Ha comperato casa a Venezia. E qui ha scelto di istituire la sua fondazione artistica.

Sabato 13 Novembre 2021
Ha comperato casa a Venezia. E qui ha scelto di istituire la sua fondazione artistica.

Ha comperato casa a Venezia. E qui ha scelto di istituire la sua fondazione artistica. Per farlo ha messo gli occhi e la mente su Palazzo Manfrin, un edificio settecentesco, a due passi dal Ponte delle Guglie, nel cuore di Cannaregio, per trasformarlo in una galleria permanente delle sue opere. Ma non solo. L'immobile, restaurato secondo un progetto affidato all'architetto Giulia Foscari, prevede la realizzazione di spazi espositivi, di laboratori e di ricerca. Lui è Anish Kapoor, 67 anni, pittore e scultore inglese, ospite acclamato della Serenissima che, dal 20 aprile al 9 ottobre 2022, in occasione della Biennale Arte, allestirà una mostra retrospettiva alle Gallerie dell'Accademia con nuove produzioni grazie all'ospitalità del direttore Giulio Manieri Elia. In questa sede verranno proposte anche le nuove opere basate sulla nanotecnologia del carbonio.
Maestro Kapoor, perchè ha scelto Venezia? E non Firenze?
«Non voglio fare paragoni tra le due città, mi limito ad un concetto. Firenze è la città della luce; Venezia, quella del buio, dove le acque fluiscono nel ricordo, dando una sensazione freudiana. Come non ripensare a Visconti, alla bruma, alla malinconia? Qui si vive in un'altalena di assenze e presenze. Un po' come disegno e pittura».
U
na relazione però molto feconda.
«È una relazione fisica e non fisica. Questo è il mio corpo, ma se chiudo gli occhi posso essere altrove, in tanti altrove. Conquisto allo stesso tempo uno spazio fisico e uno non fisico. La fisicità ha qualcosa di mitologico, e l'alterità è fatta dal colore».
Viviamo in un mondo duplice, tra violenza e bellezza
«È una cosa molto strana. Ed è altresì vero che la bellezza va di pari passo con la violenza. Quest'ultima è anche positiva, se è generatrice. Basti pensare a Pollock, a Picasso. Ci pone all'azione. E quindi, altrimenti, genera bellezza».
Giocare tra presente e meno presente
«Mi piace investigare, perchè tutto ciò è problematico visto quello che ci sta accadendo intorno: l'impreparazione che ci ha colto con la pandemia, indossare la mascherina, l'incapacità della politica di saper capire cosa ci è accaduto».
Ma come si articolerà la presenza delle sue opere a Venezia?
«Mancano ancora tanti mesi per la mostra, ma fondamentalmente dovrebbero essere 20 opere esposte alle Gallerie dell'Accademia; una trentina negli spazi di Palazzo Manfrin. Alcune opere nuove insieme ad altre più vecchie».
Cosa rappresenta per lei Venezia?
«Venezia è stata centrale per innumerevoli artisti, che l'hanno abitata e l'hanno vissuta, Turner, Goethe, e tanti altri. Sono venuti per il senso di meraviglia che la città offre- È una città che sorge dal mare. E che cos'è il mare? dove viene nascosto il buio, l'insidia. Dove c'è quello che fa parte del nostro status psichico. Il sorgere dal mare è un sorgere alla luce. C'è una duplicità che è data tra l'Est e l'Ovest. E sono due spazi molto potenti».
Ma che cos'è oggi il buio e che cos'è oggi la luce?
«Oggi il sistema educativo, il governo, le relazioni sociali non vogliono il buio. E invece, esso porta con sè anche una parte creativa che fa da contraltrare alla luce».
Buio e luce, fa pensare molto anche ad una influenza della Kabbalah ebraica. Questi richiami fanno pensare alla mistica...
«Questa è una domanda molto interessante. C'è una parola in ebraico per indicare luogo. Si dice makom, ma non significa solo luogo, ma anche Dio. E sicuramente c'è qualcosa di kabbalistico, ma questo significa anche qui e ora, ma anche qui e non ora. Quindi in un posto e in qualsiasi posto. Ed è sicuramente anche un riferimento ad Abramo, al sacrificio di Isacco, ad un centro rituale. Questo qui e non qui è un elemento di grande interesse; che ci riporta allo Zohar (il testo cabbalistico per eccellenza ndr), forse è una questione chiave dell'«essere e non essere». Così come l'oggetto che è e non è».
Paolo Navarro Dina
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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