Gas, Berlino frena la Ue. Meloni: «Ora serve unità». Contatti tra Draghi e la leader di Fdi

La Germania dice no al tetto al prezzo, ma vara aiuti ai tedeschi per 200 miliardi

Venerdì 30 Settembre 2022 di Gabriele Rosana
Gas, Berlino frena la Ue. Meloni: «Ora serve unità». Contatti tra Draghi e la leader di Fdi

Europa ai ferri corti sul tetto al prezzo di tutte le importazioni di gas proposto da Italia e Francia e da altri 13 Paesi, mentre la Germania decide di fare da sé e mette a punto un maxi-piano da 200 miliardi per finanziare un “price cap” nazionale. Una mossa a sorpresa che spiazza anche la giornata politica, con Mario Draghi e Giorgia Meloni che fanno invece appello a una risposta unitaria Ue. Alla riunione straordinaria dei ministri dell’Energia dei Ventisette di oggi a Bruxelles il clima non sarà dei più facili: tra i rappresentanti dei Ventisette andrà in scena una nuova resa dei conti sull’energia e sulla solidarietà, destinata a proseguire la prossima settimana al summit dei leader a Praga. Da una parte, infatti, la Commissione ha escluso l’ipotesi del tetto generalizzato, mentre dall’altra c’è la «singolare tempistica» - così la bollano fonti diplomatiche Ue - con cui Berlino ha annunciato lo schema contro il caro-bollette per i tedeschi. «Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario» ha commentato la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, facendo appello «alla compattezza di tutte le forze politiche italiane» e augurandosi che «al Consiglio prevalgano buon senso e tempestività», visto che di fronte alla «crisi energetica serve una risposta immediata a livello europeo». 

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LA LINEA ITALIANA

La richiesta di un vero e proprio asse per l’Italia, insomma. E una linea, quella di parlare a Bruxelles perché Berlino intenda, condivisa da Draghi, che ieri ha avuto contatti diretti con Meloni. In una dichiarazione, il premier ha invitato «a non dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali, proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina. La crisi energetica - ha aggiunto - richiede da parte dell’Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese, di limitare i guadagni eccezionali di produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l’Europa di fronte all’emergenza». 

L’annuncio dello scudo da 200 miliardi di euro da parte del governo di Olaf Scholz - che ha fatto scivolare del 10% la quotazione del metano, a 186 euro al megawattora -, invece, riconoscono fonti Ue, «complica la ricerca di una soluzione comune», e rischia pure di dare un vantaggio competitivo alle aziende tedesche. Le parole utilizzate da Christian Lindner, il falco che a Berlino guida il ministero delle Finanze, del resto, non lasciano dubbi: «Noi siamo economicamente forti, e questa forza economica la mobilitiamo, quando serve, come adesso». 

Toni che secondo alcuni a Bruxelles sembrano riproporre le fughe ognuno per sé delle prime settimane di pandemia. Con l’aggravante che la Commissione «sembra appiattita sulle posizioni tedesche». Tanto che in un “non paper”, un documento interlocutorio che forma la base per le discussioni di oggi, Bruxelles ha bocciato il tetto generalizzato: «Una soluzione radicale che comporterebbe rischi per la sicurezza delle forniture» e finirebbe per dirottare i carichi di Gnl verso i più profittevoli mercati asiatici. L’esecutivo Ue, che continua a indicare la strada dei «negoziati bilaterali con i fornitori “affidabili» - dalla Norvegia all’Azerbaigian, dall’Algeria agli Usa - per chiedere prezzi più bassi, ha aperto semmai a due tipi di tetto più limitati: uno sul metano russo (o quel 9% che ancora arriva) via gasdotto, l’altro sul gas che viene usato per produrre elettricità, una sorta di anticipazione della misura del disaccoppiamento già testata da Spagna e Portogallo, la cosiddetta “eccezione iberica”. Se non fosse che in questa ipotesi «la differenza tra il prezzo amministrato e i prezzi di mercato sarebbe a carico degli Stati»: insomma, bene per chi ha spazio fiscale per intervenire, come ha dimostrato ieri la Germania, decisamente meno per chi ha i bilanci in difficoltà e in particolare per quei Paesi, come l’Italia, che avrebbero un conto salato da pagare perché dipendono molto dal metano nella generazione di elettricità.
Sul tavolo dei ministri Ue, che oggi approveranno la riduzione (un po’ più soft) dei consumi di elettricità e il prelievo sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, c’è anche l’idea avanzata dalla Commissione di definire un indice complementare al relativamente piccolo e altamente volatile mercato Ttf di Amsterdam. In modo da ancorare la definizione del prezzo del gas a un benchmark che seguirebbe le transazioni di Gnl e che potrebbe essere operativo già in inverno.

Ultimo aggiornamento: 12:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA