uante farfalle svolazzano in giro? Viste le tempeste in corso nei mercati mondiali,

Giovedì 7 Ottobre 2021
uante farfalle svolazzano in giro? Viste le tempeste in corso nei mercati mondiali,

uante farfalle svolazzano in giro? Viste le tempeste in corso nei mercati mondiali, devono essere davvero tante, ben più di quelle citatissime di Hong Kong il cui battito d'ali sarebbe in grado di provocare un uragano a New York (in verità, Edward Lorenz matematico e meteorologo per primo nel 1962 parlò delle farfalle del Brasile e del conseguente tornado in Texas). Qui da noi si teme la tempesta perfetta per il più iconico e popolare cibo, la pasta. Il prezzo del grano duro, quello che serve per la pasta, nel 2021 è salito fino a 500 euro a tonnellata, cioè più del 60%, rispetto allo scorso anno. Con stime preoccupanti di ulteriori aumenti entro Natale, fino a picchi di 600-700 euro. Per adesso i pastai italiani hanno deciso di tenere i prezzi bassi per non perdere quote di mercato, ma fino a quando resisteranno? Insomma, se la tempesta meteorologica a New York o in Texas poco ci preoccupa, l'impennata del prezzo dei generi alimentari ci tocca da vicino.
SEGNALI POSITIVI
E potrebbe non riguardare solo la pasta, ma tutta la spesa, incredibilmente anche quella di prodotti made in Italy. Il mondo è talmente interconnesso (è anche l'insegnamento della pandemia Covid), che nessuno è sicuro di restarne fuori. Luigi Scordamaglia ha un punto d'osservazione privilegiato sull'argomento, essendo al vertice di Filiera Italia, l'associazione che riunisce un'ottantina di aziende, tra cui molti big dell'agroalimentare e della distribuzione. «Il feeling diffuso afferma - è che l'alimentare italiano sia ripartito alla grande, anzi non si sia mai fermato. Come al solito, il bicchiere è mezzo pieno. Da una parte c'è la straordinaria, continua evoluzione delle esportazioni: il mondo riprende a vivere e la prima cosa che fa è tornare a mangiare italiano. La parte mezza vuota è rappresentata, invece, dalle nuove difficoltà che comprimono i margini delle imprese e che rischiano di ricadere sui prezzi al consumo: l'impennata delle materie prime, dell'energia e dei servizi».
Inizialmente si è trattato di fenomeni oggettivi che giustificavano gli aumenti. Nel caso del grano duro, per esempio, la siccità in Canada e Russia, cioè i principali fornitori dell'Italia che notoriamente non è autosufficiente. La pandemia ha inoltre spinto molti Paesi a imporre misure restrittive alle esportazioni di generi alimentari per tutelare il proprio autoapprovigionamento.
SPECULAZIONI
Rimessasi in moto l'enorme economia della Cina, è schizzato in alto il costo del noleggio dei container: + 317% sulla rotta Shangai-Genova, 10 mila dollari per un singolo carico perfino su tratte ravvicinate. «Ma nel caso del nolo dei container denuncia Scordamaglia abbiamo il fondato sospetto che poi sia intervenuta la speculazione con l'adozione di alcune pratiche come il blank sailing e le cancellazioni senza preavviso delle spedizioni che penalizzano fortemente l'export agroalimentare italiano». Secondo Scordamaglia è «in atto un comportamento fortemente speculativo e ingiustificato da parte delle principali compagnie di navigazione responsabili del commercio mondiale di container». Nel settore dei trasporti via mare, c'è una altissima concentrazione con soli tre top carrier internazionali che detengono il 45,3% del mercato e con i primi 10 che ne controllano oltre l'80%. «È un indiscutibile oligopolio afferma il consigliere delegato di Filiera Italia che sta provocando enormi danni economici alle imprese specialmente italiane. Noi ne risentiamo di più a causa dei limiti delle nostre infrastrutture logistiche. Chiediamo alle autorità antitrust di intervenire».
REAZIONE A CATENA
L'incremento dei costi dell'energia a livello planetario (+15,7% elettricità, +34% gas, +16,8% carburanti) peserà sul carrello della spesa in un Paese come l'Italia dove l'85% dei trasporti commerciali avviene su strada. Ma sta già influendo sulla produzione industriale degli imballaggi dei prodotti alimentari. Il Corriere Vinicolo, periodico dell'Unione Italiana Vini, nell'edizione di questa settimana, indica l'impennata di alcune voci: plastica +100%, legno +53%, metallo +44%, carta +60%, vetro +20%.
Tra le materie prime un pesante allarme arriva dagli Usa per il costo della carne, dopo l'incendio in uno stabilimento in Kansas che ha ridotto la capacità produttiva di 30 mila capi a settimana e il cyber attacco alla Jbs, il maggiore produttore al mondo, che questa estate ha bloccato un quarto della fornitura di carne di tutti gli States. «A proposito di carne afferma Scordamaglia, che è anche l'ad di Inalca del gruppo Cremonini va detto che da parte dei retail spesso non c'è il giusto riconoscimento per i produttori. In campagna in 30 anni il costo è cresciuto di pochissimo, non così sugli scaffali della distribuzione».
Il tema è particolarmente scottante e riguarda il rapporto tra tutta la produzione agricola (la più penalizzata) e la trasformazione alimentare da un lato e la grande distribuzione dall'altro che strozza sui prezzi. «Dopo 18 mesi record di ricavi afferma il manager alcune catene si atteggiano adesso a baluardo contro l'inflazione e per contenere i prezzi non riconoscono i legittimi aumenti dei costi, schiacciando così agricoltori e trasformatori con le aste al doppio ribasso e con il sottocosto speculativo».
PREOCCUPAZIONI
All'orizzonte, infine, le preoccupazioni legate alla strategia Farm to Fork dell'Unione Europea che di fatto spingerà a minori produzioni (secondo la stessa Ue tra il 5 e il 15% e ad un aumento dei costi intorno al 10%). «C'è però il rischio afferma Scordamaglia che la transizione verde non guidata da un approccio obiettivo e razionale trasformerebbe un'opportunità in una sconfitta per i produttori ma anche per i consumatori europei». «Si può produrre conclude con più tecnologie pulite, di cui noi italiani siamo capaci e dotati, oppure lasciare spazio ad altre zone del mondo meno attente all'ambiente e al rispetto dei lavoratori e di chi consuma. La prima è sostenibilità competitiva, la seconda solo ideologica».
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