Povertà e disagio, il piano Fedriga

Lunedì 9 Luglio 2018
LA STRATEGIA
TRIESTE Un più fattivo ruolo dei Servizi sociali comunali sul campo, rendendo il reddito sociale regionale e le misure nazionali di analoga finalità più efficaci e coerenti con la prospettiva di permettere alla persona e alla sua famiglia di uscire dalle paludi del disagio.
IL DOCUMENTO
È con questo spirito che la Giunta regionale, su proposta del vicepresidente Riccardo Riccardi, ha varato un atto di programmazione triennale (2018-2020) contro la povertà e l'esclusione sociale, fenomeni convergenti che in Friuli Venezia Giulia rivelano una significativa incidenza e dimostrano una preoccupante tendenza al rialzo. Fra gli intenti dichiarati dal documento figura innanzitutto la necessità di disporre nei Servizi comunali di almeno un assistente sociale ogni 3mila abitanti nonché l'istituzione di una equipe per l'occupabilità in ciascun Servizio sul territorio. Prescindendo dagli intenti manifestati anche di recente dal presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, in ordine alla volontà di scindere le procedure della misura economica regionale da quella nazionale, allo scopo di rendere le erogazioni effettive meno complesse e più rapide, la linee di programma del Friuli Venezia Giulia impongono che tutti i nuclei familiari che chiedano l'attivazione a proprio favore della misura di reddito regionale o di quella nazionale dovranno essere valutati a livello personalizzato.
PIANI INDIVIDUALI
Ciò comporta che dovranno essere attivate le iniziative più idonee, caso per caso, per liberare la persona e la famiglia dal disagio. Ad ogni buon contro dovranno essere attuate verifiche a cadenza trimestrale sugli sviluppi e l'efficacia dell'aiuto sociale proprio nella prospettiva dell'occupabilità e di conseguenza dell'autonomia economica. Ma siccome assai spesso le famiglie che chiedono il reddito sociale includono minorenni e in particolare bambini anche molto piccoli, la Regione prescrive che entro i primi mille giorni di vita del bimbo debba essere valutata l'opportunità di attivare un sostegno alla genitorialità o un supporto alla prima infanzia con caratteristiche specifiche, tarate sulle difficoltà riscontrate per quel particolare caso. Insomma: niente soluzioni buone per tutti.
LA SITUAZIONE
Analizzando i più recenti dati dell'Istat, si scopre che il 10,4% delle famiglie residenti nel Fvg si trova in condizioni di povertà relativa, ossia in forte difficoltà economica ma non ancora nel baratro dell'indigenza assoluta. Un valore al livello della media nazionale, ma più che doppio rispetto a quello del Nord, che si ferma al 5%. Quanto ai singoli cittadini, risultano in condizioni di povertà circa 170mila individui, pari al 13,9% della popolazione (+0,4% rispetto al 2015). Nell'ambito della strategia Eu 2020, è stato definito un indice combinato secondo il quale rischia di finire nelle strette della povertà il 30% della popolazione generale italiana e il 17,7% in Fvg (17,1% nel Nordest).
IL REDDITO SOCIALE
Nel 2017 le famiglie beneficiare della misura regionale o di quella nazionale o di entrambe in forma integrata sono state 15.800, ossia il 2,8% di tutte le famiglie della Regione, per un dato complessivo di circa 43mila persone. Si tratta del 3,5% della popolazione generale in termini regionali, tuttavia il dato arriva fino al 5% in alcuni contesti urbani. I beneficiari sono in prevalenza giovani e per metà si tratta di cittadini stranieri residenti sul territorio del Fvg. Da annotare, ancora, che un terzo delle famiglie beneficiarie è composta da una sola persona. Fra i percettori di reddito sociali figurano anche 9mila lavoratori poveri, ossia persone che dispongono di una retribuzione inadeguata a un tenore di vita sufficientemente dignitoso.
I SENZA CASA
Sul fronte del contrasto alla povertà estrema, l'assessore Riccardi iscrive nell'atto di programmazione triennale sia azioni di supporto materiale (compresa la consegna di generi alimentari) ponendo quale priorità assoluta il diritto effettivo a una casa, che la concentrazione degli sforzi là dive il bisogno risulta più critico: gli ambiti delle quattro città capoluogo. La Regione ha già definito la ripartizione delle risorse di provenienza sia europea che nazionale in base alle emergenze: all'Unione territoriale giuliana il 47%, a quella del Friuli centrale il 19%, nonché a quelle del Collio-Alto Isonzo e del Noncello il 17% ciascuna.
Maurizio Bait
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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