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Matteo Bocelli: «Il mio cognome? Se ce l'hai e sbagli non c'è perdono»

Lunedì 11 Aprile 2022 di Mattia Marzi
Matteo Bocelli: «Il mio cognome? Se ce l'hai e sbagli non c'è perdono»

In fondo ci vuole anche parecchio coraggio per seguire le orme di un padre che è forse l'italiano vivente più famoso al mondo, con oltre 90 milioni di copie vendute con i suoi album. E Matteo Bocelli, 24enne figlio del celebre tenore, ne ha: «Se arrivi dal nulla e sbagli qualcosa, ti viene perdonato. Quando porti un cognome come quello che porto io hai i riflettori puntati addosso già prima della partenza», dice il cantante, che dopo aver collezionato con i suoi primi singoli in inglese il duetto con suo papà Andrea in Fall On Me del 2018, Solo e Close debutta in italiano con il nuovo singolo Dimmi, appena uscito.


Quando ha capito che non avrebbe avuto vita facile, per via di un cognome così ingombrante?
«In primo liceo. Il primo giorno di scuola un professore fece l'appello. Quando arrivò a Bocelli disse: Qui trattiamo tutti allo stesso modo. Un'uscita del genere, gratuita, non me l'aspettavo».

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Cosa rispose?
«Buongiorno, intanto. L'importante, in situazioni del genere, è rispondere sempre con il sorriso e con educazione».


Come ha imparato a muoversi nel settore musicale?
«Sapevo che il giorno in cui avrei fatto uscire il mio primo singolo ci sarebbero state subito aspettative esagerate nei miei confronti, solo perché figlio di. Ho deciso di fregarmene: vivo tutto con la giusta spensieratezza».


Questi sono i contro: e i pro di fare di cognome Bocelli?
«Ho dalla mia parte un team di grandi professionisti. Non tutti possono dire di aver firmato negli Usa un contratto con una casa discografica come la Capitol Records, per la quale incidono anche Paul McCartney, Katy Perry e Norah Jones, o di far parte di un roster come Maverick Management, lo stesso di Madonna, U2, The Weeknd».


Il più grande insegnamento di suo papà Andrea?
«Mi ha sempre detto che il successo dipende da due fattori: la tecnica e il talento. La tecnica puoi apprenderla studiando. Il talento, invece, te lo dà solo il Padre eterno quando nasci».


Chi è stato il primo ad accorgersi che aveva questo dono?
«Mia nonna Edi, la mamma di papà. Al primo vagito disse: Ecco un altro tenore. Forse era tutto già scritto nel dna: negli Aringhieri, la famiglia di nonna, ci sono stati in passato alcuni cantanti».


Con appena tre singoli all'attivo ha già collezionato varie ospitate in tv negli Usa, dal Kelly Clarkson Show a Good Morning America, nonché due speciali natalizi con la presenza del presidente Biden: cosa viene chiesto a un cantante italiano che vuole sfondare all'estero, dai discografici?
«A me non sono state fatte particolari richieste. Sono dell'idea che nella musica si debba seguire la passione e l'istinto. Dopo due singoli in inglese volevo rivendicare ora le mie origini italiane, con orgoglio».
I Maneskin sono diventati un caso: anziché puntare sulla melodia, hanno spiazzato con il rock, vincendo.
«Non li conosco, non ho seguito il loro progetto».


La collaborazione con Mahmood, che co-firma Dimmi, come è nata?
«Merito di Silvia Tofani, l'altra autrice della canzone: mi ha fatto ascoltare il motivo musicale al quale avevano lavorato insieme e mi è piaciuto subito».


E quella con Sebastián Yatra, il cantante colombiano con il quale ha pubblicato il singolo Until She's Gone?
«Lo seguivo da anni: mi piacerebbe conquistare anche il mercato sudamericano. E guardo anche all'India: a breve uscirà un brano con due popstar locali, Sukriti e Prakriti».


Con Ed Sheeran, che ha duettato con suo papà in Perfect, bolle qualcosa in pentola?
«Chissà. Posso dire che è una persona che nonostante il successo enorme che ha avuto e che continua ad avere ti fa sentire come se fossi suo amico da una vita».


L'album quando uscirà?
«Entro la fine dell'anno: ho provinato oltre 70 pezzi».


Quanto c'era di vero nelle voci, più volte circolate in questi anni, che la volevano in gara a Sanremo?
«Le voci erano vere e mi è dispiaciuto non esserci. Su quel palco è nata la carriera di mio papà e mi piacerebbe, un giorno, poterlo calcare da solo (nel 2019 accompagnò il padre come ospite, ndr). Magari il prossimo sarà l'anno giusto».

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