Covid, Conte: «Zona rossa in 4 regioni. E Natale senza il cenone»

Giovedì 5 Novembre 2020 di Marco Marco Conti e Mauro Evangelisti
Covid, Conte: «Zona rossa in 4 regioni. E Natale senza il cenone»

Alla fine Giuseppe Conte ha deciso che occorreva mettere un punto e finirla con riunioni, meeting a distanza, telefonate del ministro Boccia a questo o quel presidente di regione. Si parte da domani con l’Italia divisa in tre zone e con il ministro della Salute Roberto Speranza che monitora, sente, e poi decide in quale fascia inserire regioni e territori. Dopo due settimane di trattative e dpcm Giuseppe Conte è convinto di aver messo in piedi un meccanismo automatico che per un po’ dovrebbe sollevarlo da pressioni, allarmi di virologi e preoccupazioni di ministri.

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Il secondo tempo di una partita durissima deve però ancora cominciare perché, anche se il presidente del Consiglio insiste molto nella conferenza stampa sul ministro Speranza che decide «sentite le regioni», è evidente che la battaglia con i “governatori” che si sentono penalizzati è solo all’inizio. «Una volta condiviso l’impianto» delle misure restrittive, spiega Conte, «le conseguenze sono automatiche, perché basate su criteri predefiniti e oggettivi che sfuggono da qualsiasi contrattazione. Non si può negoziare o contrattare sulla pelle dei cittadini, non lo farà Speranza né i presidenti delle singole regioni». Eppure è la trattativa che è andata in scena sino a metà pomeriggio con i presidenti di regione, soprattutto il lombardo Fontana e il ligure Toti, a discutere di criteri e parametri. Un braccio di ferro al quale Conte ha dato ieri sera un taglio concedendo lo slittamento di un giorno in modo da far svuotare frigo e allineare l’entrata in funzione della misure con il decreto “ristori-bis”. Prima di piegare la curva dei contagi Conte ha dovuto piegare i presidenti di regione che chiedevano misure restrittive, a patto percò che fossero nazionali, in modo da mettersi a riparo da accuse e confronti con regioni più virtuose.

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LA SCELTA
Ma l’inserimento della Lombardia quando, sostiene la capogruppo di FI Maria Stella Gelmini, «non c’è trasparenza sui meccanismi che definiscono le fasce», approfondisce il solco con l’opposizione che conta due partiti su tre con leader lombardi: Berlusconi e Salvini. La disputa, in una giornata convulsa nella quale è poi slittato un decreto varato la sera prima, è stata tutta nelle scelte fatte su dati dell’Istituto Superiore di Sanità della settimana precedente. Conte lo ammette, anche se dice di «non essere un tecnico», ma giustifica la scelta con l’esigenza di avere un periodo congruo di tempo sul quale ha lavorato l’Iss. La scommessa di Conte e della sua maggioranza su una regione che sarà chiamata al voto il prossimo anno per rinnovare sindaco di Milano e governatore, è notevole anche se i dati della diffusione della pandemia parlano chiaro. 


«I mercati credono in quello che facciamo» e anche se «non ho mai detto che ci sarà un Natale con veglioni, cenoni, baci e abbracci, penso - sostiene Conte - che rispettando le regole, possiamo arrivarci con un margine di serenità».


Oltre alla Lombardia nella fascia rossa, con un sostanziale lockdown, ci sono Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta. Due quelle nell’area intermedia, l’arancione, con misure meno rigorose: Puglia e Sicilia. Infine, nella fascia gialla, con una serie di limitazioni meno severe tutte le altre, a partire da Lazio, Abruzzo, Campania, Marche ed Emilia-Romagna. Quali sono le differenze tra le differenti fasce? Nelle regioni gialle coprifuoco alle 22 (senza motivo e autocertificazione non si potrà circolare), didattica a distanza alle superiori, capienza ridotta al 50 per cento nei trasporti pubblici. Nelle regioni arancioni stesse misure delle gialle ma vietati anche spostamenti in entrata e in uscita, vietato spostarsi anche in un altro comune differente da quello di residenza, chiusi bar e ristoranti (ma consentito l’asporto e la consegna a domicilio). 


Nelle rosse valgono tutte le limitazioni previste per le arancioni, ma di fatto ci sarà un lockdown visto che non si potrà uscire di casa (salvo ragioni di lavoro e salute), chiusi i negozi, la didattica a distanza si farà anche nei primi due anni delle medie.


Rispetto allo scenario dei giorni scorsi, stilato sulla base dell’ultimo report della cabina di regia del Ministero della Salute che venerdì aveva valutato i 21 indicatori, qualcosa è cambiato: la Campania è finita nella fascia gialla, ad esempio, così come la Liguria. Lombardia e Piemonte contestano di essere state inserite nella fascia rossa, malgrado l’Rt sopra 2. Il governatore Attilio Fontana ha spiegato: «Ci stanno giudicando sulla base di dati vecchi, perché il nostro indice di trasmissione ora è già sotto 2».

Stessi ragionamenti dal Piemonte, ma i tecnici della cabina di regia hanno avuto un doppio problema nel fornire le indicazioni al ministro della Salute Speranza, che ha dovuto scrivere l’ordinanza: non solo i dati scattano una fotografia ferma alla settimana scorsa, ma per alcune regioni sono incompleti. Se si va a vedere il report, la dicitura “non valutabile” proprio perché non sono stati trasmessi tutti i dati necessari - ricoveri, tempi di diagnosi, tamponi, personale impegnato nel tracciamento - compare ad esempio per la Valle d’Aosta che da tre settimane non fornisce dati puntuali. Anche Liguria e Campania, per una settimana, non hanno fornito con capillarità i dati. Sorprende il posizionamento della Campania (anche ieri oltre 4.000 nuovi casi) nella fascia a minore rischio: formalmente gli indicatori, sulla cui completezza comunque la cabina di regia ha sollevato problema, non segnalano un rischio alto, ma dagli ospedali arrivano notizie preoccupanti.


Il prossimo report arriverà domani, ma per essere promosse in un’area a minor rischio comunque le Regioni dovranno aspettare almeno 14 giorni. A completare lo scenario i dati di ieri che sostanzialmente confermano un raffreddamento della curva (altri 30.550 casi positivi su 211.831 tamponi) che continua a salire, ma in modo meno inarrestabile di due settimane fa quando ogni sette giorni il dato raddoppiava. Dopo il picco di ieri, con oltre 200 ricoveri in terapia intensiva, c’è stata una frenata, 67 posti in più occupati, ma resta per il secondo giorno consecutivo altissimo il numero dei decessi, 352. Conferma Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute: «Abbiamo avuto un forte aumento del numero dei casi di positività a Sars-CoV-2 che raddoppiavano all’incirca ogni settimana. Adesso vediamo una certa stabilizzazione a livelli piuttosto elevati, circa 30mila casi al giorno. Ci auguriamo di vedere qualche segnale positivo nelle prossime 2 settimane».
 

Ultimo aggiornamento: 14:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA