Bollette, i partiti: subito aiuti sul gas. Ma Draghi prende tempo: prima i dati

Salvini: «Armistizio e vediamoci». Calenda disponibile, Letta cauto

Lunedì 29 Agosto 2022 di Andrea Bulleri
Bollette, i partiti: subito aiuti sul gas. Ma Draghi prende tempo: prima i dati

La richiesta risuona pressoché unanime da una parte e dall’altra dello scacchiere politico: «Tempestività». Bisogna «intervenire subito», dicono i partiti alle prese con la campagna elettorale, per calmierare il prezzo del gas che rischia di strozzare famiglie e imprese. Ed ecco che da destra, dal centro e da sinistra partono in sincrono gli appelli al governo Draghi, in carica per gli affari correnti, per mettere subito un nuovo freno all’impennata delle bollette.

Comincia il numero uno della Lega Matteo Salvini, che invoca un «armistizio» tra i leader alla ricerca di «soluzioni comuni» sul caro energia, e quantifica in «30 miliardi di euro» il pacchetto di interventi necessari. Plaude Carlo Calenda, il primo a proporre un «time out» della corsa alle urne per discutere di bollette. E propone un incontro immediato tra i vertici delle forze della (ex) maggioranza: «Sediamoci a un tavolo». E se dal M5S Giuseppe Conte si dice «disponibilissimo» a un confronto in parlamento, dal Pd frena Enrico Letta, che ribadisce la propria «fiducia» a Draghi: «Siamo sicuri che riuscirà a portare a termine un intervento tempestivo. I partiti – è l’appello – lo sostengano. Noi lo sosterremo». 

A raffreddare gli animi, imponendo a tutti i protagonisti della contesa un bagno di realtà, ci pensa però lo stesso premier. Per nulla disposto a lasciarsi trascinare dai partiti alla ricerca di consensi in una gara di velocità. Al contrario: Draghi intende proseguire nel solco di quanto fatto finora. Innanzitutto a livello di metodo. E quindi: il governo monitora l’emergenza rincari, e lavora a nuovi provvedimenti «pancia a terra», filtra da Palazzo Chigi. Ma prima si studia la situazione, è la sintesi, poi si fa. 

GLI INTERVENTI

I contatti tra il premier, il sottosegretario Roberto Garofoli e i ministri Daniele Franco e Roberto Cingolani – i due membri dell’esecutivo più impegnati sul nuovo pacchetto di misure – restano costanti. Ma i tempi per un intervento non sono ancora del tutto maturi. Perché le misure allo studio dell’esecutivo sono molteplici. 
A cominciare dalla proroga dei provvedimenti in scadenza il 20 settembre, come il taglio da 30,5 centesimi al litro alle accise sui carburanti. E poi l’ipotesi di rafforzare i crediti di imposta per le imprese energivore e “gasivore”, magari estendendoli anche agli esercizi commerciali, e quella di garantire alle aziende “pacchetti” energetici di produzione nazionale a prezzi calmierati. Tante possibili strade, ma tutte da approfondire. 
«Il dossier – è il mantra ripetuto a Palazzo Chigi – va studiato a fondo». Anche e soprattutto nei costi, stimati in almeno 10-15 miliardi. E poi bisogna attendere il gettito fiscale di agosto, capire con precisione a quanto ammonta l’extra per rifinanziare i provvedimenti in scadenza e cercare nuove risorse tra le pieghe del bilancio.

Tutte questioni che saranno affrontate già a partire domani, nella riunione convocata a Palazzo Chigi per fare il punto sulla situazione. Poi si faranno «i conti»: «Ciascuna voce ha un costo e vanno trovate le relative coperture». Mai come in questo caso, insomma, la fretta potrebbe rivelarsi una pessima consigliera, è la linea del governo. Perché le risorse, pur rese disponibili dal buon andamento dei conti pubblici, non sono illimitate. E la linea rossa tracciata da Draghi resta netta: lo scostamento di bilancio, ossia debito pubblico aggiuntivo, «non si farà». Punto. Chi in queste ore è vicino al premier assicura che Draghi non ha alcuna intenzione di farsi trascinare nella campagna elettorale. Dunque ogni richiesta verrà ascoltata, ma l’esecutivo proseguirà sulla propria strada. 

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IL PRESSING

Un altolà che però non sembra frenare il pressing dei partiti. Pressioni alle quale si aggiunge l’appello dei governatori leghisti di Lombardia, Friuli, Trentino, Umbria, Sardegna e Veneto: bisogna «intervenire con efficacia coinvolgendo subito il parlamento», chiedono i sei presidenti, altrimenti si rischia la «desertificazione delle realtà produttive e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in brevissimo tempo». Provvedimenti «subito», insomma, così come chiedono i leader. «Il governo tuteli famiglie e imprese dal caro bollette», invoca anche il vicepresidente forzista Antonio Tajani.

Replica pungente Calenda: «Hai sfiduciato Draghi, abbi il buon gusto di tacere». Il leader di Azione insiste: «Inutile chiedere misure al premier se prima non ci vediamo noi – rilancia – Incontriamoci, sono giorni che lo dico a tutti i leader». E se Salvini (così come Conte) propone di «riunire il Parlamento» a stretto giro, assicurando che anche Berlusconi e Meloni sarebbero d’accordo sull’imporre una tregua alla campagna elettorale, più freddo si mostra Letta. «Noi le nostre proposte le abbiamo già avanzate – è la linea del Nazareno – Tetto al prezzo della luce e bolletta “sociale” per famiglie in difficoltà. Lasciamo lavorare Draghi con la massima tempestività. Ma non inseguiamo Calenda e Salvini su queste frenesie tardo-adolescenziali. Per problemi seri – la stoccata finale dei dem – servono persone serie». 

Ultimo aggiornamento: 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA