perseguire. 

All’appuntamento la ministra si presenta per ascoltare e i commenti iniziali sono favorevoli. «La Costituzione è tornata nei processi penali nel metodo e nel merito, anche perchè il Parlamento è tornato protagonista», dice il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Ed Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione definisce «organico e serio» il lavoro della Commissione. Restano le forti resistenze del M5S che si agitano qualche ora dopo e che vengono riassunte dalla presa di distanza dei componenti della Commissione Giustizia dal testo presentato dalla ministra: «Valuteremo ogni contributo - scrivono - ma per noi è importante mantenere il perimetro all’interno del ddl depositato in commissione se vogliamo giungere ad un risultato utile a tutti».

Una presa di distanza in linea con il giustizialismo grillino ma che deve fare i conti con i tempi stretti che ha il governo per non disattendere sin dall’inizio gli impegni assunti con il Pnrr. Le riforme del processo civile, penale e del Csm, andranno approvate tutte entro l’anno e poi servirà qualche altro mese per i decreti attuativi. 

«Non possiamo guardarci come avversari», «siamo compagni di strada», ha provato a stemperare la Cartabia che ha anche sottolineato l’esigenza di dover intervenire per una «giustizia troppo lenta, che produce sia «l’eccessivo numero» di processi che si concludono con la prescrizione, frustrando la domanda di giustizia delle vittime, sia il rischio che il giudizio si trasformi «in un anticipo di pena», con il processo mediatico. Impresa «titanica», appunto.
 

Ultimo aggiornamento: 18:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA