500 studiosi per far rinascere Venezia nel 400

Lunedì 13 Maggio 2019

LA CURIOSITÀ
Potrete entrare nella bottega di Marietta Barovier nella Murano di fine Quattrocento e vedere i «vetri colorati bellissimi» da lei inventati: le «rosette», ovvero le antesignane delle murrine, messe a punto dalla vetraia figlia del grande Angelo Barovier, l'autore della celeberrima coppa omonima, il pezzo più prezioso del muranese Museo del vetro. Oppure potrete visitare Ca' Rezzonico nel Settecento, vedere com'era arredata, quali quadri fossero appesi alle pareti e seguirne i cambiamenti: da quel che c'era prima che Baldassarre Longhena cominciasse i lavori per costruire l'edificio che vediamo noi oggi (terminato a metà Settecento da Giorgio Massari) a com'era il palazzo quando nel 1927 vi abitava il compositore americano Cole Porter. Una vera e propria macchina del tempo, quindi, che ci permetterà di viaggiare nel passato, vedere com'erano le Venezie che si susseguirono nei secoli entrare e uscire dagli edifici, percorrere Piazza San Marco del tempo di Gentile Bellini prima e quella di Francesco Guardi poi. Non a caso questo progetto di chiama Time Machine, è una faccenda ciclopica, sarà pronto tra alcuni anni, ma alla fine, garantisce Dorit Raines, dicente di storia a Ca' Foscari, che coordina il progetto a Venezia, consentirà di cambiare il modo di fruire la conoscenza storica.
PROGETTO AMBIZIOSO
Va detto subito: il progetto Time Machine è gigantesco e ambiziosissimo e bisognerà aspettare del tempo prima di poter entrare nella stamperia di Aldo Manuzio o nella bottega di Tiziano Vecellio. È finanziato dall'Unione europea, vi partecipano una ventina tra città e regioni, da Amsterdam a Gerusalemme, passando per Parigi e Budapest. Per il momento limitiamoci a Venezia: è stato stanziato un milione di euro, all'iniziativa partecipano, in misura diversa, oltre 2500 istituzioni, tra i promotori vi sono l'università di Ca' Foscari, l'Archivio di stato, la Biblioteca Marciana, l'Iit (Italian Institute of Technology, che ha una sede a Venezia), oltre all'università di Bologna.
Entro febbraio 2020 dovrà essere prodotto un documento di un centinaio di pagine che spieghi nel dettaglio cosa si farà e come si procederà. Ci stanno lavorando 500 persone di 32 diversi paesi perché sono necessarie competenze diversissime, non è un lavoro per soli storici, insomma. Quando Dorit Raines spiega quel che verrà fatto, si entra quasi nella fantascienza. Saranno digitalizzati tutti gli 80 chilometri di documenti che si conservano nell'archivio dei Frari. Ma i fogli non saranno scansionati uno a uno, come si fa ora, lavoro che richiederebbe decenni di impegno. Grazie alla luce di sincrotrone filze e registri verranno digitalizzati senza aprirli.
DIGILITALIZZAZIONE
L'inchiostro con il quale tutti i documenti sono stati scritti fino a inizio Novecento contiene gallato di ferro, la luce di sincrotrone è in grado di rilevarlo. Non solo, è anche in grado di rimarcare lo spazio tra un foglio e l'altro e quindi di capire se le righe che sta rilevando appartengano alle due facciate di un singolo foglio oppure a due documenti diversi. In questo modo si potranno incrociare tutti i dati esistenti. Per esempio, gli inventari dei notai stilati alla morte di qualcuno saranno in grado di dirci cosa conteneva l'abitazione del deceduto. Si potranno anche trovare i dati di una singola persona sparsi tra i vari documenti. Se il nome di Giacomo Casanova compare negli atti di un notaio mai consultati, in questo modo potrà essere trovato. Ci si possono aspettare scoperte interessantissime; si capisce che si tratterà di una rivoluzione in grado di cambiare completamente il modo di fare ricerca storica.
Alessandro Marzo Magno
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