Governo, braccio di ferro Conte-Renzi. Premier: non faccio il Ter. Nodo nomine

Venerdì 14 Febbraio 2020
Renzi, sferzata al premier: «Se vuole ci cacci». La replica: no a Conte ter

Giuseppe Conte nega di lavorare a un suo «governo ter». Matteo Renzi smentisce di voler essere lui a rompere. Ma tra i due prosegue una partita che rischia di far saltare l'esecutivo. Il giorno dopo lo strappo dei renziani in Consiglio dei ministri, nessuno apre formalmente la crisi. «Porte aperte a Iv», dice il premier, che ai renziani chiede un chiarimento. E Italia viva annuncia che la prossima settimana voterà la fiducia al governo sul decreto Milleproroghe alla Camera. Ma Renzi non depone le armi sulla prescrizione, mantiene la minaccia di una mozione di sfiducia al ministro Bonafede, e porta avanti la sua guerriglia in Senato. È quello il campo di battaglia. 

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Il Pd dice che l'unica alternativa a questa maggioranza è il voto. Ma a Palazzo Madama è pronta a muoversi una pattuglia di senatori in soccorso del governo, magari proprio per un «Conte ter». La prima prova sarà il decreto sulle intercettazioni, in Aula martedì e sul quale il governo dovrebbe mettere la fiducia. «Se la voteremo? Dipende...», rispondono fonti renziane. Il presidente del Consiglio riunisce i ministri membri del Comitato per gli affari europei, poi vola a Gioia Tauro per presentare il piano per il Sud e in serata presiede il tavolo di governo per la riforma fiscale (presente Iv). Il messaggio è chiaro: «Ho un programma da realizzare e ho chiesto la fiducia per quello. Se mi fido di Renzi? Non do spazio a personalismi. Ma Renzi che dice del Sud, niente?», dice il premier in Calabria tra gli applausi della platea. 

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Gli fa sponda il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che sottolinea i «risultati concreti» che si ottengono quando si spegne propaganda e polemiche. Ma i contatti con Iv risultano al lumicino e il premier viene descritto irritato con Renzi, determinato a sterilizzarne le sortite. Il suo obiettivo, secondo i renziani, è «cacciarli» dalla maggioranza e dar vita a un suo governo «ter». Di più. «Zingaretti - sostiene un dirigente di Iv - gli propone di andare al voto appena possibile e fare il leader della coalizione con una lista modello Dini». Ma la finestra del voto, causa referendum per il taglio dei parlamentari, è chiusa fino a settembre, tanto che c'è chi ipotizza in caso di crisi un governo istituzionale guidato da una figura come il ministro Luciana Lamorgese.

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Perciò per i renziani il disegno di Conte sarebbe un «ter»: a provarlo citano un audio del portavoce del premier, Rocco Casalino, che cita proprio quello scenario, anche se da Chigi parlano di una battuta. Gli alleati-avversari accusano Renzi di puntare a ottenere una legge elettorale più favorevole e più nomine, quando a fine marzo si rinnoveranno i vertice delle grandi partecipate pubbliche: «Non a caso - nota un Dem - minaccia di sfiduciare Bonafede proprio a fine marzo». Il tavolo nomine è già aperto, anche se Roberto Gualtieri dice solo che ai vertici «non ci saranno politici». Iv dovrebbe restare a bocca asciutta su Agcom e Autorità per la privacy, dove Fi dovrebbe ottenere un posto in quota opposizione. «Ma più in generale i dirigenti vicini ai renziani - dicono fonti 5s - sono in bilico». Tra gli esempi si fa il nome di Francesco Starace che all'Enel potrebbe essere sostituito e già si citano Carlo Tamburi (Enel), Stefano Donnaruma, Luigi Ferraris (Terna). «Se vuole Conte ci cacci, siamo alleati non sudditi», torna ad attaccare Renzi, che nei prossimi giorni sarà all'estero.

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Il suo obiettivo sarebbe quello di sostituire Conte con un altro premier e magari una maggioranza «con un pezzo di M5s, quasi tutto il Pd e una parte di centrodestra». I nomi? Si citano Gualtieri o Mario Draghi, Pier Carlo Padoan, Marta Cartabia, Paola Severino. Il Pd fa sapere che non sosterrà un'operazione del genere: «Nessun mio governo - dice Gualtieri - Conte arriverà a fine legislatura». Ad alzare la temperatura potrebbe essere la manifestazione M5s in programma sabato. Critico è l'appuntamento di martedì al Senato, dove in Aula è atteso il decreto intercettazioni. Il governo potrebbe mettere la fiducia per «sventare» un emendamento Fi sulla prescrizione che Iv voterebbe con l'opposizione. Con la fiducia Renzi dovrebbe votare a favore o al più uscire dall'Aula. Ma i suoi non sciolgono la riserva. E sul «lodo Conte bis», inserito nella riforma del processo penale, fanno muro («Così non votiamo la riforma», dice Rosato). Di prescrizione si riparlerà alla Camera, dove si vota la legge del forzista Costa: il «lodo» potrebbe essere inserito lì, ma è più probabile un percorso più lento e un tentativo anche dei Dem di cambiare ancora il testo.

Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 00:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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