Noemi dimagrita: «Mi ero persa, sono rinata anima e corpo. A Sanremo la nuova me»

Lunedì 1 Marzo 2021 di Mattia Marzi
Noemi dimagrita: «Mi ero persa, sono rinata anima e corpo. A Sanremo la nuova me»

Quando Amadeus annuncerà il suo nome e lei farà il suo ingresso sul palco di Sanremo 2021, a casa di sicuro più di una persona spalancherà gli occhi per lo stupore: Noemi? Ma cosa le è successo?. Solo quattro anni fa raccontava nelle interviste la gioia di essere curvy. Oggi mette in mostra il suo fisico slanciato e asciutto. A guardarla - e ascoltarla - sembra quasi un'altra: «Alla fine del 2018 ho iniziato a sentirmi fuori fuoco come persona, in balia degli eventi. Ho alzato lo sguardo, mi sono guardata allo specchio e ho pensato: Questo corpo non descrive più come mi sento». La sua trasformazione la 39enne interprete romana la racconta anche nel nuovo disco, Metamorfosi. Uscirà il 5 marzo, durante la settimana del Festival, e contiene anche la sanremese Glicine (tra gli autori c'è il fantomatico Tattroli, pseudonimo dietro cui si nasconde Mahmood, che sarà ospite all'Ariston nella serata di venerdì).


Vorrei sapere cosa vedi dentro me / se non lo so nemmeno io che cosa sono, canta nel brano che dà il titolo all'album: come è arrivata ad avere la consapevolezza che quel corpo non la rispecchiava più?
«Dopo un momento di buio segnato da attacchi di panico e anche disagi più seri. Ho sofferto di derealizzazione».


Cosa, scusi?
«Mi guardavo intorno e dicevo: Il mio corpo non è qui. Di fronte allo specchio mi guardavo ma non mi vedevo. Ad un certo punto mi sono decisa: Voglio essere diversa».


Da dove è partita per cambiare?
«Dalla mentalità. Durante il lockdown della scorsa primavera sono riuscita a trovare la concentrazione per mettermi in linea con me stessa».


C'è morbidezza nella magrezza. E potenza nella fragilità. E maternità anche se non sei madre, ha detto in un'intervista a Vanity Fair: cosa voleva dire esattamente? Tutto e il contrario di tutto?
«Se percepisci te stessa come una donna leggera e risolta, anche se il tuo corpo è curvy a me la tua leggerezza arriva comunque. Mia nonna era una donna esile, ma di testa era forte: per trasmettermi la sua energia, non aveva bisogno di essere robusta».


Ma se il problema sta nella testa, perché ha deciso di modificare anche il corpo?
«Perché avevo bisogno di ritrovare un collegamento tra la mente e il corpo».


Quanti chili ha perso?
«Tutti dicono 30-40 chili. In realtà non ero questa buzzicona terrificante (ride). Però 15 chili li ho persi. Mi rendo conto di essere completamente diversa visivamente, quindi sembra che ne abbia persi di più».


Chi l'ha aiutata a dimagrire?
«Mi sono rivolta a una nutrizionista».


E ora cosa mangia?
«Riesco a bilanciare i pasti senza rinunciare a niente».


Nell'era del body positivity la sua sembra quasi una scelta in controtendenza.
«L'importante è vivere bene con il proprio corpo. Ci sono persone che stanno bene con sé stesse con i chili in più e altre che hanno bisogno di sentirsi più snelle, più dinamiche».


Tutto questo che impatto ha avuto sulla voce?
«Ho imparato a usare il falsetto, ad esempio. C'è anche in Glicine. Prima pensavo che le mie interpretazioni dovessero essere necessariamente potenti, graffianti: a volte nella vita ci costruiamo delle prigioni. Ora ho aggiunto nuovi colori alla tavolozza».


In Glicine parla di forza interiore, Musa è un dialogo tra due donne che sembrano in realtà la stessa persona, in Ora canta la sua nuova femminilità: come hanno fatto gli autori a descrivere in maniera così precisa questa sua rinascita?
«Gli ho raccontato quello che stavo vivendo emotivamente. Come faceva la Bertè con Fossati e Ruggeri nei suoi dischi 70 e 80: dentro le canzoni ritrovavi lei. Franco126 ha co-firmato S'illumina, Neffa ha scritto Tu non devi (a Sanremo duetteranno nella serata delle cover su Prima di andare via, ndr). C'è anche Ginevra Lubrano, una cantautrice emergente dallo stile elegantissimo. Mi hanno aiutata a ritrovare la bussola».


Si era persa?
«Sì. Ho cantato delle bellissime canzoni in passato. Ma mi sembrava di girare sempre lo stesso film. Un entusiasmo così non lo sentivo da tempo. E mi sento proprio come il glicine, che ha fiori meravigliosamente delicati e radici fortissime: sa, pare che ce ne sia uno a via Margutta le cui radici arrivano fino alle rive del Tevere».

Ultimo aggiornamento: 08:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA