DISCESA IN CAMPO
VENEZIA Giovanni Andrea Martini scende nell'agone politico e

Sabato 4 Maggio 2019

DISCESA IN CAMPO
VENEZIA Giovanni Andrea Martini scende nell'agone politico e si candida a sindaco in alternativa a Luigi Brugnaro in vista delle elezioni del 2020. Lo ha fatto con un comunicato stampa, fatto girare anche urbi et orbi attraverso i social. Una modalità che al Pd, partito che ha una sua ritualità e le sue convenzioni, non tutti hanno gradito. Una scelta, la sua, che non arriva inattesa, visto l'attivismo a livello politico che ha caratterizzato i suoi ultimi mesi. Attivismo dovuto anche al burrascoso rapporto con l'amministrazione comunale, che fin dall'inizio ha accentrato le competenze delle Municipalità e a quella di Venezia ha tolto anche la sala consiliare di Ca' Farsetti, sede anche della Municipalità da quando questa aveva preso il posto dei Quartieri.
LUCIDA FOLLIA
«Era una cosa cui stavo lavorando da un po' - ammette Martini - ed era venuto il momento di esplicitarla. Credo che un po' di riflessione sia necessaria. La definisco una lucida follia dettata anche dalla carica della passione e dal fatto che lavoro da quattro anni per la città. La cosa fondamentale ora è l'inizio dell'ascolto della popolazione. Tornare insomma tra la gente che è quello di cui il mio partito, il Pd, viene spesso accusato».
Martini ha una vasta rete di rapporti a Venezia, ma non teme il confronto con la terraferma. «Sicuramente le cose lì saranno sono più difficili, bisogna dare un segnale della presenza - replica - Propongo con il gruppo che abbiamo costituito di andare tra la gente ad ascoltare».
LA PERPLESSITÀ DEL PD
Il segretario comunale, Giorgio Dodi, in questo momento prende atto e fa un po' da pompiere, in attesa dell'incontro in Direzione in programma per lunedì (già previsto) che tra le altre cose prevede anche il tema delle prossime elezioni.
«Da un lato è positivo - commenta Dodi - che la gente si metta in gioco. Dall'altro c'è la sorpresa per la modalità con cui è stata diffusa la notizia. La cosa non mi ha turbato, ma il 20 maggio c'è una direzione importante per definire le fasi operative di qui al 2020. Quella è la sede. Bisognerà lavorare in termini di partito e di coalizione, che dovrà essere molto ampia per essere un'alternativa valida a Brugnaro. Bisogna comunque confrontarsi con la struttura del partito, che garantisce la possibilità di discutere insieme».
LE ACCUSE
Nel lungo testo, che chiunque può reperire su internet, in cui Martini fa l'annuncio, c'è anche un'accusa rivolta ad alcuni elementi del gruppo consiliare in Municipalità: L'azione della Municipalità è stata, dal di dentro, sempre fortemente osteggiata da elementi che con il dna del Pd hanno proprio poco a che fare. Persone - scrive Martini - che fanno dell'ipocrisia, della falsità un'arma che ferisce, che hanno giocato un ruolo vicino alle posizioni del Sindaco. L'ultimo episodio è l'aver cercato (invano) di convincere gli uomini di Brugnaro in Municipalità a sottoscrivere una richiesta di sfiducia nei miei confronti».
LE RISPOSTE
Secca la replica del segretario Dodi: «È l'unica cosa che mi ha dato fastidio, questa accusa ad alcuni consiglieri che è inaccettabile e completamente infondata. Il problema è antico e avevamo convocato una riunione chiarificatrice con il segretario metropolitano. Lui e i suoi consiglieri non si sono presentati, a parte uno solo, il capogruppo, e così non c'era molto da chiarire con gli altri, che erano presenti. Non mi risulta la presentazione di una mozione di sfiducia». Secca anche la replica di chi è stato attaccato: «Ci sono stati dei contrasti, come è normale nel dibattito politico - dice la consigliera Cecilia Tonon - ma nessuno ha avanzato l'idea di portare avanti una mozione di sfiducia nei confronti del presidente».
LA CRITICA
Marco Gasparinetti, leader del Gruppo 25 Aprile, non è tenero: «Una notizia che apprendiamo con sorpresa e che apre la strada a molteplici interpretazioni sulle attività svolte negli ultimi mesi da un sedicente nuovo soggetto politico (la pagina fb Insieme per Venezia e terraferma, ndr) che a questo punto appare per quello che è: trampolino di lancio elettorale per una singola persona. A mio personale parere è un tentativo velleitario e che comunque non rappresenta il mondo delle associazioni».
Michele Fullin
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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