(gla) Per anni Gianfranco Sanguinetti, esponente di spicco del movimento situazionista,

Lunedì 14 Dicembre 2015

(gla) Per anni Gianfranco Sanguinetti, esponente di spicco del movimento situazionista, ha interpretato l'arte come critica sociale, scandalo e beffa per denunciarne la degenerazione conseguente alla progressiva mercificazione. Ora, dopo aver venduto il suo archivo all'asta per 650mila euro, è diventato a sua volta bersaglio di critica beffarda da parte di un artista del Malawi, autore di un'installazione ospitata dalla Biennale, nella quale alcune opere di Sanguinetti sono state utilizzate con le stesse modalità: nel caso specifico per evidenziare le contraddizioni tra la teorizzata lotta alla mercificazione e la messa in vendita delle opere stesse per una somma considerevole.
Sanguinetti non l'ha presa bene, tanto da rivolgersi al Tribunale civile (con gli avvocati Giovanni Giovannelli, Alberto Pojaghi e Antonio Gennari) per chiedere al giudice di inibire l'istallazione di Samson Kambalu nonché la pubblicazione del relativo catalogo, contestando la violazione del diritto d'autore. Il ricorso d'urgenza risale allo scorso luglio, ma il provvedimento è stato depositato alcune settimane fa, in prossimità della chiusura della Biennale d'arte, e se n'è avuta notizia soltanto ieri. Il giudice Luca Boccuni ha rigettato le richieste di Sanguinetti sostenendo che l'installazione di Kambalu, intitolata "Sanguinetti Breakout Area", «non può reputarsi una contraffazione ai danni del ricorrente, benché essa riprenda scritti, disegni, fotografie o parti di sue opere, mediante la loro riproduzione fotografica ed esposizione». L'opera dell'artista del Malawi, assistito dagli avvocati Paolo De Santis e Marianna De Giudici, è ritenuta un'opera originale ed autonoma, «realizzata attraverso un riconoscibile apporto creativo»: una buona parte delle riproduzioni fotografiche esposte ritraggono lo stesso Kambalu che «a mò di sberleffo» tiene in mano gli oggetti di Sanguinetti con l'obiettivo di «riappropriarsi fisicamente dell'opera medesima per rimetterla a disposizione della libera fruizione dei visitatori della mostra d'arte, in sarcastica sintonia con l'ideale situazionista del ricorrente», si legge nel provvedimento del Tribunale. Il titolo dell'installazione - "breakout" - viene interpretato come «contrattacco critico a Sanguinetti», di fronte alla "fuga" di quest'ultimo dal suo ideale situazionista. Insomma, non copia o plagio, ma «critica sarcastica, finalizzata ad aprire la discussione su questione intellettuale di interesse collettivo». Tanto più che le opere di Sanguinetti utilizzate nell'installazione sono accessibili al pubblico nella biblioteca che ha acquistato il suo archivio.
Sanguinetti è stato condannato anche a rifondere le spese di lite: 3mila euro ciascuno a Kambalu e alla Biennale, costituitasi a giudizio con gli avvocati Debora Rossi, Massimo Sterpi e Angela Saltarelli.
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