Ddl Zan, asse Lega-Renzi. Tra Pd e M5S almeno 12 no: è allarme franchi tiratori

Martedì 6 Luglio 2021 di Emilio Pucci
Ddl Zan, asse Lega-Renzi. Tra Pd e M5S almeno 12 no: è allarme franchi tiratori

La maggioranza traballa ogni giorno di più, con possibili ripercussioni sul governo. Il terreno di scontro è il ddl Zan. Oggi il centrodestra al Senato voterà contro la calendarizzazione in Aula del provvedimento per il 13 luglio ma Iv, anche se preferirebbe prendere altro tempo, non si metterà di traverso alla richiesta di Pd, Leu e M5s. La conferenza dei capigruppo è prevista per le ore 11. «Troviamo la mediazione e poi andiamo in Aula», la proposta della Lega. «Non siamo disponibili a trattare», la posizione di dem e pentastellati. Si naviga a vista ma è scoppiata di nuovo la guerra tra Iv da una parte e gli ex rosso-gialli dall'altra.

 

Ddl Zan, allarme franchi tiratori 


«Sta accadendo la stessa cosa di sei mesi fa sul Conte-Draghi: i social ci massacrano senza sapere di che cosa stanno parlando», denuncia Renzi, che propone di togliere i punti controversi su identità di genere e scuola per evitare che la legge venga affossata. I dem attaccano l'ex presidente del Consiglio: «Sta facendo accordi con Salvini, si è consegnato al centrodestra».

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Per ora tirano dritto, inviteranno i senatori a non chiedere voti segreti, affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Ma proprio nel gruppo del partito del Nazareno si contano almeno 6 malpancisti, tra cui anche un membro del governo. E perfino in M5S, anche se il capogruppo Licheri assicura che «manterremo la parola data», c'è un manipolo di pentastellati che puntano a modificare l'impianto del testo. Al momento sarebbero cinque i voti M5S attenzionati ma nel segreto dell'urna, complice lo scontro tra grillini e contiani, potrebbero essere di più, c'è chi dice 12 totali almeno. Defezioni che in realtà potrebbero essere compensate da 6 esponenti azzurri che hanno fatto sapere al Pd di poter convergere, qualora dovessero esserci voti non palesi nell'emiciclo.

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PARTITA LA CONTA
Insomma è partita la conta. E i fari ovviamente sono puntati su Iv che ha annunciato la presentazione di emendamenti che ricalcano il testo Scalfarotto e che otterrebbero i voti dei lumbard e degli azzurri. I renziani chiedono che vengano discussi in Commissione. «La Commissione è ostaggio della Lega, basta perdere tempo», dicono i dem. L'allineamento tra i renziani e il centrodestra è nei fatti, da qui le accuse reciproche tra Italia viva e il Pd. Il presidente della Commissione Giustizia Ostellari oggi presenterà la sua proposta che raccoglie, oltre l'eliminazione del termine «identità di genere», anche l'invito di Iv al rispetto dell'autonomia scolastica, lasciando libertà di scelta agli istituti in merito alle iniziative contro l'omofobia da svolgere in classe. «Noi vogliamo salvare la legge», ribadisce il senatore di Rignano. Salvini rilancia la sfida a Letta: «Togliamo le scuole, i bimbi, la cui educazione spetta a mamma e papà, i reati di opinione, le censure e concentriamoci sulle punizioni di chi abusa o aggredisce due ragazzi o due ragazze che hanno tutto il diritto di amarsi». Poi l'accusa al segretario: «E' accecato dall'ideologia e così facendo danneggia anche gay e lesbiche che chiedono rispetto e tutela».


Il Pd gli risponde per le rime: «Non è credibile», sottolinea il capogruppo in commissione Giustizia Mirabelli. Gli ex rosso-gialli sono a caccia di voti, guardano al gruppo misto (più della metà è per il sì). «Questo di Renzi è un suicidio politico, la sua posizione sta facendo scivolare l'Italia verso l'Ungheria di Orban», l'affondo della Cirinnà. Anche la morte della Carrà finisce per dividere i duellanti. «C'era ancora bisogno di lei per combattere le discriminazioni», dice Zan che si rivolge a Iv «che è azionista di maggioranza di questa legge. Attenzione il messaggio - non prestatevi alla trappola della Lega. I voti ci sono per approvarla». Dopo l'approdo in Aula del ddl Zan si aprirà però una nuova partita anche se la strada del confronto è in salita: «Pd, M5S e Leu vogliono morire con la bandierina in mano», l'accusa dei leghisti. In Aula si comincerà a trattare ma anche se si riuscisse e per ora non è così ad evitare lo strappo il provvedimento comunque avrebbe vita difficile nel suo viaggio alla Camera dove i numeri sono differenti. La prospettiva di un accordo blindato invocata da Iv non c'è e la tensione è destinata ad aumentare.
 

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 09:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA