Lockdown: Milano, Napoli e Torino verso la chiusura. E stretta sui negozi

Domenica 1 Novembre 2020 di Alberto Gentili
Milano, Napoli, Torino verso il lockdown. E stretta sui negozi

L’epidemia morde feroce e il governo corre ai ripari. Accelera, rispetto al timing inizialmente fissato per domenica 8 novembre, quando potrebbe essere decretato il lockdown su scala nazionale che salverà solo fabbriche, aziende, uffici, scuole materne ed elementari, se la curva dei contagi continuerà la sua drammatica escalation. 

Domani, dopo essere andato in Parlamento a illustrare le nuove misure - garantendo quel coinvolgimento sollecitato da Quirinale, maggioranza e opposizione - Giuseppe Conte varerà in serata un nuovo Dpcm. Allo studio la chiusura dei confini delle Regioni a più alto rischio (o di tutte le Regioni) per evitare la diffusione del contagio, ma il Cts l’ha bocciata («meglio interventi provinciali) e dunque questa ipotesi dovrebbe tramontare. Possibile una stretta su alcune attività, come parrucchieri, centri estetici e la riduzione degli orari di apertura dei negozi. Più l’introduzione della didattica a distanza anche per le scuole medie e maggiori risorse per i Covid-Hospital.

Non solo. Oggi, in un incontro tra il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, i governatori, i rappresentanti di Comuni e Province, potrebbe essere decisa l’istituzione di «zone rosse mirate» nelle città o nelle aree più colpite dal virus come Milano, Napoli, Genova, Torino e in parte del Nord-Est. L’imperativo: «Fermare il contagio».

L’accelerazione viene decisa in un lungo vertice a palazzo Chigi, iniziato all’ora di pranzo e terminato dopo quasi cinque ore. Conte, i ministri Roberto Speranza (Salute), Dario Franceschini (Cultura), Alfonso Bonafede (Giustizia), Teresa Bellanova (Agricoltura), Boccia e il commissario all’emergenza Domenico Arcuri ascoltano il report settimanale illustrato dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), Agostino Miozzo, dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e dal capo dell’Istituto superiore della sanità, Silvio Brusaferro. Gli esperti gettano sul piatto i dati allarmanti dell’ultima settimana e chiedono, a causa «della diffusione non controllata del virus», «misure urgenti». Di fatto sollecitano un nuovo giro di vite a una settimana del varo dell’ultimo Dpcm, quello con la chiusura alle 18 di bar e ristoranti e con cinema, teatri, palestre, sport dilettantistico sbarrati per Covid. E che è già vecchio.

Terminata l’illustrazione del report, la riunione diventa politica. Si esclude di anticipare il lockdown nazionale: «Aspettiamo di capire se le misure varate sette giorni fa sortiranno gli effetti sperati», frena Conte con il sostegno di Bonafede e Bellanova. Ma si decide di seguire l’indicazione degli esperti che hanno suggerito «chiusure territoriali mirate». Zone rosse, insomma. Più forse lo sbarramento di alcuni (Lombardia, Piemonte, Campania, Liguria, Valle d’Aosta, provincia di Bolzano) o di tutti i confini regionali. «Ma dovrà essere il Cts a dare indicazioni certe in base all’indice di rischio», è l’accordo. E il Comitato boccia in serata quest’ultima opzione.
 

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Speranza chiede la convocazione urgente del Comitato, chiamato a esprimere la sentenza di lockdown per città come Milano, Torino, Napoli, Genova e le loro aree metropolitane. Ma anche altre zone potrebbero essere sbarrate.

Conte nel frattempo con i capidelegazione stabilisce il timing delle prossime mosse. Questa mattina l’incontro tra Boccia, Speranza e i rappresentanti degli Enti locali. Nel primo pomeriggio nuovo vertice dei capidelegazione che alle cinque verrà allargato ai capigruppo di maggioranza. Ma soprattutto Conte lunedì, così come concordato con i presidenti di Camera e Senato, illustrerà le misure alle 12 a Montecitorio e alle 17 a palazzo Madama. E solo dopo, in serata, arriverà il via libera al Dpcm.

La nuova stretta segna un’escalation e il premier, su suggerimento del Quirinale e su pressing del Pd, prova a coinvolgere le opposizioni. Da qui un giro di telefonate con Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani per invitarli «a indicare loro rappresentanti, in modo da instaurare già» da oggi «un tavolo di confronto permanente con il governo». La risposta dei tre leader è tutt’altro che incoraggiante: «Il governo ipotizza adesso una “cabina di regia”. Il ravvedimento appare tardivo» ed è volto a cercare di coinvolgere l’opposizione nelle scelte sbagliate del governo». Della serie: non mettiamo la faccia sulla nuova stretta.

Della necessità di una nuova stretta è convinto Paolo Gentiloni: «E’ inevitabile arrivare a decisioni drastiche con lo sforzo di salvaguardare alcuni aspetti della nostra vita sociale come il lavoro e il sistema di istruzione soprattutto per i giovani», ha detto al “Festival dell’ottimismo” de “Il Foglio” il commissario europeo.
 

Serrata per parrucchieri ed estetisti: nuovi orari per le attività commerciali

Aperture ridotte per ridurre i contatti

L’ipotesi sul tavolo ricalca quanto già avvenuto per bar, ristoranti e pasticcerie. Le attività di vendita al dettaglio infatti potrebbero essere interessate da una riduzione dell’orario lavorativo con serrata alle ore 18. Il tutto per evitare, proprio come avvenuto con i servizi di ristorazione, che nelle ore serali le persone finiscano con l’accalcarsi agli ingressi dei locali o, peggio, a bordo dei mezzi pubblici su cui si è dimostrato difficilissimo garantire un distanziamento adeguato. Proprio come accaduto anche a marzo però, il provvedimento non sembra riguardare le rivendite di generi alimentari come i supermercati. Sarà quindi possibile continuare a fare la spesa normalmente, fatte salve limitazioni regionali ci coprifuoco. 

Stop a coiffeur e barbieri

Chiusura totale per parrucchieri e centri estetici. All’interno del Dpcm, che dovrà passare al vaglio del Parlamento, delle Regioni e del Cts e quindi potrebbe subire modifiche, sembra che troverà spazio anche la serrata totale per tutte le attività che si occupano di cura della persona. Al pari dei vari centri scommesse, sale bingo, cinema e teatri infatti, i parrucchieri non verranno più considerati essenziali. Per il momento erano stati salvati solo dai rigidi protocolli stabiliti in occasione del primo lockdown che, numeri alla mano, sembrano aver consentito lo svolgimento delle attività senza causare alcun focolaio. Con gli indici Rt così elevati però, la necessità è limitare gli spostamenti. 

Risorse per Covid hospital

Dopo mesi in cui probabilmente si è fatto troppo poco per adeguare le strutture ospedaliere esistenti alle nuove necessità dettate dall’emergenza sanitaria, con l’esplosione dei contagi sono tornati prepotentemente al centro della discussione politica i Covid hospital. Si tratta di quelle strutture riconvertite e ‘isolate’ per ospitare solo pazienti che sono risultati positivi al virus. Servono più fondi per fare in modo che la transizione sia possibile, basti pensare che nella giornata di ieri la sola regione Piemonte ha trasformato 16 presidi ospedalieri. Non è chiaro quale possa essere l’entità delle risorse, quello che è certo è che i fondi servono eccome. 

Si valuta un cordone per le Regioni in crisi

Sul tavolo del governo anche il divieto di oltrepassare i confini regionali (se non per motivi di lavoro o di salute). Con grande probabilità la misura non interesserà per intero la Penisola ma, via via, sarà imposta in alcune regioni tenendo conto dei dati disponibili al momento. Le più a rischio in questo momento a causa di un indice di trasmissione del virus particolarmente preoccupante sono Lombardia, Campania, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano. Osservati speciali, però in una situazione considerata di poco migliore, anche Lazio e Toscana che, quindi, potrebbero essere toccate dal provvedimento solo in un secondo momento. 

Ultimo aggiornamento: 12:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA