La risonanza magnetica diventa un'astronave

Sabato 29 Giugno 2019
La risonanza magnetica diventa un'astronave

SANITÁ
Un simulatore che sembra un'astronave che è pronta a far fare un viaggio nello spazio ai bambini, in un ambiente da favola, con pareti arricchite di disegni simpaticamente colorati.
Servirà a rendere meno impressionante, per i pazienti più piccoli, la risonanza magnetica. È il progetto Astronauta bambino in orbita, realizzato dall'associazione Abio all'Ospedale di Udine, che ieri è stato illustrato ufficialmente, presente anche il vice presidente della Regione e assessore alla Salute, Riccardo Riccardi. La missione di Abio, dal 1978 a fianco dei bambini in ospedale, è quella di alleviare le loro sofferenze, attraverso l'umanizzazione dell'ospedale. Una finalità cui risponde appieno questo progetto, realizzato sul modello di quanto precedentemente attuato a Montebelluna, ha raccontato ieri la referente e volontaria di Abio, Paola Caselli. «Il punto fondamentale, per noi, - ha spiegato Caselli - era far sì che il bambino potesse eseguire l'esame di risonanza magnetica possibilmente senza essere sedato e in un ambiente a sua dimensione, nel modo meno traumatico possibile». Da qui l'impegno, giunto a conclusione ieri, che ha coinvolto una molteplicità di attori dell'ospedale e dell'associazione. In sintesi, è stato trasformato in astronave l'apparecchio della risonanza, grazie al rivestimento con particolari pellicole colorate, dando la possibilità, ai bambini, di vivere una bella avventura tra le stelle.
LA SIMULAZIONE
«L'avvio del progetto è nato da una stanza dedicata alla simulazione nel reparto di Pediatria, dove noi volontari, ogni giorno, prestiamo servizio. Andrea Dalla Costa e Vanessa Padovani hanno creato disegni per le pareti della stanza, ma anche per il reparto di risonanza vero e proprio». La costruzione della macchina-simulatore più verosimile possibile a quella che i bambini avrebbero poi incontrato in reparto è stato un altro punto fondamentale, cui hanno contribuito le aziende Synergica per i progetti, Fratelli Budai per la realizzazione concreta del simulatore, Impronta per la pellicola del suo rivestimento, Siemens, che con un suo tecnico ci ha dedicato tempo per tante spiegazioni». È stato inoltre realizzato un opuscolo, dedicato ai bambini e ai genitori, per avvicinarli adeguatamente all'esperienza di questo particolare esame.
LA PREPARAZIONE
Alcuni giorni prima della risonanza, i volontari Abio - una quarantina oggi a Udine - accompagnano i bambini nella stanza di simulazione, dove sono accolti in un ambiente da fiaba e vengono invitati a giocare, tenendo sempre come sottofondo il rumore che emette il macchinario vero e proprio, in modo che vi si possano abituare senza difficoltà. Il piccolo paziente è poi fatto entrare nell'astronave, dove, con il rumore a volume sempre più alto, gli è raccomandato di restare fermo per circa 15 minuti. Al termine, ai più piccoli, si regala un orsetto bianco, realizzato dagli apprendisti del corso di sartoria organizzato dallo Ial Fvg e che i bambini potranno portare con sé durante l'esame vero e proprio. «Se Abio ha portato avanti il progetto, esso è stato possibile, - ha concluso Castelli, - grazie alla sensibilità della Direzione sanitaria, del direttore della Clinica pediatrica, Paola Cogo, e della dottoressa Serena D'Agostini della Neuroradiologia, dei responsabili, tecnici, operatori del reparto di risonanza magnetica nucleare e di tutti i volontari». Per Riccardi ciò che è stato realizzato «rende la società civile ancora più civile, individuando percorsi che, non soltanto portano alla risposta clinica, me mettono in atto le condizioni per arrivarvi prendendosi la massima cura dei pazienti».
Antonella Lanfrit
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