Conte avverte Di Maio e Salvini: dialogo con la Ue o lascio

Conte avverte Di Maio e Salvini: dialogo con la Ue o lascio

di Marco Conti

L'intenzione di affondare il coltello non c'è. A Bruxelles in questi giorni si discute molto di nomine, oltre che di Brexit, e il problema dei conti pubblici italiani può continuare a restare sullo sfondo a patto che il governo Conte si mostri disponibile a trovare una soluzione con la Commissione. Questo è il ragionamento che in via XX Settembre, sede del ministero dell'Economia, si continuava a ripetere anche ieri, giornata di silenzio per i due vicepremier che stasera, o più probabilmente domani, incontreranno a palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte.

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I PATACONES
Un vertice molto annunciato, e altrettanto atteso, che dovrebbe disegnare la fase2 del governo gialloverde. Però, prima di stendere le priorità dei prossimi mesi, Conte vuole vederci chiaro sulle intenzioni dei due leader di andare avanti. Il banco di prova, o la prova d'amore nei confronti dell'esecutivo, è a portata di mano e si chiama procedura d'infrazione. Alla lettera della Commissione Ue l'Italia è chiamata a rispondere a breve aprendo di fatto una trattativa con Bruxelles complicata ma non senza speranza. Importante, per Conte e il ministro Tria, poter trattare con i commissari Ue potendo contare sulla compattezza della maggioranza e del governo.

Questa era la richiesta fatta solo una settimana fa dal presidente del Consiglio e alla quale i due vice hanno dato risposte quantomeno contraddittorie. Alle rassicurazioni verbali sono infatti seguite polemiche e bordate. Su tutte quelle relative all'idea dei mini-Bot lanciata dalla Lega e ribadita con una mozione dal Parlamento. Una sorta di «soldi del Monopoli», o novelli patacones argentini, che dovrebbero servire per pagare - come appunto si fece nel 2001 a Buenos Aires - i debiti della pubblica amministrazione e che non a caso piacciono molto al sudamericano Di Battista. Ieri, parlando dal G20 giapponese, Giovanni Tria ha però tenuto il punto dicendo che il tema dei mini-Bot non è argomento di governo.

Una sconfessione piena degli auspici dei due vicepremier che fingono di non sapere che i ritardati pagamenti dello Stato sono dovuti ad una mancanza di risorse che non è possibile supplire stampando moneta a meno che non si decida di portare l'Italia fuori dall'euro. Premier e ministro dell'Economia condividono la stessa linea e, supportati anche dal Quirinale, intendono convincere Bruxelles che non serve una manovra correttiva ma solo una sistemazione tabellare di alcune voci del bilancio pubblico per rientrare nei parametri. L'idea è di dirottare i risparmi di Reddito e Quota100 sul deficit e promettere che non ci saranno risorse aggiuntive per sanità e pubblico impiego. In questo modo, secondo la Commissione, l'Italia non rientrerà subito nei parametri del 2,1% ma resterà poco sotto il 3% in modo da evitare la procedura e rimandando alla legge di Bilancio di ottobre - e alla nuova Commissione - ulteriori trattative e possibili limature.

Se è questa la cornice di disponibilità che la Commissione è destinata a concedere, Conte e Tria poco comprendono le intemerate dei due vicepremier in grado solo di allarmare i mercati e scoraggiare gli investitori. Trattare con Bruxelles, ma arrivare comunque ad un accordo, è la linea che Conte vuole proporre ai due leader e sulla quale non intende mollare, anche a costo di dover cedere il passo. Anche se Di Maio e Salvini continuano a marcarsi stretto - e poco gradiscono dover fare i conti con un premier in grado di dettare, dopo mesi, una strategia autonoma - è complicato per loro sfilarsi senza dover rischiare di restare con il cerino in mano in un momento particolarmente delicato per il Paese.

IL MONOPOLI
Il vertice è la prima occasione che i tre hanno per guardarsi negli occhi dopo il ribaltone sancito dalle elezioni Europee. Salvini intende dettare l'agenda della Fase2 e lo fa già con la riunione del consiglio dei ministri di domani dove verrà varato il secondo decreto-sicurezza. Il via libera definitivo alla Tav, come le intese sull'autonomia e il possibile rimpasto con la sostituzione dei ministri Grillo e Toninelli, rappresentano per il M5S un boccone amaro, ma forse l'unico in grado di poter permettere al governo di andare avanti per qualche altro mese. Il vertice a tre seguirà l'incontro che Conte ha oggi con il tedesco Weber che il Ppe candida per la guida della Commissione. L'Italia ha pronti due possibili candidati per la poltrona di commissario, il ministro Moavero Milanesi e il sottosegretario Giorgetti, ma è ancora molto incerta la delega che sarà assegnata all'Italia.
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Lunedì 10 Giugno 2019, 07:25






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