Alessia Piperno arrestata in Iran, pesano i suoi post anti-regime. Si punta all’espulsione

Da chiarire l’accusa che ha portato al fermo. La polizia: «Stranieri coinvolti nelle proteste»

Martedì 4 Ottobre 2022 di Cristiana Mangani
Alessia Piperno arrestata in Iran, pesano i suoi post anti-regime. Si punta all espulsione

Potrebbe trovarsi nella cella di una caserma della Polizia iraniana, Alessia Piperno, la trentenne romana, arrestata in Iran il 28 settembre. In un luogo che si trova nella parte nord di Teheran. Ne ha parlato lei stessa nell’unica telefonata fatta al padre, pur non sapendo indicare bene il posto. Non un carcere vero e proprio, ma un luogo dal quale, si spera, che l’Italia riuscirà a farla uscire in tempi rapidi. È su questo, infatti, che la trattativa diplomatica sta puntando: su un decreto di espulsione che eviterebbe l’arresto in una prigione e, soprattutto, un lungo processo dall’esito incerto.

Di questa storia ancora tutta misteriosa, si sa soltanto che l’arresto è stato fatto il 28 settembre, giorno in cui la giovane travel blogger ha compiuto 30 anni. È il suo compleanno, si sta preparando per uscire dall’ostello con alcuni amici, ma qualche ora dopo il suo telefono tace e smette di connettersi. Per quattro giorni i genitori non hanno più notizie. La Farnesina viene messa al corrente della scomparsa e attiva l’Unità di crisi e l’Ambasciata italiana a Teheran. Si ricostruisce il viaggio della ragazza, la data del suo ingresso, i suoi spostamenti, le compagnie. I colloqui diplomatici si intensificano. La trattativa sembra partire in salita ma, nella serata di ieri, qualche spiraglio si apre. Ci sono i margini per un buon risultato.

 

LE AMBASCIATE

Alessia non è la sola occidentale a essere stata arrestata. In contemporanea a quella italiana, si muovono le ambasciate tedesca, francese, olandese, polacca, svedese, perché sono 9 i fermi eseguiti dalla polizia militare. Ne dà notizia il ministero dell’Informazione iraniana il 30 settembre in una nota ufficiale. Il suo viaggio in Iran viene ricostruito dall’intelligence italiana e anche dalla Farnesina: la giovane blogger è entrata nel Paese a luglio, insieme con altri turisti, un polacco, un francese e un altro italiano. Il gruppo visita prima Rasht, nel nord, poi si sposta a Teheran. Dalla capitale, Piperno e i compagni di viaggio polacco e francese, vanno verso il Kurdistan iraniano, mentre l’italiano lascia il gruppo per proseguire il viaggio in India. 

Le ragioni dell’arresto non sono ancora note, anche se è dalla nota del ministero dell’Informazione che si evince uno dei possibili motivi: la polizia parla degli stranieri arrestati e riferisce il provvedimento di fermo alle proteste in corso da settimane nel Paese. Gli arrestati - è il contenuto della nota - sono accusati di aver preso parte direttamente alle proteste o agito sullo sfondo. Così scrivono i servizi iraniani senza fornire altri dettagli, puntando, però, anche contro gli Usa e Israele che sarebbero - a loro dire - “gli agitatori delle masse”.
Di vero c’è che la permanenza di Alessia in Iran non sembra essere stata del tutto facile. Sebbene la giovane romana parlasse del Paese citandone le meraviglie e l’ospitalità, i video che pubblica su Instagram mostrano le difficoltà del soggiorno e anche dell’accettazione del velo, delle regole rigide del regime islamico e dei limiti della libertà. Tre settimane fa, poi, spiega che il suo visto sta per scadere e che «mercoledì» (presumibilmente intorno alla metà di settembre) deve lasciare l’Iran.

 

È in attesa del visto per il Pakistan, ma non è ancora arrivato. A Teheran non sembrano volerle concedere altro tempo. Nelle immagini successive la si vede vicina al parcheggio dei bus, da dove vorrebbe partire per Islamabad. «Ma non ci sono bus - dice - perché c’è una festa religiosa in Iraq e tutte le corse sono state destinate a quella celebrazione». Dopo aver fatto tre chilometri a piedi da sola per raggiungere il terminal, si ritrova senza visto e per strada. Finché non le si avvicina una persona che le offre un aiuto per ottenere un prolungamento del soggiorno. «Ci vediamo domattina - le sussurra - e risolviamo il problema». In effetti, un video successivo, nel quale Alessia indossa un velo nero sul capo, la mostra sorridente che annuncia di aver ottenuto altri trenta giorni di visto. 

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IL VISTO

A questo punto viene da chiedersi chi sia l’ignoto benefattore. Lei non ne parla, ma il sospetto è che possa anche essere stato lui a segnalarla alle autorità locali: una ragazza che viaggia da sola in Iran non è frequente e non è ben vista. In più Alessia non fa mistero del suo pensiero e, in questo periodo, in Iran chiunque parli liberamente è a rischio. In varie occasioni, nei suoi post ha sposato la causa della piazza, raccontando anche la paura di essere coinvolta nei tumulti. «Questa terra mi ha accolto a braccia aperte - scrive in un messaggio intitolato “Bella Ciao” - è vero, non è stato sempre facile, ma dopo due mesi e mezzo mi è entrata dritta, dentro e profonda nel cuore». La «decisione più saggia» - aggiunge - sarebbe quella di lasciare il Paese ma «non riesco ad andarmene da qui, ora più che mai. E non lo faccio per sfidare la sorte, ma perché anche io ora sono parte di tutto questo».

Le difficoltà a ottenere un nuovo visto e la situazione di protesta nel Paese le fanno decidere di spostarsi, per inseguire novità e bellezze, così come vuole la sua vita da travel writer. «Mi sento carica di un energia che sento il bisogno di condividere con qualcun altro - posta qualche settimana fa -. Per questo ho deciso di tornare in Pakistan. Ho un sogno pronto nella testa e nel cuore. Ricostruire un villaggio in Pakistan. So già che ci riuscirò».

Ultimo aggiornamento: 15:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA