Calenda, parte la corsa: «Agenda Draghi e Pnrr le radici del Terzo polo»

Il leader di Azione: «Basta promesse il Paese ha bisogno di soluzioni vere». Giovedì presentazione del programma con Carfagna, Bonetti, Gelmini. Ma senza Renzi

Lunedì 15 Agosto 2022 di Alberto Gentili
Calenda, parte la corsa: «Agenda Draghi e Pnrr le radici del Terzo polo»

Ora che Giorgia Meloni ed Enrico Letta hanno svelato i propri programmi elettorali, Carlo Calenda ricomincia da Mario Draghi. Dalla sua agenda. «Ma destra e sinistra si ricordano che esiste il Pnrr? In questo fiorire di programmi fantasmagorici, flat tax, doti ai diciottenni, bonus improbabili, cambiamenti istituzionali, sembra scomparso. Per noi si parte da qui: come implementare il Pnrr. Basta promesse», twitta il leader di Azione, Carlo Calenda, front runner di “Italia sul serio”. Insomma, Calenda ritorna alle origini. A quelle che chiama «le radici» del Terzo polo, che vuole essere la casa comune di moderati e riformisti, «per mandare in stallo le coalizioni di destra e di sinistra, disomogenee e non credibili, e cercare dopo le elezioni di andare avanti con Draghi».

«In queste ore», spiega Calenda al Messaggero, «se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori. La sinistra, ma soprattutto la destra squaderna proposte irrealistiche che porterebbero il Paese al default. Ebbene, noi invece partiamo dalle cose concrete. Vogliamo implementare il programma che stava portando avanti Draghi, presentando delle proposte tematiche e indicando le risorse necessarie per ogni capitolo di spesa per quella che è la nostra idea di Paese».
Ciò avverrà giovedì, quando Calenda presenterà il programma “figlio” dell’azione del governo Draghi assieme alle ministre Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Elena Bonetti e al presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin. Tre ministre che «saranno lì a dimostrare che siamo noi i legittimi titolari dell’eredità dell’esecutivo Draghi. Perché è facile lanciare promesse elettorali irrealizzabili», teorizza Calenda, «ma è molto più serio ripartire da un programma che ha funzionato decisamente bene, come dimostrano i dati economici. E capire come implementare il Pnrr, quali nodi vanno sciolti, come agire per non perdere i fondi europei». Insomma, «concretezza e pragmatismo per non disperdere il lavoro fatto da Draghi e portarlo avanti. Tanto più che per attuarlo per intero ci vogliono 3-4 anni». Calenda ritiene «buffonesco» che nessuno dica «come far avanzare gli impegni presi con l’Unione europea. Cosa diciamo agli italiani? Che abbiamo scherzato? Buttiamo tutto all’aria?».

In questa battaglia, per ora Matteo Renzi resta defilato. Tant’è, che al momento l’unico appuntamento in cui il leader di Italia viva si presenterà assieme a Calenda è fissato per il 1 settembre. La data di debutto della Leopolda in versione elettoral-estiva e della celebrazione e della consacrazione del patto tra l’ex premier e l’ex ministro.
«La nostra strategia», spiega il deputato Michele Anzaldi che per “Italia sul serio” elabora la comunicazione, «è marciare divisi e colpire uniti». E aggiunge: «In questa operazione un ruolo decisivo l’avranno le donne. Le ministre Bonetti, Gelmini, Carfagna e Boschi e Teresa Bellanova saranno molto presenti in tv. Parleranno all’elettorato femminile, offriranno la dimostrazione di una politica del fare seria e concreta». «La nostra campagna», aggiunge il presidente di Italia viva Ettore Rosato, «sarà al femminile. Colpiremo in rosa. Le tre ministre hanno dimostrato con i fatti capacità di governo e di azione. Basta ricordare il family act e l’assegno unico per i figli varati da Bonetti, le politiche per il Sud attuate da Carfagna e il grande lavoro svolto da Gelmini assieme alle Regioni durante l’emergenza-Covid. Saranno loro, con Calenda e Renzi, il nostro volto televisivo».
“Italia sul serio” però ha un problema. E grosso. Non ha propri esponenti né nel consiglio di amministrazione della Rai, né nell’Authority per le comunicazioni. «Ma ci faremo sentire», sostiene Anzaldi, «anche perché siamo i più attrezzati, come monitoraggio degli spazi televisivi durante la par condicio, rispetto agli altri partiti».

L’attacco a Meloni

A proposito degli altri partiti, non è passata inosservata la scelta di Meloni di conservare la fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia. E Calenda la mette così: «Ho riconosciuto, unico avversario, a Meloni la nettezza delle sue affermazioni sul ripudio del fascismo. E’ tuttavia un grave errore tenere il simbolo di un partito fascista come l’Msi. E’ chiaro che Meloni non ha dimestichezza con le relazioni internazionali. All’estero l’ostentata matrice missina di Fratelli d’Italia renderà impossibile avere normali relazioni con i partner internazionali. Il rischio non è il fascismo in Italia, ma l’isolamento. Un dramma per un Paese che vive di made in Italy e del sostegno finanziario dell’Unione europea».

Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA