Sfida sulla flat tax, Conte e Tria frenano: così sanzioni europee sicure

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Sfida sulla flat tax, ministro Tria frena:  così sanzioni europee sicure

di Marco Conti

I presupposti per una nuovo braccio di ferro in stile balcone, settembre 2018, ci sono tutti. Compresa l'eventualità che il consiglio dei ministri di oggi pomeriggio decida un nuovo rinvio anche se non chiudere oggi il Documento di Economia e Finanza significherebbe farlo slittare alla prossima settimana visti gli impegni del ministro Tria a Washington.

LE PERCENTUALI
Un tentativo per trovare un'intesa tra Lega, M5S e titolare del Mef verrà fatto dal premier Giuseppe Conte alle 14 di oggi e prima dell'inizio del Consiglio dei ministri. Il protrarsi della riunione con i cosiddetti truffati dalle banche ha costretto ieri il premier Conte al rinvio ad oggi del vertice. Il vantaggio che potrebbe sfruttare il presidente del Consiglio oggi pomeriggio è quello di poter forse avere al tavolo anche i due vicepremier Di Maio e Salvini che ormai si marcano anche sulle assenze.

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I nodi da risolvere sono ancora molti e il contenuto del Def si intreccia con le misure che dovrebbe finire nel decreto crescita. Gli effetti di quest'ultimo sono infatti decisivi per definire le stime di crescita. Bruxelles prevede per l'Italia uno 0,2% ma in discesa. Il ministro Tria non vorrebbe discostarsi troppo anche per essere fedele ad una promessa di «sano realismo» fatta qualche giorno fa a Bucarest al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. Ai due partner di governo la stima non piace e la vorrebbero almeno doppia rispetto alle previsioni del Mef.


Scendere da una previsione di crescita dell'1% allo 0,2% significa infatti dover ammettere di averle sbagliate tutte, o quasi, nel giro di poche settimane. Invece restare sullo 0,6% significa porre l'Italia in linea con altri paesi europei e scaricare le responsabilità sui governi passati e sulla congiuntura internazionale.
Il problema di via XX Settembre è invece quello di presentare un documento rispettoso delle regole e credibile nella struttura per evitare una procedura per debito che l'Europa potrebbe aprire ai primi di giugno basandosi non solo sulla correzione relativa al 2018 che non è stata fatta, ma anche sull'aggiunta di debito prodotta nei primi sei mesi dell'anno. Ovviamente in uno schema di Def prudente e rispettoso dei parametri poco o nulla può essere riservato alla flat-tax. Un cenno il ministro Tria non lo esclude nell'ambito di un riordino generale del fisco. Il che non significa che la questione non possa essere ripresa a settembre-ottobre, ma mettere nel Def le due paroline o un passaggio molto specifico e dettagliato, come chiede con forza la Lega, significa per il Mef far saltare l'accordo con la Commissione che all'Italia non ha ancora chiesto una manovra correttiva.
In un quadro di finanza pubblica sul filo della bancarotta il gioco al rialzo nella maggioranza si comprende solo guardando alle elezioni di fine maggio. Salvini non sembra disposto a mollare sulla flat-tax, mentre Di Maio lo insegue anche se la sua proposta va in tutt'altra direzione. Toccherà al ministro Tria spiegare che con il pil fermo, il debito in rapida salita e il deficit nominale al 2,4%, è già tanto che il governo non sia costretto a metter mano a maggio - in piena campagna elettorale - ad una manovra correttiva. Non è però detto che questi argomenti bastino a convincere i due leader. Il più convinto sostenitore dell'avvio della tassa piatta già con il Def è Salvini che da qualche tempo è alle prese con sondaggi che danno il Carroccio in discesa e il M5S in risalita ai danni del Pd.
Con i dodici miliardi di costo l'ipotesi della flat-tax nel Def più che un primo mattone è, per i tecnici del Mef, una mattonata sui conti pubblici che si somma a quelle relative ai 23 miliardi da trovare solo per evitare l'aumento dell'Iva. Alla fine un accenno potrebbe essereci con una formula soft tale da indicarla come obiettivo dei prossimi anni mantenendo la progressività - come chiede il M5S - attraverso un sistema di detrazioni e deduzioni fiscali e comunque legata ad una revisione fiscale dove potrebbe entrare anche il capitolo dell'Iva.
 
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Martedì 9 Aprile 2019, 07:26






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