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Claudia Rivelli, la droga dello stupro a casa della sorella di Ornella Muti: voleva mandarla al figlio a Londra

Quando gli investigatori avevano perquisito la sua casa. l'ex attrice, 71 anni, si era difesa dicendo che era sapone per la casa.

Mercoledì 13 Luglio 2022 di Michela Allegri
Claudia Rivelli, la droga dello stupro a casa della sorella di Ornella Muti: voleva mandarla al figlio a Londra

Quando gli investigatori avevano perquisito la sua casa, dopo avere tracciato un pacco sospetto proveniente dall'Olanda e recapitato al suo indirizzo, avevano trovato due flaconi etichettati come «shampoo» e pronti per essere spediti per Londra: erano pieni di Gbl, droga dello stupro. Claudia Rivelli, 71 anni, ex attrice di fotoromanzi e sorella di Ornella Muti, aveva provato a giustificarsi per evitare l'arresto - era finita ai domiciliari in novembre - dicendo che si trattava di un prodotto per la pulizia. Una versione che non l'ha salvata dal banco degli imputati, dove ha chiesto di poter patteggiare una pena di un anno e 5 mesi di reclusione, con l'accusa di detenzione e cessione di stupefacenti. La Procura ha dato il via libera al patteggiamento e ora la decisione passa nelle mani del gup.

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LA CONTESTAZIONE
Secondo gli inquirenti, la donna si sarebbe fatta spedire a casa la sostanza con cadenza periodica, facendola arrivare dall'Olanda e «provvedendo a inviarne parte al figlio residente a Londra - si legge negli atti - dopo averne sostituito confezione ed etichetta» con una «riportante l'indicazione shampoo, in modo da trarre in inganno la dogana».
Gli imputati nel procedimento su un maxi-traffico di stupefacenti nel dark web, diffuso in tutta l'Italia, sono 39. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Giulia Guccione hanno scelto quasi tutti il percorso del rito alternativo - giudizio abbreviato, o patteggiamento - per ottenere uno sconto di pena. In tre, invece, hanno optato per il rito ordinario e il giudice dovrà decidere se disporre il processo oppure proscioglierli dalle accuse.


I PROTAGONISTI
Tra chi ha chiesto di concordare la pena, proponendo - in accordo con i magistrati - 4 anni di reclusione, c'è anche Danny Beccaria, ritenuto dagli inquirenti a capo di una banda di pusher in grado di raggiungere politici e vip e di intascare cifre spropositate. Aveva un giro importante all'interno dei locali notturni più in voga, ma era in grado di accontentare una clientela variegata e, soprattutto, vastissima. Ad aiutarlo, Clarissa Capone, che nelle intercettazioni si vantava di essere riuscita a vendere sostanze a un politico e di avere avvicinato acquirenti sul red carpet di eventi esclusivi.


LE CONSEGNE
In genere, per i clienti importanti le consegne venivano fatte di persona, ma anche tramite corrieri a domicilio, che viaggiavano in bici o in monopattino, travestiti da rider. Al posto del cibo, nel borsone colorato che portavano sulle spalle c'erano le dosi di stupefacente. Ma nel mirino degli inquirenti sono finiti anche un professore delle medie e uno dell'università, imprenditori, funzionari di banca, esponenti delle forze dell'ordine, un religioso, dipendenti dell'Ater, avvocati.
Per questa vicenda, lo scorso 27 ottobre 39 persone erano finite in manette. Gli indagati erano in tutto 63. Sul dark web veniva acquistato di tutto: Fentanyl, Ghb e Gbl, droghe sintetiche. In totale sono state 290 le spedizioni tracciate dagli investigatori per un volume d'affari stimabile in quasi 5 milioni di euro con importazioni da Olanda, Canada, Polonia, Francia, Croazia e Cina.

Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA