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Terzo polo, Rosato: «Avanti col modello Roma per non far vincere Meloni. Noi la casa dei riformisti»

Lunedì 15 Agosto 2022 di Alberto Gentili
Terzo polo, Rosato: «Avanti col modello Roma per non far vincere Meloni. Noi la casa dei riformisti»

«È arrivato il momento di spiegare che Italia sul serio, quello che viene chiamato Terzo polo, non è una semplice operazione elettorale. Ma ha un'anima ed è un progetto decisivo del Paese». Così Ettore Rosato, presidente di Italia viva e tessitore e artefice della trattativa che ha portato all'accordo tra Carlo Calenda e Matteo Renzi.

E qual'è, Rosato, quest'anima?

«Prima di tutto è il caso di dire che ci chiamano Terzo polo perché ce ne sono già altri due. Ma saranno gli elettori a stabilire la classifica finale. Noi lavoriamo per non essere terzi, non puntiamo al bronzo».

Come fate a pensare all'argento, visto che l'oro appare decisamente irraggiungibile?
«Quando lo scorso anno siamo partiti con Calenda candidato sindaco di Roma, ci accreditavano al 6%. Invece abbiamo chiuso al 20%. E forse ci è mancata l'ambizione per andare oltre, stavolta ce l'abbiamo. Il nostro obiettivo è creare la casa comune dei moderati. Vogliamo offrire una prospettiva a chi non si riconosce più negli estremisti che condizionano gli altri schieramenti. I moderati hanno perso casa, a destra e a sinistra, anche perché sono riformatori. E per averne conferma basta leggere i programmi di Pd e destra, dove prevale l'estremismo, la lotta ai migranti, i diritti civili presentati come clava divisiva».

Dunque?
«Dunque noi vogliamo dare cittadinanza a un moderatismo nei toni e a un riformismo profondo nelle scelte. Con obiettivi reali che riguardano la vita delle persone: serve una politica che si occupi delle bollette, delle imprese che vogliono investire e hanno bisogno di uno stato amico, di interventi veri a sostegno delle famiglie, di un'attenzione all'ambiente che non significhi dire no a qualsiasi cosa».

Calenda sostiene che siete l'antidoto al caos perché offrite proposte credibili ed omogenee di governo. Condivide?
«Assolutamente sì. Siamo un'Italia che guarda con fiducia al futuro e non alimenta le paure per proporre ricette cariche di slogan e nostalgie. Noi alle paure che attraversano il Paese vogliamo dare risposte e fare in modo che esse vengano superate. Non soffiamo sul fuoco per incassare voti».

Meloni e Letta però puntano sul voto utile, di qua o di là, per schiacciarvi...
«Quei due sono alleati di fatto e sono alleati proprio giocando sulla paura dell'altro. Ma il vero voto utile è il nostro, perché siamo noi a dare soluzioni utili per la vita quotidiana degli italiani, senza cavalcare schemi ideologici e proposte mirabolanti e irrealistiche».

Pensa che Renzi e Calenda riusciranno a condurre questa campagna senza prendersi a schiaffoni?
«Ne sono sicuro. Conosco bene Matteo, è un leader che ha saputo tirare fuori la grinta e la capacità di mediazione nelle situazioni più difficili. Calenda è un uomo del fare che sa lavorare in squadra e l'ha dimostrato in anni di governo assieme a Renzi. Tant'è, che la trattativa è stata molto più facile di come è stata descritta».

Anche perché senza intesa rischiavate di estinguervi, di non superare la soglia del 3%.
«Questa storia della sopravvivenza è una balla. Probabilmente la sopravvivenza ce la garantivamo meglio andando ognuno per la propria strada».

Ora il vostro obiettivo è il pareggio, avere un buon risultato per impedire agli altri di vincere. Giusto?
«Il nostro obiettivo è ripetere l'esperienza di Roma, conquistando i voti dei moderati e dei riformisti. Le chiedo: Forza Italia esiste ancora? Il riformismo del Pd c'è ancora? La prima è una succursale di chi ha mandato a casa Draghi, mentre il Pd alla fine ha scelto il massimalismo di Fratoianni. Ebbene, i delusi di questi due partiti sceglieranno noi».

Lei ha scritto questa legge elettorale. Se davvero doveste riuscire, com'è accaduto a Roma, a raggiungere il 20%, cosa accadrebbe?
«La destra non avrebbe i voti per governare da sola. Così potrebbe nascere in Parlamento una maggioranza di larghe intese con Draghi. Non ne ha voglia? Vedremo, uno migliore di lui non ce n'è».

Ultimo aggiornamento: 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA