Berlusconi: torno in campo. E scarica l’amico Putin «Profondamente deluso»

Il Cav chiude l’assemblea di FI e attacca Mosca: «Un’aggressione senza precedenti»

Sabato 9 Aprile 2022 di Mario Ajello
Silvio Berlusconi chiude l'assembla di Forza Italia. Tajani agli alleati: «Non si vince e non si governa senza di noi»

Silvio Berlusconi, già «deluso» dal comportamento guerresco dell’ex amico Vlad e anche dal fatto che Putin non abbia risposto alle sue telefonate in cui avrebbe voluto invitarlo a desistere dall’aggressione, rompe platealmente con il suo vecchio sodale: «E’ in corso un’aggressione senza precedenti all’Ucraina che sta combattendo per la sua libertà. Questa aggressione porterà la Russia nelle braccia della Cina. E peccato, davvero peccato!». E ancora: «Sono profondamente addolorato per il comportamento di Putin che si è assunto davanti agli occhi del mondo una responsabilità gravissima». Al Cavaliere, davanti al suo popolo nella convention di Forza Italia a Roma, non fa velo l’affetto per il presidente russo e lo attacca. E gli azzurri che prima osannavano Berlusconi anche nel suo amore per Putin ne applaudono la rottura. 

In questa sala dell’Hotel Parco dei Principi, in un clima di vintage e entusiasmo, si celebra il ritorno al futuro 28 anni dopo la discesa in campo di Silvio nel ‘94. Tirato a lucido, il Cavaliere, che non vede grandi campioni intorno a sé, neppure o soprattutto nella sua coalizione, ha deciso di fare il Rieccolo («Il Paese che amiamo ha bisogno di noi», dice alla sua gente riecheggiando lo slogan delle origini), di contare come prima o più di prima e di ricostruire il centrodestra a sua somiglianza più che a quella di Salvini e Meloni: «Siamo diversi dai nostri alleati, siamo europeisti, atlantisti, garantisti. E resteremo sempre leali alla nostra alleanza ma noi siamo il centro diverso dalla destra e alternativo alla sinistra, questa è l’area da rafforzare e noi abbiamo più degli altri l’esperienza per governare». 

Berlusconi: «Sì a Draghi, no a Putin». Il Cav sbarca a Roma e spunta la fede nuziale

Guarda avanti Berlusconi, alla vecchia maniera, incita gli azzurri che affollano a migliaia le sale dell’hotel parco dei principi: «Vi avevo soprannominato cavalieri della libertà e ora vi ribattezzo costruttori del futuro». Sventolano le bandiere, partono i cori: «Un presidente..., c’è solo un presidente...». E Silvio sorridendo: «Forse vi riferite a Tajani?». Si vede che le forze fisiche del Rieccolo non sono più quelle di un tempo, ma la determinazione cerca di farla sembrare quella di sempre. Anche se il discorso non è più oceanico come ai bei tempi, perché il Cavaliere si stancherebbe troppo. Tutti aspettano le sue parole su Putin e intanto lui, entrato insieme a Marta Fascina, lei con la fede del simil-matrimonio e lui pure, sembra abbeverarsi alla serenità che gli trasmette la quasi moglie seduta in prima fila e per nulla protagonista: quasi imbustata nel suo rigoroso tailleur pantalone gessato blu e sormontata dallo chignon alto da signora d’altri tempi. E tutti la chiamano «Signora Berlusconi», ma ne rispettano il contegno e solo qualcuno le si avvicina per dirle»: «Tanti auguri per il bellissimo matrimonio». Marta è l’Anti-Pascale: zero protagonismo, poca espressività e lo stupendo collier che porta al collo è la cosa più visibile di lei. 

 

Ma è l’attacco a Putin il cuore dello show. «A Bucha e in altre parti dell’Ucraina stiamo assistendo a scene orrende - incalza l’ex premier - e si tratta di veri e propri crimini di guerra. La Russia non può negare le sue responsabilità. Putin dovrebbe mettere sotto processo i responsabili di questi che sono comportamenti inaccettabili anche in tempi di guerra». Nessun altro leader del centrodestra ha pronunciato parole così dure contro Putin. 

 

 

 

ATLANTISMO

Silvio l’iper-atlantista non ha dubbi: «Spetta alla Russia fare il primo passo per arrivare alla pace. Deve fare il cessate il fuoco e arrivare a un compromesso che si basa anzitutto sulla libertà dell’Ucraina». Sembra di sentire parlare, ascoltando neo-Silvio, più Letta che Salvini. Ma sulla linea di chi, come il capo del Pd, spinge per l’embargo totale contro la Russia comprensivo dello stop al gas, Berlusconi non ci sta: «Quello può essere l’obiettivo finale. Ma adesso non si può fare». Ed è draghiano in tutto e per tutto il Cavaliere ma non sulla delega fiscale e sul catasto: «Mai mettere le mani nelle tasche degli italiani e guai a toccare la casa. Su questo siamo determinatissimi a far valere le nostre posizioni che rappresentano il nostro dna. Draghi non deve porre la questione di fiducia su queste riforme». Stesso piglio duro sulla riforma della giustizia. 
Il popolo forzista (toh, si rivedono i giovani di un tempo: con la cravatta e la voglia di farsi strada vezzeggiando l’anziano patriarca: «Silvio, sei unicooooo») e in delirio ed è qui la festa. Poi il Cavaliere finisce di parlare e con Marta - lei non è salita sul palco, nessun abbraccio e nessun bacio tra i simil-coniugi - si avvia all’uscita. La coppia è inseguita da un prete che quasi s’infila nella macchina presidenziale. Poi confida: «Mi sarebbe piaciuto sposarli io».

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA