Grillo-Di Maio, fallisce il blitz pro democrat del fondatore: su governo e alleanze il capo politico non cede

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Fallisce il blitz pro democrat di Grillo: su governo e alleanze Di Maio non cede

di Simone Canettieri

«Parole al vento». Ai piani alti del Pd analizzano la burrascosa settimana appena trascorsa e, senza entrare nelle dinamiche di un altro partito, non possono che registrare quanto il blitz di Beppe Grillo non abbia sortito effetti sulla stabilità dell'esecutivo. Anzi. Eppure, da Dario Franceschini ad Andrea Orlando passando per Nicola Zingaretti tutti credevano, o forse auspicavano, che qualcosa sarebbe cambiato nel ménage quotidiano con gli alleati. D'altronde il Garante sceso a Roma sabato scorso dopo giorni di pressanti invocazioni, nel famoso video con Di Maio ha detto principalmente due cose. La prima: «Con il Pd dobbiamo portare avanti progetti alti» per contrastare «la destra pericolosetta di Salvini». La seconda: «Il capo è lui - riferito al ministro degli Esteri - non rompete i coglio...».

In quest'ultimo caso il messaggio sembra essere passato. Le fronde grilline appaiono dormienti, soprattutto quelle al Senato. Lo dimostra anche l'intervento di Paola Taverna - molto critica nelle settimane appena trascorse nei confronti del Capo politico - all'ultima riunione del gruppo. Quella che doveva discutere il nuovo regolamento dei senatori. «Prima di essere messo ai voti deve vederlo Luigi», ha sentenziato la vicepresidente di Palazzo Madama. Stop, festa finita.

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Dopo le 48 ore romane (con doppio intermezzo all'ambasciata cinese) Grillo è ripartito. Direzione Genova. Ma a chi ha parlato con lui ha confessato: «Sono stanco, ma darò una mano. Ma non so ancora come». E così in questi giorni ha iniziato a telefonare ai senatori del M5S, molti dei quali non conosceva nemmeno di persona. È il caso, per esempio, di Gianluca Perilli, neo capogruppo a Palazzo Madama, con precedente esperienza nel consiglio regionale del Lazio. Non solo: sempre il Garante ha promesso che prima della pausa natalizia, o subito dopo, ritornerà a Roma per partecipare a un'assemblea congiunta davanti a tutti i 300 parlamentari pentastellati.

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«Beppe è consapevole che non esiste un'alternativa a Di Maio, quindi l'unica cosa che può fare e cercare di tenere in piedi la baracca, lavorando da padre di famiglia», racconta un interlocutore abituale del comico. Nei colloqui romani di una settimana fa Grillo ha tenuto a specificare un concetto: «Se dovesse cadere il governo, la regola del secondo mandato non sarà cambiata. E anche Casaleggio la pensa come me». Se quest'estate, dopo la caduta del Conte 1, era stato possibilista a una deroga per far ricandidare i big uscenti, ora «Beppe non vuole concedere sconti». E dunque avanti così. O tutti a casa. Per sempre. Ma poi qui entra in ballo la prima parte del video registrato all'hotel Forum sabato scorso. E riguarda il Pd. E dunque la stabilità dell'esecutivo di Conte. Il richiamo di Grillo ha avuto la reazione opposta da parte di Di Maio.

I FRONTI
Negli ultimi sette giorni M5S e dem sono arrivati ai ferri corti praticamente su tutto: le Autonomie, autostrade, la Rai, la giustizia, il Salva Stati. Una guerriglia continua con sempre un sottinteso sventolato da Di Maio: su questo dossier il governo rischia. L'ultimo caso è appunto quello del Mes. Commentano dunque gli stessi senatori che si aspettavano una scossa nelle dinamiche interne: «Meno male che dovevamo lavorare con il Pd a progetti alti, qui è in corso una vera e propria strategia della tensione». Che passa anche dalle regionali. Ecco perché «mi spiace dirlo, ma l'intervento di Beppe è stato sconnesso dalla realtà», confida un big della primissima ora del Movimento.

Eppure Grillo è «entusiasta della manovra» in corso di conversione («Ragazzi, è bellissima»). Ma allo stesso tempo fatica a far passare il messaggio di un'intesa strutturale con i dem soprattutto in vista del futuro. «Ma - come ragiona un altro pezzo da novanta del M5S - i due messaggi che ha inviato sabato scorso cozzano tra di loro. Ma come perché? Se tu legittimi ancora Di Maio, che notoriamente è da sempre scettico e contrario all'accordo con il Pd, come fai a dirgli di portare avanti progetti alti con il Pd?».

È questo il bug che si è creato nell'ultima settimana. Con un ulteriore paradosso il capo politico ha ritrovato anche un asse d'acciaio con Alessandro Di Battista per condurre insieme battaglia sovraniste che sicuramente piacciono più a Matteo Salvini che a Nicola Zingaretti. Un rebus senza soluzione. Dal Nazareno confermano «di navigare a vista», dal M5S, la parte più filo Pd, scuote la testa: «Luigi sta cercando di capire quanto può tirare la corda per riprendersi la scena, ma è un gioco pericoloso». Nel dubbio Grillo non batte un colpo da una settimana.
 
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Domenica 1 Dicembre 2019, 09:06






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