IL RICORDO
C'è quella vecchia scenetta di Carosello in cui la moglie Valeria

Sabato 23 Maggio 2020

IL RICORDO
C'è quella vecchia scenetta di Carosello in cui la moglie Valeria Fabrizi, fingendo di battibeccare con il marito Aroldo Tieri, abbraccia il proprio frigorifero: «È solido, onesto, sicuro... è uno Zoppas». Com'era lui, all'anagrafe Luigi ma per tutti Gino, «uno dei più noti capitani d'industria del Veneto», per citare Il Gazzettino che mezzo secolo fa dava la notizia della sua dipartita. Sono trascorsi infatti cinquant'anni dal 23 maggio 1970, ma è più che mai attuale la lezione dell'imprenditore visionario che trasformò la Sinistra Piave trevigiana nell'Inox Valley italiana: «Allora c'erano le guerre, adesso c'è la pandemia, ma papà ci direbbe di rimboccarci le maniche e di andare avanti», confida il figlio Gianfranco, che insieme alle sorelle Maria Teresa e Sara e ai fratelli Enrico e Renzo oggi commemorerà l'anniversario in forma privata, com'è nello stile della dynasty di Conegliano.
DALLA BOTTEGA ALLA FABBRICA
Cominciò tutto qui, nella città del Cima in cui molto parla anche (e ancora) degli Zoppas. Innanzi tutto la storica ferramenta in piazza Calvi, avviata grazie al prestito senza garanzia di una banca del territorio, tanto per dire dei tempi e dell'azzardo: Ferdinando Zoppas & figli, il fabbro che faceva i mercati e aprì una bottega, insieme ai giovanissimi Francesco, Riccardo Augusto e appunto Gino, classe 1906. Ma anche la leggendaria residenza di famiglia, in quel civico 2 all'angolo fra via Battisti e via Pittoni: di là l'aperta campagna e di qua le case popolari, in mezzo la prima fabbrichetta, fondata dopo la morte di papà Ferdinando nel 1924. Un'intuizione dietro l'altra: prima la riparazione delle cucine a legna e a carbone assemblate chissà dove, poi l'acquisto dei piastroni delle navi in demolizione per realizzare gli stampi, quindi la produzione del primo modello economico a marchio Zoppas. O meglio, 3oppas, grazie alla zeta gotica graficata dallo zio Luigi Buzzati, fratello di mamma Maria e parente alla lontana di Dino, che aveva insegnato calligrafia.
L'EPOPEA
La svolta del 1930, quando venne fabbricata la leggendaria cucina Augusta, segnò l'inizio dell'epopea. A ciascuno il suo ruolo: i numeri ad Augusto, lo sviluppo a Francesco, l'innovazione a Gino. Ecco allora le lamiere dei bidoni dell'olio, utilizzate in pieno conflitto mondiale per dare forma alle cucine da campo con il fondo piegato, affinché potessero scivolare sui terreni di battaglia innevati. Ma anche il modello 48, incoronato nel secondo dopoguerra come «la regina delle cucine» alla Fiera di Milano, così richiesto da ampliare gli stabilimenti. E poi, con i viaggi di Gino negli Stati Uniti nel corso degli anni 50, l'idea di produrre elettrodomestici mai visti qui: il primo frigorifero, la prima lavatrice, la prima cucina a gas, fino alla prima Stovella del 1964, nome con cui tutt'oggi qualche coneglianese chiama la lavastoviglie.
IL BOOM
Per l'Italia erano gli anni del boom, economico e demografico. Ma per Conegliano quell'esplosione coincise con un vero e proprio big bang imprenditoriale, mito fondativo del miracolo Nordest. «Nostro padre trasformò quella che era una civiltà agricola in una società industriale sottolinea Gianfranco Zoppas allevando attorno a sé generazioni di collaboratori che hanno via via ampliato i loro orizzonti, mantenendosi però fedeli alla sua impronta: qualità, onestà, internazionalizzazione». Tanti suoi dipendenti si misero infatti in proprio, diventandone magari fornitori, prima di spiccare il volo da sé. Ma intanto a volteggiare nel firmamento internazionale, tanto da esportare in 92 Paesi del mondo, era anche la Zoppas: quella che «li fa e nessuno li distrugge», fra le prime a riconoscere una gratifica natalizia, allestire la mensa, promuovere i circoli per i pensionati, fare una beneficenza mai esibita, organizzare le colonie per i figli degli operai e degli impiegati.
LE FORZE
Quando morì a 64 anni, seguito nel giro di undici mesi anche dai fratelli Augusto e Francesco, Gino non fece in tempo a vedere la fusione tra la veneta Zoppas e la friulana Zanussi, poi entrambe finite nell'orbita della svedese Electrolux. L'industriale illuminato lasciò stabilimenti estesi su un milione di metri quadrati, che occupavano 7.000 addetti. «Oggi ne contiamo 15.000 evidenzia il presidente Gianfranco in un gruppo che annovera anche la San Benedetto, l'Irca e la Sipa. Per noi figli, e per i nipoti, l'insegnamento di papà è lo stesso di sempre: lavorare, cercare di sviluppare i bisogni degli altri, comportarci in maniera onesta, fare conto sulle nostre forze». Senza ostentazioni, anche oggi, cinquantesimo anniversario: solo una celebrazione religiosa, «molto intima», nella chiesa dei Frati ai piedi di Parco Rocca.
Angela Pederiva
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