Maria Rosaria Rossi, senatrice fedelissima di Berlusconi: «Dieci anni di gogna e dolore, chiedo scusa a mio figlio»

La senatrice presente in aula al processo Ruby ter: «Resto fiduciosa che questo Tribunale riconosca la mia innocenza e che pronunci sentenza di assoluzione nei miei confronti»

Mercoledì 29 Giugno 2022
Maria Rosaria Rossi, senatrice fedelissima di Berlusconi: «Dieci anni di gogna e dolore, chiedo scusa a mio figlio»

«Sono dieci anni che vivo una condizione da imputata e la ritengo una vicenda assurda e soprattutto dolorosa che non ha colpito solo la mia persona, ma ha colpito anche tutti i miei cari, la mia famiglia e mio figlio, l'unica persona a cui sento di dover chiedere scusa per avergli fatto vivere questi anni della sua adolescenza nel turbine di un fango mediatico e nel pregiudizio di un sistema che ha coinvolto sua madre». Così si è espressa con i cronisti, in una pausa dell'udienza sul caso Ruby ter, la senatrice Maria Rosaria Rossi, presente oggi in aula per assistere alle arringhe dei suoi legali, che nel chiedere l'assoluzione hanno sostenuto che lei «è stata messa alla gogna per 10 anni». «Ho ritenuto di essere presente qui oggi per il rispetto di questo Tribunale e per la condizione dell'attività istituzionale che svolgo - ha aggiunto l'ex assistente di Silvio Berlusconi - Io sono accusata per falsa testimonianza per dichiarazioni che risalgono esattamente a 10 anni fa». E ha concluso: «Resto fiduciosa che questo Tribunale riconosca la mia innocenza e che pronunci sentenza di assoluzione nei miei confronti». A chi le ha chiesto come siano ora i suoi rapporti con Berlusconi, la senatrice ha risposto: «Buoni come sempre».

Berlusconi, Ruby ter. «L'ex premier garantì alle ragazze un reddito di 2.500 euro e una casa». Le accuse del pm

La "badante" di Berlusconi

Rossi, ha spiegato il suo legale, l'avvocato Salvatore Pino, ha «riferito il vero» sulla cena di Arcore dell'agosto 2010, ma «se fosse vero, invece, ciò che la Procura non ha provato, ossia che Rossi partecipava a queste serate, dove succedevano queste cose, lei aveva allora tutto il diritto di dissociarsi da questo contesto». Lei che è stata «messa alla gogna come badante di Berlusconi, come partecipante delle cene, una gogna che dura da 10 anni». La difesa, in subordine rispetto all'assoluzione, ha sollevato, infatti, la questione della «copertura» della «non punibilità» che le dichiarazioni di Rossi avrebbero se il collegio le ritenesse davvero false. La «eventuale reticenza», infatti, «ha un cappello di copertura con l'articolo 384 del codice penale», che sancisce che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore».

 

Il Bunga bunga

Delle serate di Arcore, ha proseguito Pino, era stata «restituita un'immagine deteriore, si parlava di schiave sessuali, odalische e il termine dispregiativo 'olgettinè ha ormai una connotazione nota a tutti, mentre Bunga Bunga è diventato sinonimo di orgia». Qua si è confuso, ha spiegato la difesa, «chi ha fatto determinate cose con chi ha visto delle cose». Rossi, ha detto ancora Pino, «ha spiegato benissimo anche cosa intendeva per 'Bunga Bungà», quando è stata sentita, «ossia che Berlusconi ogni tanto si affezionava a delle barzellette e in quel periodo c'era la barzelletta del Bunga Bunga». 

Ultimo aggiornamento: 18:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA