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Medvedev chi è? Il consigliere di Putin ed ex presidente della Russia che minaccia gli occidentali

Nel 2008 è diventato presidente della Russia, dando speranza di cambiamento all'Occidente. Poi è tornato ad essere il braccio destro dello zar

Martedì 7 Giugno 2022
Medvedev chi è? Il consigliere di Putin ed ex presidente della Russia che minaccia gli occidentali

Era conosciuto come il volto gentile del Cremlino. Oggi, Dmitry Medvedev è uno dei falchi più agguerriti di Putin. Molto spesso con frasi ben più minacciose di quelle pronunciate dal suo presidente. L'ultima uscita, quella di martedì, è addirittura oltre le minacce che ha sviscerato fino a oggi. «Mi chiedono spesso perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio - ha scritto l'ex presidente, senza fare un minimo tentativo di smorzare i toni - Sono bastardi e degenerati. Vogliono la morte per noi, per la Russia. E finché sarò vivo farò il possibile perché spariscano», ha detto.

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Chi è Medvedev

Le sue parole, che fanno il paio con le minacce di guerra nucleare avanzate a cuor leggero più volte da febbraio a oggi, ormai non sorprendono più. Eppure, chi ha seguito la sua carriera politica, ha registrato con stupore il cambio di rotta dei suoi modi di fare. Il suo interregno alla guida della Russia aveva suscitato grandi speranze. Era succeduto a Putin nel 2008, che aveva dovuto passare la mano per aver raggiunto il limite massimo di mandati (legge poi cambiata dallo stesso Putin).

Parlava di «rinnovamento e valori democratici» e di «uomini liberi», con uno volto rassicurante e un sorriso quasi timido, che faceva davvero sperare in un cambiamento. Anche gli Stati Uniti, guidati al tempo da Obama, avevano riconosciuto un cambio di rotta ed erano pronti a riavvicinarsi a Mosca. Oggi, 13 anni più tardi, Medvedev è cambiato. A 56 anni è rimasto al fianco di Putin come consigliere, dopo essere stato Primo Ministro fino al 2020 e poi destituito. E ha dato ragione a chi lo indicava come fantoccio di Putin. Una testa di legno da mettere sul "trono" in attesa del ritorno dello zar. Dopo l'illusione di un secondo mandato, nell'estate del 2011 in seguito a una riunione con Putin, fu ben chiaro il suo destino. I due annunciarono la celebre "rokirovka", ossia lo scambio di ruoli. E tutto è tornato come prima.

 

Oggi «si esprime come se fosse da sempre un ultranazionalista antioccidentale e forse lo è sempre stato», scrive la Nezavisimaya Gazeta. È il candidato principale a prendere la guida del Partito liberaldemocratico, la formazione di estrema destra nazionalista orfana del suo capo e fondatore Vladimir Zhirinovsky, scomparso nelle scorse settimane, per rilanciarsi alle elezioni della Duma del 2024. 

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