M9, la cura Molinari: «Ribaltare tutto, c'è troppa tecnologia»

Sabato 18 Dicembre 2021
M9, la cura Molinari: «Ribaltare tutto, c'è troppa tecnologia»

IL MUSEO
MESTRE Il digitale, in tempi di pandemia, ci ha salvato in parte la vita. Ma sempre il digitale - per un museo come M9 con gli schermi da toccare e gli occhiali per la realtà virtuale da indossare - è stato anche una maledizione, con l'obbligo di sanificare tutto di volta in volta, oppure di mettere da parte alcune installazioni. E la tecnologia (che tra l'altro invecchia rapidamente) si sta dimostrando anche il tallone d'Achille di un Museo del Novecento che è comunque unico perché, come diceva Marshall McLuhan, il mezzo è il messaggio, arrivando a prevalere sui contenuti che si vogliono trasmettere. Luca Molinari, da fine 2020 direttore di M9, in questo anno di lavoro ha messo in fila punti di forza e punti di debolezza del museo mestrino, arrivando ora ad annunciare un cambio di rotta che, nei prossimi due-tre anni (partendo però già dalla prossima primavera) trasformerà l'esposizione permanente in qualcosa di più fisico e meno virtuale.
«M9 è una collezione impalpabile di tanti archivi con cui collaboriamo - spiega Molinari -. Abbiamo un 30-40% di pubblico che arriva dalle scuole: studenti e ragazzi che sono molto entusiasti di questo strumento di relazione applicato su un secolo, il 900, che non gli appartiene ma dal quale provengono comunque i loro genitori». Una forza, quella dei touchscreen e degli ologrammi, che però sta diventando anche un limite. «È necessario affrontare il tema dell'aggiornamento dell'esposizione permanente - spiega il direttore di M9 -, anche se va detto che il problema dell'invecchiamento tecnologico riguarda tutti i musei del mondo. Nel nostro museo dobbiamo però trovare la chiave per bilanciare le cose, mettere anche il reale assieme al digitale. Anche la realtà che attraversiamo è così: il mondo si muove tra questi due ambiti in maniera sempre più fluida».
IL PRIMO PASSO
Per vedere le prime novità non si dovrà attendere poi molto. «Nei primi giorni di aprile apriremo dentro le sale del museo nove sezioni per bambini da 4 a 8 anni interamente fisiche, per equilibrare sensorialità diverse, innervate dentro la mostra permanente. I nuovi spazi saranno illuminati e colorati, tutta un'altra cosa rispetto allo spazio scuro delle sale. Sarà questo l'inizio di un lento ripensamento della mostra sul 900». L'orizzonte è di un paio d'anni, al massimo tre, per ridisegnare la mostra permanente «ragionando con esperti che stiamo cominciando a individuare, senza sminuire o togliere quello che è stato fatto», precisa Luca Molinari. Una scommessa che avrà anche un costo, con la Fondazione di Venezia che ha già più volte ripetuto di voler mettere sempre meno soldi dopo i tanti investiti per far nascere M9. «La parte per i bambini è uno sforzo della Fondazione che investe in maniera attenta - aggiunge il direttore -. Rispetto ai prossimi passaggi come per le mostre collaterali dovremo concentrarci su azioni di marketing e di coinvolgimento di aziende e sponsor per sopportare parte degli investimenti». Come immagina che sarà allora l'M9 tra due o tre anni? «Dobbiamo immaginare strumenti affini alle nuove generazioni, ma anche altri modi di guardare alle cose - risponde Molinari -. Fare in modo che la storia sia materia viva per guardare al presente e immaginare il futuro, trovando degli strumenti in cui tutto questo prende vita, ma senza eccedere con la tecnologia e la multimedialità. E senza guardare al Novecento con nostaglia».
Fulvio Fenzo
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