Legnano, sindaco Lega arrestato: «Trovo un posto a tua figlia se mi sostieni al ballottaggio»

Sindaco Lega arrestato: «Trovo un posto a tua figlia se mi sostieni al ballottaggio»
dal nostro inviato
BUSTO ARSIZIO Al sindaco Gianbattista Fratus, classe 1953, fedele salviniano in politica dal 99, piace dire le cose come stanno. Quando propone la sua candidatura alle amministrative del 2018, nella sezione cittadina del Carroccio sono 33 i delegati a esprimere un parere. E tutti dicono di no. Lui non si scompone: «Ho parlato con Grimoldi e sono l'unico candidato». Così sarà. Perché Fratus, rivelano le carte dell'inchiesta della procura di Busto e del Nucleo tributario della guardia di finanza di Milano, è l'uomo paracadutato alla poltrona di sindaco direttamente dai vertici della Lega.

Scambio voti e poltrone, arrestato il sindaco leghista di Legnano


L'ACCORDO POLITICO
Dal deputato Paolo Grimoldi, appunto, ma anche dal segretario Matteo Salvini. I piani vengono svelati in una telefonata del 25 ottobre 2018 tra l'assessora Chiara Lazzarini e il collega con delega al personale Letterio Munafò: «Non l'abbiamo sistemata noi la figlia di Guidi, le nomine sono del sindaco». Il quale, riporta la Lazzarini, ha spiegato così l'incarico in una municipalizzata a Martina Guidi: «Prima del ballottaggio io ho fatto un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell'altro provinciale loro della Lega, in cui Paolo Alli e Guidi mi hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto. Quindi devo mantenere questa promessa che ho fatto io, Giambattista Fratus». Il sindaco è un uomo di parola. Il suo rivale al primo turno Luciano Guidi lo sostiene al ballottaggio con il pacchetto di 1.046 voti della sua lista popolare e risulta decisivo per assegnare la vittoria a Fratus con 10.865 voti. Passa l'estate e a ottobre 2018 Martina Guidi viene nominata nel cda di Aemme linea ambiente, azienda pubblica controllata da Amga, e per farle spazio il primo cittadino «impone le dimissioni dall'incarico al consigliere Miriam Arduin». La Guidi però, si evince dalle telefonate, è un pesce fuor d'acqua. Chiede aiuto alla Lazzarini: «Senti, volevo chiederti una serie di cose perché non le capisco. Ho provato a leggerle ma non mi è chiara la tempistica: ma noi ieri abbiamo fatto il cda e l'assemblea dei soci?». La Lazzarini, che siede anche nel cda di Afol - il centro per l'impiego tramite il quale il forzista Gioacchino Caianiello ha proposto una consulenza all'ex socio del governatore Attilio Fontana - non fa mistero delle ragioni di questa nomina: «È un accordo politico preso da Giambattista con Guidi per il ballottaggio». Mentre in Amga si commentano i retroscena. Sbotta il diretore generale Fommei: «Questi sono sfrontati, impuniti. Il Comune di Legnano mi ha chiamato e mi ha detto: Faccia dimettere la Arduin. Per me sta ragazzetta...sì, è avvocato, avvocato dei miei co...oni».
«NORME VETEROCOMUNISTE»
Per la cricca imporre nomine e manipolare bandi, sostiene l'accusa, è la prassi. Ecco Fratus che si adopera, «in modo del tutto inopportuno e sospetto», per far entrare il suo amico commercialista nel collegio sindacale della società pubblica Amiacque srl. O la Lazzarini che discute con il presidente del cda di Amga, Catry Ostinelli, del «bando per la selezione del direttore amministrazione, finanza e controllo». La missione del vicesindaco Maurizio Cozzi, riporta l'ordinanza, è più impegnativa: truccare l'assegnazione di un incarico nella partecipata Europaservice, «convincendo il direttore generale Di Matteo a modificare alcune clausole già pubblicate». Cozzi si lamenta a nome del suo protetto: «Non può presentare la domanda. Mi hai messo dei requisiti della madonna». Così Di Matteo corre ai ripari: «Adesso faccio una rettifica che l'esperienza decennale è da intendersi in società private, se no mi arriva il ragazzino appena laureato». Nonostante tutto il lavorio, alla fine l'operazione non va in porto: «È un ca..sotto», sintetizza risentito Cozzi. Nessun problema invece per Enrico Barbarese a dirigente del comune di Legnano, anche se ha già un posto in una società privata. «Il vostro regolamento mi impedisce di tenere l'altro incarico a meno che non sia formalmente ridotto al 50%. È un caso di incompatibilità veterocomunista, l'hanno messa quelli del Pd. Mica abbiamo problemi di andare in galera. Una letterina e vi sistemo tutto», assicura Barbarese. Cozzi è sereno: «Perché tanto nessuno sa che c'è questo regolamento».
Claudia Guasco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venerdì 17 Maggio 2019, 07:13






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