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Draghi rientra in anticipo da Madrid e Conte va al Quirinale: tensione con i 5Stelle. Palazzo Chigi: il governo è saldo

L’avvocato: «Il premier ha chiesto a Grillo di rimuovermi». Palazzo Chigi smentisce. La telefonata per ricucire: «Abbiamo cominciato a chiarirci, ci vedremo presto»

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Francesco Malfetano
Draghi: «Ho parlato con Conte, governo non rischia. Settanta militari e sistema di difesa Usa in Italia»

 «No, il governo non rischia». Tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte alla fine a mettere ordine ci pensa Mario Draghi. A margine del vertice Nato di Madrid il premier è infatti costretto ad intervenire per porre un freno ai retroscena cinquestelle che lo vedrebbero protagonista di una battaglia contro il suo predecessore proprio mentre la maggioranza traballa su Ius Scholae e balneari. Tant’è che poi il premier lascia in anticipo il vertice spagnolo per rientrare a Roma. Ufficialmente perché oggi c’è in programma un cdm sul caro bollette. Ma sul punto si allunga qualche ombra perché intanto Conte si è recato al Quirinale e ha avuto un colloquio di un’ora con Sergio Mattarella. 

La valanga

A innescare la valanga è il sociologo Domenico De Masi - da sempre vicino a Grillo - secondo cui l’ex comico gli avrebbe confidato di una telefonata tra lui e Draghi, in cui il premier gli avrebbe chiesto di rimuovere Conte dal M5S «perché inadeguato». Una conversazione i cui contenuti Palazzo Chigi smentisce categoricamente, bollando il tutto come «falsa». E lo stesso fa già in mattinata il fondatore che bolla come «storielle» il tutto parlando ai cronisti che lo tampinano per Roma. Per poi annullare il vertice con la delegazione grillina al governo nel pomeriggio e aggiungere a sera: «Ogni volta vengo strumentalizzato e raccontano cazzate su di me e su Draghi...». Le voci nel M5S però corrono rapide. «Siamo sotto attacco» è il messaggio che si legge più spesso nelle chat. La comunicazione pare fiutare l’opportunità. Dopo giorni difficili, Conte può compattare le truppe. «Grillo mi aveva riferito di queste telefonate - dice l’avvocato - noi siamo una comunità e lavoriamo insieme, quindi ero stato informato. Lo trovo semplicemente grave, che un premier tecnico, che ha avuto da noi sin dall’inizio l’investitura per formare un governo di unità nazionale, si intrometta nella vita di forze politiche che lo sostengono peraltro». Un attacco a cui Draghi non può non dare una risposta. E allora il premier cerca Conte al telefono (ricevendo una risposta solo in un secondo momento). I due si confrontano. Palazzo Chigi non racconta i dettagli della telefonata. Dal M5S invece trapela qualcosa sulla «dura» conversazione: «Conte ha spiegato che non è nulla di personale - dice chi gli era vicino in quei momenti - ma è una questione di democrazia». E, aggiungono, ha pregato il premier di dire «chiaramente» se hanno intenzione «di cacciarci dal governo». «Prima la risoluzione sulle armi, poi l’inceneritore all’interno del Dl Aiuti e poi la questione Superbonus». L’intera retorica cinquestelle del “noi contro tutti” condensata in pochi minuti. Impossibile però confermare che sia andata davvero così. A rendere pubblica in prima battuta l’esistenza della telefonata tra l’ex premier e Draghi, è quest’ultimo: «Con Conte ci siamo parlati poco fa - dice - abbiamo cominciato a chiarirci, ci risentiamo domani (oggi ndr) per vederci al più presto». In più l’ennesima precisazione sulla tenuta dell’esecutivo: «No, il governo non rischia». Ma poi la vicenda assume dimensioni impensabili, e da palazzo Chigi sono costretti a intervenire per smentire De Masi: «Il premier non ha mai detto o chiesto a Beppe Grillo di rimuovere Giuseppe Conte dal M5S».
 

La risposta

Ma «non è questo il punto» ragionano i parlamentari cinquestelle. «Se smentisce è perché è andata così» spiegano entusiasti. Poco importa se - dichiarazioni alla mano - il premier abbia fatto molta attenzione a non sfiorare neppure verbalmente l’idea di una smentita. Del resto, fa notare chi d’abitudine si muove in queste schermaglie, «il presidente del Consiglio non ha bisogno di smentire una voce messa in giro da un sociologo, che avrebbe parlato con Grillo che avrebbe parlato con il premier. Siamo seri su! Sono schermaglie grilline». E anche Di Maio, che queste schermaglie le conosce bene, interviene: «Dibattito surreale. Queste dinamiche rischiano di indebolire la credibilità dell’Italia. Non si può essere “responsabili” solo la domenica, creando tensioni e instabilità per tutta la settimana». Del resto che il caos abbia a tratti preso il sopravvento a via Campo Marzio è la cronaca dei giorni scorsi. E la discesa di Grillo di certo non ha aiutato. Tant’è che nemmeno sul limite al secondo mandato si è raggiunto un vero accordo. Per il fondatore la regola è intoccabile. Ma non tutti gli eletti sono convinti. E allora, spiegano i vertici, «la situazione è congelata e il voto (promesso entro fine mese ndr) è rimandato». Intanto Giancarlo Cancelleri, due volte consigliere in Sicilia e ora sottosegretario del ministero delle Infrastrutture, è costretto a ritirare la sua candidatura per le primarie con il Pd in vista delle Regionali d’autunno. «Ecco, ora va con Di Maio» si lamentano i più rassegnati al costante calo dei consensi e all’essere finiti ai margini dell’esecutivo. «Il Movimento rischia di svuotarsi, serve coesione» aggiungono. E la giornata di ieri sembra essere l’ultima mossa di una strategia che, una recriminazione alla volta, creerà qualche problema al governo. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA