Abusi e sequestri, il padre di Di Maio: responsabilità mia

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Abusi e sequestri, il padre di Di Maio: responsabilità mia

di Simone Canettieri

ROMA Separare le strade del padre da quelle del figlio in questa vicenda. Antonio Di Maio, papà del vicepremier, vuole rompere il silenzio e si assume le proprie colpe, con un sottinteso facile da capire: se ho sbagliato, ho sbagliato io, ora lasciate in pace mio figlio Luigi. Una mossa mediatica per uscire dall'angolo.


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E parlare per la prima volta dei presunti abusi nei terreni vicino casa e soprattutto dei lavoratori in nero nella sua ditta di famiglia.
L'idea ieri è circolata con forza soprattutto dopo il blitz dei vigili urbani. Luigi Di Maio in missione a Bruxelles ha assistito a «questo accanimento» dicendosi comunque «tranquillo». Ma allo stesso tempo è stato colpito dalla forza mediatica dell'azione degli agenti. E anche dal fuoco di fila delle opposizioni. «Dai, ragazzi, c'erano anche i droni stile Gomorra», si sfogano i collaboratori del leader pentastellato.
La famiglia del vicepremier, eccetto il geometra Antonio, si è detta «scioccata». Anche se la linea è quella di rimanere «uniti». Allo stesso tempo, però, se anche oggi la storia dovesse rimanere alta si valuta un'uscita pubblica da Pomigliano del padre di Di Maio.
L'AGENDA
Sarà fondamentale la giornata di oggi per capire se dal M5S partirà una sorta di contrattacco. Ma ormai il dado è tratto.
Ieri, a Pomigliano, circolava anche la voce - che non trova però riscontri ufficiali nello staff di Di Maio né in quello di Palazzo Chigi - di una spedizione degli uomini della Casaleggio per registrare il video. Pochi minuti, ma densi di significati per cercare di chiudere la vicenda. O meglio per dare ancora più forza a quanto stanno dicendo da giorni i ministri 5 Stelle: vanno divise, qualora ce ne fossero, le responsabilità del padre da quelle del figlio, che rimane di un'onesta specchiata. L'unica maniera per togliere dall'imbarazzo il vicepresidente del consiglio.
LA TRASMISSIONE
Domenica andrà in onda un'altra puntata delle Iene. La trasmissione Mediaset potrebbe portare nuove testimonianze sui due fronti aperti: il lavoro nero e gli abusi nei terreni. Allo stesso tempo, mancano ancora all'appello i documenti che Di Maio ha promesso di esibire agli autori. A partire dai contratti estivi di quando lavorava nella ditta del padre come muratore.
L'inviato delle Iene Filippo Roma, intervistato da Un Giorno da Pecora, ha confermato di essere in «attesa di alcune risposte da parte di Di Maio». «Luigi mi è parso deluso dal papà, nell'intervista è emersa questa cosa del padre e del figlio che non si parlavano, una storia che affonda le radici in un passato molto lontano e profondo». Sui social, ha raccontato Roma, «i simpatizzanti del Movimento mi hanno sfondato, riempiendomi di insulti di ogni tipo: da servo di Berlusconi e Renzi a se ti incontro per strada ti ammazzo o ti riempio di botte». Nessun complimento? «Per strada».
 
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Venerdì 30 Novembre 2018, 07:56






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