«Così tengo in piedi i Comuni»

Martedì 10 Settembre 2019
«Così tengo in piedi i Comuni»

LA STORIA
Il bilancio del 10 per cento dei Comuni italiani, dipende anche da lui. Il ragionier Giovanni Gallo, che con la Abaco di Montebelluna si occupa della riscossione dei tributi per conto delle pubbliche amministrazioni. Un lavoro oscuro, ma di fondamentale importanza per far quadrare i conti. «Tanto per capirci - spiega Gallo - la Abaco recupera per il Comune di Padova 3,5 milioni all'anno di multe automobilistiche non pagate. Nel 2017 abbiamo portato alle casse dell'Ulss di Bolzano, 1,7 milioni per spese di assistenza sanitaria non saldate. A Como 100mila euro di multe non pagate dagli svizzeri. C'è un mare di tributi che non vengono pagati. Solo di Ici in Italia ci sono 800 miliardi che Equitalia non riesce a riscuotere».
NUMERI A RAFFICA
È un fiume in piena, snocciola numeri e cita situazioni con una memoria formidabile. I suoi collaboratori sono abituati ai suoi ritmi di lavoro frenetici. Gallo, il ragionier Gianni come lo chiamano tutti, con i suoi 83 anni sarebbe già in età da pensione, ma lui non la pensa così: «L'unica pensione per me sarà quella eterna, ma spero che sia ancora lontana». È partito dalla gavetta. I genitori gestivano un'osteria con annesso negozio di alimentari. Una buona posizione sociale in un borgo contadino qual era Montebelluna negli anni Quaranta. A sette anni è rimasto orfano di padre e ha dovuto lavorare e studiare, arrivando al diploma di ragioniere che, per l'epoca, era come una laurea in economia. Da lì la scalata al successo, sempre lavorando e facendo funzionare il cervello per essere un po' più avanti degli altri. Un self-made man si direbbe oggi, ma Gallo che, come dice scherzando, parla l'inglese solo dopo le otto di sera se ha bevuto un bicchiere di troppo, preferisce dire «Me go fato da solo». Il dialetto è la sua lingua. «Parlo italiano solo quando mi arrabbio, così ho più tempo per riflettere cercando le parole giuste ed evito di esagerare con gli insulti».
TUTTO VELOCEMENTE
Prima di diventare un competitor di Equitalia nella vita ha fatto un po' di tutto. «Ho cominciato da ragazzino in osteria, dovevo sgrendar i biceri. Espressione difficile da tradurre in italiano, diciamo sgrassare e rendere brillanti i bicchieri». Ma l'osteria andava stretta a Gallo che, finiti gli studi, ha cerato di mettere a frutto il suo diploma. «Mi piaceva fare il rappresentante, però non sempre vendevo articoli di facile presa. Ho provato anche con i sacchetti di carta per il pane. All'epoca solo un demente poteva pensare che la gente volesse incartare il pane, si buttava tutto nella sporta. Un'altra volta avevo avuto una bella proposta da un'azienda che vendeva calze da donna e reggiseni, ma non ho accettato, perché non avevo il coraggio di dirlo a mia mamma». La svolta ha il nome di una donna, Rosa Maria, chiamata Valli. «Veniva da Bassano a Montebelluna per riscuotere credito per conto del Comune. Ma io l'avevo adocchiata per altri motivi- sogghigna il ragioniere - In sei mesi ci siamo sposati. Lei mi ha detto che intendeva continuare con il suo lavoro, io andavo avanti con il mio. In quel periodo facevo il broker: proponevo assicurazioni tagliate su misura per il cliente. Era un settore che funzionava».
LE CASUALITÀ
Come sempre i ricordi si intrecciano con gli aneddoti. La strada del successo è fatta anche di casualità. «Una volta ho dato un passaggio ad un ragazzo che disegnava cartelloni per la pubblicità. Mi ha chiesto se gli procuravo nuovi clienti e l'ho messo in contatto con la Dolomite calzature e ha fatto per loro un ottimo lavoro pubblicitario. Ma dopo un po' di tempo il figlio del titolare della Dolomite mi ha detto che il Comune gli aveva chiesto di pagare la tassa sulle affissioni, pregandomi di occuparmene io perché lui non ci capiva nulla. Era una tassa che pochi conoscevano e ancora meno pagavano. Mi si è accesa una lampadina. Nella giungla delle tasse serviva qualcuno che aiutasse le aziende a districarsi».
L'AZIENDA
Con l'aiuto della moglie Valli è nata la Gallo Pubblicità, poi con gestioni rigorosamente separate la Abaco, che ha come mission la riscossione dei tributi locali con tutte le attività complementari connesse. In quarant'anni di vita Abaco è divenuta un colosso del settore con oltre 400 dipendenti, un fatturato che nel 2018 ha toccato i 32 milioni e un portafoglio clienti con oltre 700 Comuni italiani. Non ci sono le grandi città, perché preferiscono la gestione diretta («Credono di risparmiare ma sbagliano, perché con noi incasserebbero di più» polemizza Gallo). Però ci sono moltissimi comuni capoluogo, da Brindisi a Sassari da Cagliari a Pavia, da Como a Bergamo. «Siamo presenti in tutta Italia con 80 uffici territoriali. Con gli anni la nostra offerta di servizi è molto cresciuta: riscossione Imu, Ici, Tarsu e Tia, imposte pubblicità e affissioni, riscossione crediti ma anche illuminazione votiva, trasporti scolastici, servizi di mensa e l'area smart city, ovvero la gestione delle città intelligenti, dove la tecnologia è al servizio del cittadino. Se penso che siamo partiti con i registri contabili compilati a mano ed ora abbiamo tutto computerizzato con programmi specifici che sono la nostra forza, mi sembra incredibile».
LE SMART CITY
La nuova frontiera di Gallo si chiama smart city. Lui per la verità sarebbe per la old life, non ama molto i computer, ma i suoi collaboratori traducono in modalità telematica i suoi input. La Abaco è stata tra le prime ad entrare nel mercato della gestione dei servizi per i cittadini. «Se un Comune vuole gestire un parcheggio ci pensiamo noi. Loro ci danno l'area il resto lo fa Abaco: dalle strisce ai parcometri, dalle app per gli utenti ai tablet per i dipendenti. E il Comune può controllare in tempo reale il flusso delle vetture e gli introiti. Stesso discorso per bike shraring o vetture elettriche. Installiamo anche le colonnine per la ricarica. Abbiamo appena acquistato mille parcometri con un investimento di 5 milioni. Noi siamo pronti per qualsiasi tipo di servizio che il Comune offra al cittadino». Gallo racconta e si illumina. Ormai non lo fa più per i soldi, l'azienda è solida e anche le due figlie hanno ruoli portanti nell'organizzazione, ma quasi come missione: «Pagare le tasse è un dovere, ed è interesse della collettività che tutti lo facciano. Il mio sogno è creare una società a capitale diffuso con i miei dipendenti ed occuparmi in tutte le regioni del recupero dell'Ici. Ci sono 800 miliardi evasi. Pensi se solo ne recuperassimo il 10 per cento, come cambierebbe l'Italia». Però anche uno specialista nel recupero crediti nel suo curriculum ha un credito mai riscosso: con il crack di Veneto Banca ha perso 12 milioni ma non porta rancore. Addirittura, quando Vincenzo Consoli ha lasciato la guida della banca, ha comprato una pagina sul Gazzettino per scrivere: «Grazie dottor Consoli. Firmato Gianni Gallo». Perché il ragioniere non dimentica: «Se Abaco è cresciuta lo deve anche a Veneto Banca che ci ha aiutato negli investimenti. Ho perso 12 milioni, ma senza Veneto Banca non avrei mai potuto averli».
Vittorio Pierobon
(vittorio.pierobon@libero.it)

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