Europee, la Lega trionfa con il 34%: disfatta M5S, il Pd è secondo. Niente quorum per +Europa

Salvini: «Leale a Conte, subito Tav e flat tax, cambiare vincoli europei»
Boom della Lega che balza al 34,33%, un trionfo che ricorda i fasti della vecchia Dc. Disfatta invece per il M5S che piomba al 17,07%, superato dal Pd di Nicola Zingaretti, al suo primo test nazionale, forte di un incoraggiante 22,70%. Forza Italia si attesta sull'8,79%, molto bene Fratelli d'Italia con un lusinghiero al 6,46%. Niente quorum, invece, per +Europa e La Sinistra. Questo il quadro definitivo di una tornata europea che ha sconvolto radicalmente gli equilibri interni alla maggioranza gialloverde mettendo a rischio la stabilità del governo Conte. 

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Rispetto alle politiche del 4 marzo, di fatto, la Lega raddoppia i voti, mentre i Cinque Stelle li dimezza. Un terremoto politico che potrebbe incrinare definitivamente il rapporto tra i due vicepremier, il grande vincitore Matteo Salvini e il grande sconfitto, Luigi Di Maio, aprendo una stagione politica inedita, piena di incognite. Non a caso Fratelli d'Italia, ribadisce che ormai questo esecutivo è stato bocciato dagli italiani. E che bisogna tornare alle urne. Più cauta Forza Italia che, con Silvio Berlusconi ribadisce che «l'unico progetto credibile e vincente è quello del centrodestra unito». Ufficialmente il ministro dell'Interno, ieri a caldo, e oggi a mente fredda, ribadisce invece che sarà leale, che il suo obiettivo resta l'attuazione del programma di governo sancito dal Contratto. Ma aggiunge che ora non c'è più tempo da perdere. È evidente che forte di questo exploit ovunque, al nord, al centro, come a Lampedusa, il segretario federale avrà un peso enorme in ogni scelta futura del governo. La Lega esce da questo voto con un profilo di «partito nazionale», baricentro di ogni ipotetica coalizione, capace di imporre al governo una road map molto decisa di riforme a lei care, dalla flat tax all'autonomia. Proprio il tema delle tasse potrebbe essere infatti il vero banco di prova per la sopravvivenza del governo. Di contro, il Movimento Cinque Stelle appare tramortito dal tracollo elettorale: dopo l'imbarazzatissimo silenzio di ieri sera, il capo politico Luigi Di Maio tenta di gestire questa difficile fase assicurando piena disponibilità ad «un serio abbassamento delle tasse». 

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«I soldi per la flat tax a favore del ceto medio ci sono: ora facciamola», aggiunge. Ma il punto dolente ora è proprio la tenuta della sua leadership e dell'interno Movimento a fronte di questa batosta. Di Maio per ora non molla, anzi rilancia la sua azione: «Oggi ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5S, Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno - precisa - ha chiesto le mie dimissioni». Ma già si convocano riunioni su riunioni. Oggi nella sede del Ministero dello Sviluppo s'è fatto vedere Alessandro Di Battista. Anche lui evita di parlare di resa dei conti ma vuole vederci chiaro: «Siamo qui per un incontro, per vedere cosa c'è da fare. Uniti abbiamo vinto e uniti abbiamo perso, per me non è una problematica di chi, ma di cosa e di come si fanno le cose». Beppe Grillo, invece, vive con un animo zen questo 'day after' per il Movimento: «Oggi Radio Maria e Canti Gregoriani», scrive su twitter. In questa fase di caos, per ora ancora inesploso, si cerca di ricucire i rapporti: Luigi Di Maio ha chiesto un vertice a tre, con Salvini e Conte. 

 

«Sì, io sono qua oggi, domani, dopodomani», ha risposto disponibile il capo leghista. Quanto a Conte, sul voto ancora silente, ha avuto un colloquio telefonico con la Cancelliera Merkel per un aggiornamento in vista del vertice informale a Bruxelles, di domani: la prima riunione in cui l'Italia si presenta come la testa d'ariete del fronte sovranista all'interno dell'Ue. Un rapporto che si preannuncia pieno di ostacoli. La Commissione europea - anticipa Bloomberg - sta pensando di proporre per l'Italia una procedura di infrazione sul debito del 2018 il prossimo 5 giugno: una mossa che potrebbe aprire la strada a una sanzione da 3,5 di miliardi di euro. In giornata arrivano anche i dati delle amministrative. Tra tutti, ovviamente, quello del Piemonte che passa di mano, dal centrosinistra al centrodestra. Eletto Alberto Cirio vicino al 50 per cento dei consensi. Nelle città rivince il Pd con Nardella a Firenze e Decaro a Bari mentre a Perugia passa il centrodestra con Romizi.

IL DOPO VOTO
«Noi abbiamo avuto 9 milioni di consensi e in Parlamento siamo la metà: mi dicono 'vai a votare, raddoppieresti i parlamentari' ma non rompo in base ai sondaggi e alle convenienze. Io ho dato la parola, sono leale ma basta che si facciano le cose. Se invece di ripartire, però, ricominciano le polemiche con Di Battista che mi attacca, Grillo che mi prende in giro... Gli italiani mi pagano lo stipendio per fare il ministro, non per litigare con loro». Lo afferma Matteo Salvini, a «Porta a Porta».
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Lunedì 27 Maggio 2019, 11:04






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