Parigi richiama l'ambasciatore, la crisi più grave tra Italia e Francia. Allarme del Colle

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Tensioni Italia-Francia, Parigi richiama l'ambasciatore a Roma

di Francesca Pierantozzi

PARIGI Era successo il 10 giugno del 1940, quando Mussolini dichiarò guerra alla Francia, messa già in ginocchio dai nazisti, è successo di nuovo, ieri: l'ambasciatore francese in Italia Christian Masset è stato richiamato a Parigi per consultazioni. E' la crisi più grave degli ultimi settant'anni. Parigi dice basta a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Non li cita, ma in un comunicato dai toni molto duri denuncia «attacchi senza fondamento», «dichiarazioni oltraggiose che tutti conoscono», «senza precedenti dalla fine della guerra». Adesso «la Francia chiede all'Italia di agire per ritrovare la relazione di amicizia e di rispetto reciproco all'altezza della nostra Storia e del nostro comune destino».

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Da Roma arrivano le prime risposte con i tweet e le dichiarazioni di Salvini e di Di Maio, e arriva soprattutto la «grande preoccupazione» del Quirinale. Il Presidente Sergio Mattarella non parla, ma fa sapere che «va ristabilito un clima di fiducia con i paesi amici e alleati». Christian Masset, per ora, non torna a palazzo Farnese. Per quanto tempo? «Impossibile rispondere» dicono a Parigi. Ovvero: dipende dall'Italia. I toni devono scendere. Fino ad oggi la Francia aveva scelto il profilo basso. Non reagire ai vari «Macron ipocrita», o «Macron affamatore del suo popolo», non rispondere (o soltanto in modo tecnico) alle accuse sul «franco coloniale» che impoverisce l'Africa e favorisce l'immigrazione.
 

Poi però c'è stata la mossa considerata di troppo: la venuta in Francia di Di Maio per incontrare una delegazione di gilet gialli. All'Eliseo e al Quai d'Orsay si sono limitati ieri a ripetere, con altre parole, la sostanza del comunicato del Quai d'Orsay. Il richiamo dell'ambasciatore è un gesto che parla da solo. «Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazione a fini elettorali è un'altra - si legge nel comunicato le ultime ingerenze costituiscono un'ulteriore inaccettabile provocazione. Violano il rispetto dovuto alle scelte democratiche di un popolo amico e alleato. Violano il rispetto che si devono i governi democraticamente e liberamente eletti». E' toccato alla ministra per gli Affari Europei Nathalie Loiseau fare i nomi: «Non condividiamo le scelte politiche della Lega di Matteo Salvini o del Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio, ma ognuno dovrebbe concentrarsi sugli affari del proprio paese e fare in modo di avere buone relazioni con i paesi vicini».

Da Beirut, il presidente del Consiglio Conte è subito conciliante: «Non credo affatto che il rapporto sia compromesso: è così antico che qualsiasi passaggio anche istituzionale un po' vivace confido possa essere superato». E su Di Maio alleato dei gilet gialli, Conte ha spiegato: «Ha agito da capo politico del M5S». Qualche parola anche dal ministro degli esteri Moavero: «Il confronto sui rispettivi punti di vista e il dibattito politico per le prossime elezioni europee non possono incidere e non incideranno sulle solide relazioni che ci uniscono da decenni».

LA MAGGIORANZA
Ma Di Maio e Salvini non sembrano proprio pentiti. «Da tempo mi sono detto disponibile ad andare a Parigi anche a piedi ha detto Salvini ci sono tre dossier da risolvere: i 15 terroristi che bevono champagne alle nostre spalle, il governo che ha respinto più di 60 mila immigrati, i nostri pendolari che vengono vessati alle frontiere. Non litigo con nessuno, ma abbiamo porto tutte le guance che potevamo porgere». Quando a Di Maio, assicura che «il popolo francese è nostro amico e nostro alleato», ma «il presidente Macron si è più volte scagliato contro il governo italiano per motivi politici in vista delle Europee». «Con i gilet gialli conferma ho agito da capo politico del M5S». E conclude: il dialogo e la collaborazione con il governo francese sono sempre massimi e siamo disponibili a incontri al più alto livello per trovare soluzioni».
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Giovedì 7 Febbraio 2019, 13:45






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