Grillo, tutti i procedimenti giudiziari: dall'incidente di Limone Piemonte alla diffamazione di Rita Levi Montalcini

Martedì 18 Gennaio 2022
Grillo, tutti i procedimenti giudiziari: dall'incidente di Limone Piemonte alle diffamazioni di Rita Levi Montalcini fino ai contratti con Moby

Quello di Beppe Grillo, indagato a Milano per i contratti pubblicitari con la Moby di Vincenzo Onorato, è solo l'ultimo dei guai giudiziari del fondatore e «garante» del Movimento5Stelle: secondo l'accusa dei magistrati si tratta di traffico di influenze illecite. Nel contratto c'è un compenso di 120mila euro l'anno. Sono in corso perquisizioni della Guardia di Finanza. Ma dal 1981 a oggi, la lista dei procedimenti è ricca. Prima dell'inchiesta di Milano, l'ultimo lo aveva riguardato indirettamente vedendo coinvolto il figlio Ciro. 

Beppe Grillo indagato a Milano, nel mirino i contratti pubblicitari con la Moby di Vincenzo Onorato: «Influenze illecite»

Incidente di Limone Piemonte

Il 7 dicembre 1981 è la prima data-svolta della sua vita: Grillo perde il controllo della sua auto (una Chevrolet K5 Blazer) sulla strada che da Limone Piemonte porta sopra il Colle di Tenda. Ma dopo quota 1400, al confine con la Francia, l'auto scivola su una lastra di ghiaccio e cade in un burrone. Con lui c'erano quattro amici: Grillo si salva lanciandosi prima che l'auto cada nel vuoto, riuscendo a chiamare i soccorsi. Ma tre dei suoi amici non si salvarono: i coniugi Renzo Giberti e Rossana Quartapelle e il loro figlio Francesco di 9 anni. Il quarto, Alberto Mambretti, 40 anni, fu ricoverato con prognosi riservata a Cuneo. Grillo venne incriminato di omicidio colposo plurimo, con la perizia che suggerì la colpevolezza di non aver fatto scendere i passeggeri prima di un tratto pericoloso. Il 28 settembre 1983 il comico genovese fu rinviato a giudizio ma qualche mese dopo Grillo fu assolto per insufficienza di prove. In appello nel 1985 fu condannato per omicidio colposo, dovuto a incidente stradale, a 14 mesi di reclusione con il beneficio della condizionale e della non iscrizione. La condanna fu resa definitiva dalla IV sezione penale della Corte Suprema di Cassazione l'8 aprile 1988.

Le cause e le condanne

Quella di Grillo è una lunga storia divisa tra politica e spesso tribunali, anche a causa della sua "esuberanza" che più di una volta gli è costata cause per diffamazione. Nel 2003 patteggiò una causa per diffamazione aggravata intentata da Rita Levi-Montalcini, che in uno spettacolo lui aveva definito «vecchia putt...» sostenendo che avesse vinto il Nobel per la medicina grazie a una ditta farmaceutica che le aveva comprato il premio.

Qualche anno dopo, nel 2012 fu condannato (50.000 euro di danno patrimoniale più le spese processuali) per aver diffamato a mezzo stampa la Fininvest in un articolo sulla rivista Internazionale.

Nel 2013 una sentenza della Cassazione lo condannò per aver diffamato l'ex sindaco di Asti e parlamentare di Forza Italia, Giorgio Galvagno, che nel 2003 Grillo aveva definito «tangentista» sempre in uno spettacolo in teatro. Nel 2013 un'altra condanna, stavolta dal Tribunale di Genova, per diffamazione nei confronti di Antonio Misani, tesoriere del Partito Democratico. La causa naasce nel 2012 quando Grillo, nella sua prima pagina del blog, inserì un mosaico di immagini con fotografie in stile foto segnaletica degli amministratori di PdL (Rocco Crimi), PD (Antonio Misiani) e UDC (Giuseppe Naro), insieme con quelle degli ex di Lega Nord (Francesco Belsito) e Margherita (Luigi Lusi). Grillo fu costretto a risarcire a titolo provvisorio 25.000 euro in favore di Misiani e di 5.000 euro al Partito Democratico. Ma nel 2015 la Corte d'Appello di Genova ribalta la decisione e lo assolve, ritenendo il fatto come un esercizio del diritto di cronaca. 

Nel 2015 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Ascoli Piceno per diffamazione aggravata nei confronti di Franco Battaglia, professore dell'Università di Modena. La condanna consiste in un anno di reclusione con pena sospesa, 1.250 € di multa e una provvisionale di 50.000 euro alla parte offesa. L'11 luglio 2017 la Corte d'appello di Ancona ha confermato la condanna di primo grado (una provvisionale di 50.000 euro e il pagamento delle spese legali, lievitate a quota 12.000 euro) per diffamazione nei confronti del professor Franco Battaglia, commutando la pena di un anno di reclusione nel pagamento di 6.000 euro. Il 31 marzo 2017 è stato formalmente indagato per diffamazione in seguito a una querela presentata da Marika Cassimatis, ex candidata sindaco del M5S a Genova. Due settimane più tardi, il 14 aprile 2017, la Procura della Repubblica di Genova ha chiesto l'archiviazione sia per lui sia per Alessandro Di Battista.

 

 

 

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