Cortina, musica e tradizione

Venerdì 23 Agosto 2019
LA FESTA
Musica e folclore, divise e abiti tradizionali, ottoni luccicanti e ornamenti d'argento, colori sgargianti e sobrie monture: la grande Festa de ra Bandes di Cortina d'Ampezzo propone anche in questa edizione, la numero 43, una settimana intera di spettacoli, che si conclude domenica prossima, con una giornata piena, densa di spettacoli e di emozioni. Non è solamente una rassegna musicale, ma è l'evento popolare cortinese più coinvolgente dell'anno, che muove migliaia di persone, fra partecipanti e spettatori, con il consolidato motto L'anima di un paese in festa. Da quasi mezzo secolo gli strumentisti suonano sui titoli di coda dell'agosto ampezzano, l'ultima domenica del mese, in un lento scemare verso l'autunno, che ha comunque ancora molto da dire, in quanto a eventi e manifestazioni.
LA TRADIZIONE LADINA
Arrivano dalle valli più vicine, dalle città della pianura, da oltre confine, in una inebriante mescolanza di generi e stili, ma tutti parlano la stessa lingua universale della musica. Il presidente del sodalizio Massimiliano Fontana sottolinea: «La nostra banda è una realtà viva e partecipe, all'interno della comunità ampezzana. Per noi è motivo di orgoglio organizzare una manifestazione che riesce a coinvolgere un vastissimo pubblico di residenti e ospiti». La Festa de ra Bandes nacque nel 1977 e portò con sé diverse novità. In quel periodo il Corpo musicale, fondato nel 1861, viveva un momento di rinascita, deciso dall'amministrazione comunale. La banda stava assumendo un volto nuovo, aveva lasciato la vecchia divisa grigia per vestire l'abito della tradizione ladina. I musicanti non suonavano più seduti, ma marciando. Il sodalizio si era aperto alle valli vicine, imparando soprattutto dalla Pusteria, dal Tirolo, con una fruttuosa trasferta a Brunico. Ogni anno si è aggiunto un tassello, sino a comporre un'opera complessa, che può dipanarsi senza intoppi soltanto grazie a una organizzazione ben collaudata. «Sono passati 158 anni da quando una trentina di appassionati, guidati da Andrea Costantini Dea Zima, fondarono il Corpo musicale di Cortina ricorda il sindaco Gianpietro Ghedina e da allora le note hanno scandito i momenti storici della nostra comunità, trasmettendone tutta l'anima.
ATMOSFERA MUSICALE
Ora la Festa de ra Bandes è un evento di gioia per tutti, unisce il paese nella musica e nel sano divertimento». Oggi la festa dura una settimana intera, da domenica a domenica. Si comincia con l'esibizione della banda di casa, in piazza Angelo Dibona, sotto il padiglione mobile di legno, sollevato da pistoni pneumatici quando serve, per poi essere riposto nel sottosuolo quando è terminato l'uso. Ogni sera c'è un complesso ospite che suona sotto l'alto campanile della parrocchiale, una torre bianca di dolomia di 70 metri. Solitamente si invitano i gruppi dei paesi più vicini. Il calendario si infittisce oggi - 23 agosto -, con un doppio appuntamento, prima l'aperitivo in musica delle 18 con la Tiger dixie band di Trento, mentre alle 20.45 suona la Big band theory di Trieste. Domani si va avanti dall'aperitivo di mezzogiorno sino alla notte inoltrata. Alle 11 c'è la musica Oberkreiner slovena del trio Denis Novato di Ljubljana; alle 18 il paese si anima con l'esibizione itinerante della Funkasin street band di San Donà di Piave. Alle 19.30 comincia la cena in piazza, con lo spiedo condito dalla musica, bagnato dalla birra e dallo spettacolo coinvolgente e inebriante dei Pamstiddn Kings di Bressanone.
MESSA, DANZE E SFILATE
Tutto si esalta e si conclude domenica, per una giornata intera dedicata alla musica. Alle 8.30 è puntuale la sveglia del Corpo musicale di Cortina, che suona e marcia nelle piazze e strade del centro. Alle 9.45 gli ottoni sottolineano i momenti più solenni della messa nella basilica minore dei santi Filippo e Giacomo, dove sono allineati i vessilli di diverse bande ospiti, davanti all'altare. Alle 10.45 c'è l'esibizione di danze popolari del Volktanzgruppe Wahrn, uomini e donne che inanellano tipici balli folcloristici tirolesi. Alle 11 ci sono i primi quattro concerti in contemporanea, sui palchi allestiti in diversi punti del centro cittadino, nelle diverse piazzette, sotto il campanile, davanti al municipio. La gente passeggia al ritmo di una marcia del gruppo bandistico Scaligero di Isola della Scala, ascolta un'aria d'opera della Filarmonica di Pozzuolo del Friuli, cadenza la polca della Musikkapelle Stilfes o ascolta per la prima volta i ragazzi della banda Colombarone di Fiorenzuola di Focara presso Urbino. Alle 12.15 torna l'esibizione del trio Denis Novato, campione mondiale di fisarmonica. E' tutto un crescendo verso i due eventi più attesi della festa. Alle 14 parte l'imponente sfilata folcloristica delle bande e dei gruppi musicali, una ventina, intervallati dalle rappresentanze di diverse associazioni del paese.
LA MARCIA DI RADETZKY
Un migliaio di persone, con gli strumenti, mezzi di servizio, cavalli, carri, ricostruzioni storiche, omaggi alla cultura paesana, sfilano ordinati, per un'ora senza interruzione. Il corteo si scioglie, le associazioni si fanno da parte, restano i musicanti, tutti assieme, di tutte le bande, oltre cinquecento strumentisti, forse seicento, che si riuniscono davanti al palazzo del Comun Vecio, sul sagrato della chiesa parrocchiale, e suonano tutti assieme gli stessi brani, diretti dal maestro Simone Nucciotti, il direttore della banda di casa. Si chiude con la celeberrima Radetzky Marsch e il battere di mani ritmato del pubblico, che non sa, oppure non se ne cura, che fu scritta da Johann Strauss per celebrare il maresciallo asburgico e la sua vittoriosa repressione dei moti risorgimentali in Italia. Non è finita qui. Alle 16 ci sono altri quattro concerti delle bande ospiti, nelle diverse postazioni disseminate in paese. Di nuovo alle 17.15, con altri quattro gruppi, fra i quali spiccherà la banda parrocchiale di Maser (Tv) con le majorettes, contrapposta alla Musikkapelle austriaca di Obertilliach. Si arriva alla sfilata di commiato della banda paesana, alle 19.30, accompagnata dai numerosi collaboratori che indossano l'abito della tradizione ladina, con tante donne nella colorata foggia della varnàza, nella eleganza delle màgnes o nella compostezza della jàida; gli uomini nel sobrio panno marrone o nero, in una coinvolta sensazione di appartenenza alla comunità e alla sua storia. Quell'ultima marcia è un appagato e allegro ringraziamento al paese che condivide la festa. È un arrivederci all'agosto 2020, per l'edizione numero 44.
Marco Dibona
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